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lunedì, 15 Luglio 2024

Gruppo Abele e altre associazioni per l’accoglienza scrivono ad Appendino: “Posti letto e sicurezza sanitaria per i migranti”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

L’aver trovato una soluzione abitativa per le persone rimaste senza ospitalità dopo la chiusura dello spazio di Piazza D’Armi non basta. Gruppo AbeleAsgi, Rainbow for Africa e altre 23 organizzazioni impegnate nell’accoglienza e aiuto delle persone in difficoltà, dei migranti e dei senza fissa dimora, hanno scritto una lettera alla sindaca Chiara Appendino invitandola a non sottovalutare i problemi di queste categorie.

“E’ necessario trovare una soluzione non solo per coloro che si erano accampati in piazza Palazzo di Città e che sono stati trasferiti a Torino Esposizioni: sulle strade di Torino vi sono infatti altre persone senza dimora, in parte precedentemente accolte nel campo di Piazza d’Armi, in parte cittadini italiani e stranieri che non erano stati inseriti in tale campo, per i quali ad oggi non risulta sia stato previsto alcun percorso di accoglienza”.

Scrivono nella missiva precisando come “in seguito all’emergenza COVID-19, gli inserimenti in strutture per senza dimora e nei centri SIPROIMI per titolari di protezione internazionale sono stati di fatto bloccati: il collocamento in questi centri, infatti, è consentito solo alle persone che siano risultate negative al tampone o che abbiano trascorso 14 giorni in isolamento fiduciario. Ma, ad eccezione delle persone trasferite a Torino Esposizioni, i tamponi non vengono eseguiti su persone asintomatiche. Né è attualmente disponibile una struttura “ponte” dove le persone possano trascorrere i 14 giorni di isolamento fiduciario con sorveglianza sanitaria per essere successivamente inserite nelle strutture di accoglienza ordinarie”.

Non solo. A oltre due mesi dall’inizio delle emergenza non sarebbe stato nemmeno deciso un protocollo per tutti coloro che risultano positivi al Coronavirus. “ Ad oggi, infatti, per tali casi risulta che la Città di Torino abbia attivato solo 20 posti. Né risulta che siano stati adottati protocolli affinché tali persone possano essere trasferite nelle strutture attivate dall’Unità di crisi della Regione Piemonte quali la Caserma Riberi e l’Hotel Blu di Collegno, presso le quali sarebbero disponibili 130 posti. La carenza di strutture dove trasferire i casi positivi o sospetti e i contatti stretti comporta l’elevatissimo rischio che altri ospiti ed operatori vengono contagiati, come purtroppo già verificatosi in alcuni dormitori come il centro di V. Reiss Romoli”.

Da qui la richiesta delle associazioni perchè la Città di Torino si attivi per assicurare “l’accoglienza di tutte le persone senza dimora, cittadini italiani e stranieri, inclusi coloro che siano privi di permesso di soggiorno, attivando una struttura “ponte” dove le persone possano trascorrere i 14 giorni di isolamento fiduciario con sorveglianza sanitaria (e/o essere sottoposte a tampone) per essere successivamente inserite nelle strutture d’accoglienza ordinarie”. Inoltre chiedono che “siano adottati chiari protocolli e siano attivati un numero sufficiente di posti in strutture apposite dove trasferire i casi positivi o sospetti eventualmente riscontrati all’interno delle strutture d’accoglienza per senza dimora o cittadini stranieri, e i loro contatti stretti, in modo da evitare il contagio degli altri ospiti e degli operatori”.

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