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giovedì, 30 Maggio 2024

Il dramma delle estetiste: “Vivere con 200 euro, sapendo che il centro forse chiuderà”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Vivere con poco più di 200 euro al mese: è la triste storia di chi lavorava prima nel settore dell’estetica e oggi con la cassa integrazione, si trova in brutte acque da un punto di vista economico: “Sa quanto mi spetta con la cassa integrazione? Poco più di 200 euro. Superfluo dire che non ho più soldi in tasca”. Sabrina Miglietta lavora come apprendista al centro estetico ‘Monica’ di La Loggia in provincia di Torino.

Studia ancora, quindi ha un contratto part-time perché può andare in negozio solo il pomeriggio.
Prima della chiusura riusciva comunque a guadagnare arrotondando con qualche straordinario. Ora, con l’80% dello stipendio e una ripartenza sempre più incerta, diventa difficile guardare con ottimismo al futuro.

“Nel mio centro estetico siamo due dipendenti, oltre alla titolare e alla figlia che sta studiando per fare questo. Abbiamo solo dubbi. Mi sembra complicato per una struttura tenere aperto se non ci sono clienti. E poi con il distanziamento potranno entrare meno persone quindi temo che servirà anche meno personale”, racconta Sabrina.

Il discorso di Conte di alcuni giorni fa ha dato il colpo di grazia alle aspettative del centro.

“Ci stavamo preparando per aprire in sicurezza, secondo il protocollo da un punto di vista igienico sanitario e garantire la distanza di sicurezza. La mia titolare ci contava molto, credo che sapere di non poter ripartire e stare chiusi ancora per oltre un mese, l’abbia scoraggiata. Sono tutti in difficoltà in questo periodo, manca liquidità e le spese fisse restano alte”.

“Molti mi chiamano per andare a lavorare in nero in casa loro ma io ho detto no. Non si deve scherzare con la salute. Non metto a rischio la mia sicurezza per lavorare un po’. Eppure ci sarà sicuramente qualcuno che lo farà, purtroppo in Italia spesso accade così anche se non dovrebbe” , afferma ancora con forza Sabrina.

“Non è solo una questione di soldi, il problema è reale. In casa – conclude – è troppo pericoloso perché non abbiamo tutti i dispositivi e l’igiene è più scarsa. Nel centro, invece, siamo più tutelate e già normalmente siamo molto attente a disinfettare tutto” .

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