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martedì, 27 Ottobre 2020

Gentilezza ed efficacia: la politica di Laura Pompeo per Moncalieri

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Moncalieri attrattiva, il fiume navigabile, una nuova concezione di trasporto e la carta vincente del turismo: tutto in un programma gentile ed efficace.Il luogo comune secondo cui un territorio ricco di cultura e bellezza potrebbe vivere esclusivamente di turismo rischia di essere fuorviante: troppa leggerezza spesso accompagna le riflessioni di chi guarda al nostro Bel Paese e alle sue città, di fatto impedendo un lavoro capillare e efficace sullo sviluppo reale dell’economia.

Laura Pompeo, archeologa, profonda conoscitrice dei beni culturali e dell’arte, è assessora alla Cultura e al Turismo di Moncalieri. I suoi cinque anni in giunta danno più di un emozione e resocontano risultati soddisfacenti. Il 20 e 21 settembre la città tornerà alle urne per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale e Laura Pompeo si ricandida con il Partito Democratico con uno slogan che suona come una “rottura” con quanto riempie oggi talk show e giornali locali e nazionali.

La politica gentile”: non le sembra che in questi anni ruvidi parlare di gentilezza possa essere segno di debolezza?

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La gentilezza è un mio modo di avvicinarmi al mondo e credo che sia per me importante nelle relazioni. Gentilezza fa rima con fair play: è il gioco corretto, leale, che diventa per estensione anche gentilezza. Un comportamento che forse oggi è da rivalutare: forza e determinazione non escludono che le cose vengano fatte nel rispetto degli altri e anche di sé stessi.

Forza, appartenenza e determinazione: quanto sono necessarie in campagne elettorali che diventano sempre più complesse e per natura stessa dell’elettore e della politica attuale, imprevedibili nel loro risultato?

Sento una forte appartenenza al territorio: sono di Moncalieri e la mia famiglia è di lì da sempre, qui ho iniziato a lavorare e mi sono formata, sono archeologa: ho lavorato molto sia nel sud del nostro Paese sia all’estero, in particolare in medio oriente, in Siria, in Giordania, in luoghi oggi inaccessibili a causa degli eventi drammatici che tutti conosciamo. Ho vissuto in altre città in Italia, a Venezia, a Genova.

Ha viaggiato molto. Perché scegliere di restare a Moncalieri, nonostante la sua natura cosmopolita?

Ho sentito il bisogno di ritornare alle mie radici, soprattutto un bisogno di restituzione di ciò che la vita mi ha dato. Arriva per tutti un momento nella vita in cui ci si rende conto che quello che siamo non è solo frutto dell’impegno, della fatica, della determinazione, dello studio, del lavoro, degli incontri che noi abbiamo scelto di fare e neanche solo di quello che la nostra famiglia e gli amici più cari ci hanno dato. Credo che ciò che diventiamo sia frutto della comunità da cui veniamo.

E’ per questo che ha accettato di candidarsi, cinque anni fa?

Quando mi è stato chiesto di candidarmi cinque anni fa e poi di nuovo due anni fa quando mi è stato chiesto di correre al Parlamento, ho sentito forte la necessità del servizio, di mettermi a disposizione della comunità in cui sono cresciuta e naturalmente di quella allargata, perchè poi sono molte quelle nella vita di cui facciamo parte. Comunità in latino è il munus, è il dono ma anche il debito. La comunità è il dono che ci accoglie e ci forma ma è anche il dono che dobbiamo restituire, un debito per ciò che abbiamo ottenuto.

Cos’è rimasto sulla sua scrivania da assessore alla Cultura e al Turismo, di intentato o di incompiuto?

Il lavoro fatto è stato intenso ed è stato grandissimo. Cinque anni sul territorio, sette giorni su sette, dalla mattina alla sera. Con l’assessorato che mi è stato affidato, cultura e turismo più altre deleghe, la necessità di essere presente alle varie iniziative ed eventi, in una città di quasi sessantamila abitanti, è una necessità che si manifesta quotidianamente in molti eventi.

Eppure sarà rimasto un progetto nel cassetto, qualcosa che lei ha iniziato e che è necessario finire.

Rispetto al programma elettorale presentato cinque anni fa è stato realizzato più di quello che era stato previsto. Tuttavia ci sono delle cose che non erano previste ma che, con la giunta e concordemente con il sindaco avrei voluto fortemente realizzare.

