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sabato, 20 Luglio 2024

Il comune di Torino festeggia l’Arabia Saudita, il Paese dove i gay vengono decapitati e la donna non è libera

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Il comune di Torino tramite il suo profilo Twitter fa gli auguri al’unico cittadino saudita residente sotto la Mole per la festa nazionale del suo Paese. Fino a qui nulla di sconvolgente visto che è prassi del profilo Twitorino ricordare gli stranieri che vivono in città in occasione delle festività dei loro Stati di origine.
Quello che lascia un po’ più perplessi è il fatto che la ricorrenza a cui si accenna oggi è la fondazione del Regno dell’Arabia Saudita, uno dei Paesi più totalitari del mondo arabo e in cui le leggi limitano in più modi la libertà personale.
Per ricordare perché non dovrebbe essere festeggiata la festa dell’Arabia saudita basta ricordare il clima che si respira in quel Paese. brevemente la condizione dell’Arabia Saudita si tratta di una monarchia assoluta basata sul Corano in cui non ci sono partiti né libere elezioni per i cittadini. Ma soprattutto in cui i suoi abitanti sono costretti a seguire minuziosamente regole che se trasgredite hanno conseguenze estreme.
Infatti tra i “record” della Arabia Saudita c’è quello di essere il terzo Paese al mondo, dopo Cina e Iran, per il numero di esecuzioni capitali eseguite ogni anno. E la pena di morte tocca una serie pressoché infinita di reati: dall’omicidio alla rapina fino al traffico di droga. Ma non solo. Sanzionabili con l’uccisione, per lapidazione o decapitazione, ci sono anche l’adulterio, la stregoneria, l’omosessualità e l’apostasia, ovvero professare religioni diverse dall’Islam.
Ma non finisce qua. Tra i “fiori all’occhiello” di questo Paese vi è la condizione femminile, alquanto arretrata. Alle donne non è permesso guidare la macchina e pur avendo diritto a un’istruzione e a un lavoro paradossalmente non possono fare shopping se non accompagnate da un membro maschile della famiglia.
Insomma, magari non per il cittadino residente a Torino, ma per molti suoi connazionali l’impressione è che ci sia poco da festeggiare. Ma chissà che dietro gli auguri del comune non ci sia già il sentore del profumo dei petroldollari visto il patrocinio dato da Fassino al forum dell’Economia islamica in programma a novembre nella città sabauda dove vengono difese le leggi della Sharia, su cui appunto si fonda il Regno dell’Arabia Saudita.

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