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venerdì, 3 Luglio 2020

I vaccini sono (anche) una questione di sensibilità

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

In questi mesi alcuni miei amici stretti sono diventati genitori. È stata un’emozione fortissima e devo ammetterlo, io trovo tutti i bambini meravigliosi ma quelli dei miei amici, con i quali ho un legame affettivo per forza di cose più diretto, sono per me speciali. Se provo io questa sensazione, figuriamoci cosa sentono i genitori nei confronti dei propri figli.
Il tema dei vaccini si inserisce in un momento molto delicato della vita genitoriale. A noi sembra che l’elemento delicato del discorso siano solo i bambini, ma forse trascuriamo un aspetto essenziale, l’altra faccia della medaglia, ovvero i genitori.
A 2 mesi, l’età in cui si vaccinano i bambini, si è nel pieno della scoperta della genitorialità, che è diversa per ogni figlio, quindi non smette di essere importante dopo il primogenito. In questa fase è legittimo essere assaliti dai dubbi, dalle paure, avere la sensazione di dover prendere tutte le precauzioni possibili e sentire la responsabilità di dover fare sempre la scelta migliore.
Questo dibattito sulle vaccinazioni, al netto degli elementi scientifici che lascio trattare a persone più competenti di me, non può essere liquidato come uno scontro ideologico o come un esercizio di razionalità.
C’è un tema emotivo e sentimentale molto profondo intorno alla genitorialità.
Un po’ perché in Italia la genitorialità è avvolta da un velo di sacralità che la rende un dovere necessario (vedesi diffidenza nei confronti dei pochi che hanno il coraggio di ammettere pubblicamente di non voler figli) ed indiscutibile (“il figlio è mio e decido io”). La famiglia diventa quindi un fortino inespugnabile in cui rinchiudere se stessi e le proprie emozioni.
Mettere il proprio figlio al riparo dai pericoli della vita è impossibile, perché non vi è modo di non rischiare se si decide di stare al mondo. Ciò a cui si può lavorare è quindi una riduzione dei rischi, un’approssimazione alla sicurezza massima, un tentativo di protezione, ma pur sempre qualcosa di parziale.
Chi si schiera contro i vaccini oggi lo fa principalmente per due ragioni:
1. Potenziali conseguenze negative del vaccino
2. Lotta alle multinazionali del farmaco che vogliono far soldi sulla nostra salute.
Entrambe le due ragioni a mio avviso non sono vere ma, esattamente com’è accaduto con le code per il reddito di cittadinanza, non è deridendole che possiamo aiutare le persone a capire.
C’è bisogno quindi di pazienza per addentrarsi nel bunker delle paure di una generazione di genitori che spesso si trova a dover gestire una mole di informazioni troppo grande per essere sopportata e assimilata.
La paura di non capire, la paura di essere presi in giro, la paura di creare situazioni di rischio laddove sembra che non ce ne sia bisogno (perché devo vaccinare mio figlio contro malattie che sono quasi scomparse?), la paura di non riuscire a fare il bene del proprio figlio  (può ad un medico interessare la salute del mio bambino più che a me? Chi può capire le mie paure se non un altro genitore come me?).
Innanzitutto bisogna quindi spogliare i genitori italiani da questo pesantissimo e sottinteso dovere di infallibilità che si portano dietro. Si tratta del retaggio culturale tipicamente italiano per cui la famiglia è un affare privato e il suo equilibrio non ha alcun rapporto con il resto del mondo.
Per rispondere alla diffidenza nei confronti dei vaccini ci vorrebbe infatti più sensibilità, non più libertà. Non è lasciando soli i genitori nel mare dell’informazione scientifica con tutti i suoi paroloni e della controinformazione sul web con tutti i suoi sensazionalismi che potremo fare chiarezza sui vaccini e trovare una soluzione che coniughi libero arbitrio e la sicurezza collettiva.
Bisogna prendere le paure dei genitori nei confronti di questo mondo immenso e farsene carico con rispetto e delicatezza.
Sarebbe bello se fosse possibile accompagnare le visite pediatriche e le vaccinazioni con un consulto psicologico in cui i genitori possano esternare i propri dubbi. Sarebbe bello che i medici più portati e motivati si unissero a infermieri e volontari nel creare punti informativi presso gli ospedali infantili per rispondere faccia a faccia a tutti i dubbi prima che a farlo, al posto loro, sia Google.
Sarebbe bello se lo scontro politico abbandonasse i panni della guerra civile per trovare toni pacati di confronto e per prendersi tutto il tempo che serve per spiegare un tema così delicato.
L’autocertificazione delle vaccinazioni può avere conseguenze molto pericolose, perché c’è il rischio che qualcuno ometta la verità o che le persone smettano di prendere sul serio le vaccinazioni. Ma oggi questa maggioranza di Governo ha il potere di decidere e non è dividendo il mondo in scemi e luminari che usciremo da questo ginepraio.
Il tema di fondo, dietro a queste grandi faglie di opinione che attraversano l’Italia (vaccini, immigrati, disoccupazione) è sempre lo stesso, ed è il tema della fragilità dell’essere umano di fronte alla complessità del mondo che sempre più spesso sembra schiacciarlo.
Non prendere sul serio le paure degli italiani, anche se talvolta amplificate ed esagerate, è un rischio troppo grosso che non possiamo permetterci di correre se non vogliamo che questo Paese sprofondi in una condizione di conflitto perenne.
Scritto da Ludovica Cioria

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