“Meglio nessuna legge che una legge cattiva che discrimina”. È la posizione di Alessandro Zan di fronte agli ostacoli posti dall’ostruzionismo sempre più agguerrito della destra al disegno di legge contro l’omotransfobia, alla vigilia del delicato passaggio in Senato, dopo che a novembre è stato approvato alla Camera.
La battaglia della destra contro il disegno di legge Zan si riaccende mentre il suo promotore respinge al mittente come poco credibili i propositi di “mediazione condizionata” fatti da Matteo Salvini, quando la destra prepara valanghe di emendamenti.
In verità vi era stata una proposta di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia per far tornare la legge contro le discriminazioni e le violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo, in commissione Giustizia, con il proposito di elaborare un testo di compromesso. Un approccio che Pd, M5S e Leu hanno letto come un ennesimo escamotage per allontanare l’approvazione del DDL. Insomma la polemica si fa sempre più infuocata e la questione accende uno scontro politico ormai elettorale.
Alla battaglia ha partecipato anche il direttore di Libero Alessandro Sallusti che su Rete 4 ha dichiarato ironicamente (ma fino ad certo punto): “Con quella legge si potrebbe essere denunciati perché il catechismo impone la figura del dio padre. E dovrei dire gender nostro che sei nei cieli”.
Nel difendere quella che ha definito “una battaglia di civiltà e giustizia” Alessandro Zan, deputato padovano del Pd, ha manifestato tutti i suoi dubbi sull’alleato di Governo Matteo Salvini, che oggi da Battipaglia ha ribadito la volontà di avviare un dialogo con Letta “togliendo il concetto di identità di genere, come chiedono tante famiglie, la Chiesa, ed anche associazioni di omosessuali” aggiungendo che con questa modifica voterebbe subito la legge, lasciando la libertà ai genitori di educare i figli”.
La replica del deputato dem non ha lasciato spazio ad alcuna trattativa: “Come posso avallare una mediazione che toglie umanità alla legge? Come ci si può fidare di uno che sottoscrive gli orribili proclami omofobi (Carta dei Valori) di Orban e poi dice di voler mediare sulla legge Zan, con una marea di emendamenti pronti”. Zan ha precisato: “Si tratta di una proposta che toglie l’identità genere, che peraltro esiste già nel nostro ordinamento, e la Lega vuole toglierla perché vuole discriminare un gruppo sociale che è già discriminato, le persone trans e transgender”.
Il deputato dem ha ribadito come il suo disegno non imponga alcun obbligo ma solo diritti e tutele sacrosanti, e, con il suo tono pacato ma determinato, ha anche risposto a quelle critiche della destra che dipingevano le questioni trattate dal ddl come marginali, mentre ci si dovrebbe occupare di ben altre emergenze. “La destra – ha risposto Zan – dice di volersi occupare di altro ma intanto è impegnata da tempo a boicottare questa legge preparando valanghe di emendamenti”. Questo per norme già vigenti in quasi tutta l’Europa che non comportano costrizioni per nessuno.
“Ripudiare violenza omofobica e transfobica è un fatto di civiltà” gli ha fatto eco il ministro delle pari opportunità Elena Bonetti.
Ora la palla passa al Senato ed il timore, oltre per l’esigua maggioranza a sostegno del ddl, è che tutto possa essere rinviato da una pioggia di emendamenti. La discussione sarà preceduta da un primo scoglio rappresentato delle pregiudiziali di costituzionalità, che però prevedono un voto palese. Ma vi è un altro serio nodo che riguarda i deputati di Italia Viva e le loro richieste di “modifiche necessarie”. Richieste che potrebbe non consentire un’approvazione diretta senza emendamenti proprio per il mancato loro immediato appoggio al ddl senza modifiche. Un vero ago della bilancia che potrebbe essere decisivo nel portare la vittoria a subito a sinistra oppure a destra passando per interminabili tempi supplementari.





