Ranucci ribadisce che il suo staff è unito e smentisce che ci sia un inchiesta sull’eolico nel Lazio condizionata da Valter Lavitola, definendole vergognose congetture, alla base dell’esposto di Fratelli d’Italia. Intanto invita i telespettatori a farsi una foto, mentre guardano il programma su RaiPlay, per pubblicarla e taggarla su #giulemanidareport
Si va verso una chiusura definitiva del programma di Rai 3?
“Finalmente ci sono riusciti”. “Non vedevano l’ora”.
Un’onda di commenti critici sui social ha accompagnato la decisione della Rai di bloccare le repliche estive di Report. Programma di giornalismo investigativo di Rai 3, di alto successo, (ha toccato anche il 10% di share, ovvero 1,7 milioni di telespettatori), da sempre nel mirino del Governo. Un’iniziativa, (un blocco che tanti ritengono un primo passo prima della definitiva chiusura) giustificata come atto per tutelare il patrimonio editoriale di grande valore
Al coro contro Report si aggiunge l’inviato del presidente degli Stati Uniti per le partnership globali , Paolo Zampolli, che ha chiesto 5 milioni di danni a Ranucci per l’inchiesta (erano delle interviste) che l’avrebbe danneggiato.
Alla puntata dedicata al Presidente del Senato e agli incarichi dei suoi figlioli, si erano accompagnate quelle sui cantieri Milano-Cortina, sul Ponte Morandi, sulle stragi mafiose, con un servizio altamente critico verso D’Alema e diversi ministri, oltre a una miriade di inchieste su questioni di ordinaria follia che toccano stragi mafiose, truffe alimentari, sprechi, burocrazia, iniziative promozionali farlocche e utilizzo fondi Pnrr.
Con un comunicato stampa che riportiamo, cui manifestiamo la nostra solidarietà, la redazione di Report ha replicato alla decisione della Rai definita “una censura senza precedenti”, attuata sorprendentemente prima che le indagini della magistratura chiariscano chi ci sia dietro un attentato che vede Sigfrido Ranucci come parte lesa.
“Veniamo a sapere che la Rai ha deciso di sospendere le repliche estive di Report ‘in attesa che
si chiarisca la posizione di Ranucci’. E che lo abbia fatto
addirittura per tutelare noi. Non comprendendo quale connessione possa esserci tra i fatti emersi in questi giorni e le nostre inchieste, riteniamo che questa decisione sia lesiva del nostro lavoro e del nostro impegno e temiamo che possa preludere a una nostra cancellazione in vista della prossima stagione
È grave che fino a ieri il direttore Paolo Corsini abbia
valutato con gradimento la qualità delle repliche e oggi in
concomitanza con le richieste di Libero del gruppo Angelucci sull’opportunità di mandare in onda sia stata assunta questa iniziativa. Del resto, questa decisione è l’estrema conseguenza di una pressione costante subìta in questi anni, che culmina nella recente richiesta di Fratelli d’Italia di svolgere un’indagine interna alla Rai su Report.
Quindi verrebbe da dire:
non vedevano l’ora. Questa censura senza precedenti avviene ancor prima che le indagini della magistratura abbiano definitivamente chiarito che cosa e chi sta dietro l’attentato a Sigfrido Ranucci, che ricordiamo è parte lesa in un procedimento giudiziario.
La redazione di Report è un gruppo di redattori
testati nella loro qualità, indipendenza e rigore da moltissimi anni. Amiamo questo lavoro come parte decisiva della nostra vita. Sappiamo bene che Report è un obiettivo. Ma sappiate che lo difenderemo, centimetro dopo centimetro”.
Per ora la cancellazione è stata esclusa da Viale Mazzini e la nuova programmazione dovrebbe partire a novembre, ma sono eloquenti le pressioni persistenti da anni contro un “programma scomodo” nel mirino di Fratelli d’Italia intenzionata ad avviare una indagine alla Rai su Report. Fatti che in ogni caso non giustificano una chiusura delle repliche.
Il sindacato dei giornalisti Usigrai, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, non nascondono le preoccupazioni per il futuro di Report un programma che infastidisce. Non sembra che questo governo sia particolarmente interessato al futuro della Rai principalmente da “normalizzare”.
Una Rai in cui abbondano quiz, ricette, interviste accomodanti, tra tanti dirigenti (300) su un totale di 11mila dipendenti. Un colosso storico, regno del videocrate Bruno Vespa, che continua a perdere colpi, superato da tempo da Mediaset, mentre la 7 continua la sua ascesa tra telespettatori con i sui device digitali che crescono del +23% e con il grande successo di programmi come “Otto e mezzo” e dei tanti momenti di approfondimento legati all’attualità politica.
Ultim’ora: Ranucci smentisce che ci sia un’inchiesta sull’eolico nel Lazio condizionata da Lavitola, alla base dell’esposto di Fratelli d’Italia, e invita i telespettatori a farsi una foto mentre guardano il programma su RaiPlay e pubblicarla e taggarla su #giulemanidareport.