Ad esempio?

La valorizzazione delle sponde del fiume Po: la cura dell’ambiente e del territorio sono fondamentali. Negli ultimi decenni sicuramente i nostri fiumi non hanno avuto la giusta attenzione e ne abbiamo pagato le spese. Mi sarebbe piaciuto poter investire di più, insieme ai colleghi che si occupano di lavori pubblici, viabilità e trasporti, pensando proprio a quelli fluviali, un collegamento diverso con Torino, che non sia solo stradale o solo ferroviario ma anche attraverso le vie d’acqua. Ogni estate abbiamo avuto esperienze di navigazione sul fiume, ma molto limitata: sono convinta che sia fondamentale investire in questa direzione per il benessere dei cittadini e anche, perchè no, per il turismo.

Il settore turistico che, come anche lei sottolinea, non può sostenersi da solo…

Se a Moncalieri vogliamo incrementare la funzione sociale ed economica e anche il valore formativo del patrimonio culturale non possiamo tralasciare l’aspetto industriale avanzato di punta, competitivo, con sempre maggior valore ed ecologicamente compatibile. La creazione di lavoro stabile, retribuito adeguatamente, facilmente accessibile ai giovani e alle donne che in questo periodo più che mai hanno perduto il lavoro, è la priorità.

Uno dei risultati dei quali è soddisfatta?

Sul verde e sul paesaggio abbiamo fatto un grande lavoro ed è da implementare. Ne è un esempio il parco del Castello Reale che aprirà presto al pubblico: dieci ettari, da secoli inaccessibili, sul versante meglio esposto della collina torinese saranno infatti ripristinati e accessibili ai visitatori.
Con il passaggio di proprietà dal demanio al Comune di Moncalieri, grazie all’impegno dell’amministrazione, potremo farne un grande uso a favore della città e di tutta l’area sud di Torino.

Che aria tira? In un momento nel quale la politica deve parlare alla pancia senza trascurare la testa, andare in piazza è complesso…

Non avere certezze spinge a lavorare meglio: i cittadini mi sembrano soddisfatti di quanto abbiamo fatto in questi cinque anni. Però è necessario uno sguardo su progetti a lungo termine. Serve una visione della città che cresce, investendo sul lavoro e su una visione di trasformazione guardando a esempi virtuosi, vicini e no.

Con la Città metropolitana, oggi i singoli comuni possono permettersi di guardare solo a sé stessi?

Affrontare le questioni in ottica “metropolitana” è fondamentale: è indispensabile lavorare in rete con gli altri Comuni, con le altre istituzioni, senza guardare soltanto al proprio perimetro ma andando oltre ai campanilismi. E’ importantissimo per ripensare il nostro territorio. Negli ultimi trent’anni la Città ha avuto una grande spinta verso la crescita turistica, culturale, diventando anche un palcoscenico per produzioni cinematografiche che in passato sarebbero state impensabili. Oggi è meta turistica per valori e proposte. Ma questo deve essere alimentato, rinvigorito.

Lei è diventata improvvisamente un’icona del socialnetwork grazie alla sua idea “Da casa con…”: incontri con personaggi dello spettacolo, della cultura, dello sport con i quali lei ha conversato in diretta. E con gentilezza, per riprendere il suo slogan elettorale.

E’ un progetto che è nato nel momento più buio della pandemia, quanto tutti eravamo chiusi in casa, stimolato dall’esigenza di restare in contatto con le persone, è forma di conversazioni con chi per vita e per mestiere è attento osservatore della realtà e dei portatori di opinioni utili, anche persone in grado di ispirarci. Mi sembrava un messaggio importante di ottimismo, di coraggio, di speranza, rispetto al futuro quella appunto di poter intervistare alcune figure degli ambiti più diversi, dalla politica, alla cultura, allo spettacolo, allo sport. Sono stati più di 40 e ora sto lavorando alla pubblicazione di un libro che poi le raccoglierà.

Da Dario Gallina a Monsignor Bettazzi, da Margherita Oggero a Mimmo Calopresti: c’è tra persone così diverse una comune esigenza, qualcosa che rende tutti uguali?

Il fil rouge che lega i miei ospiti è il coraggio. Sono esempi di resilienza. Sono tutte persone che hanno dimostrato nei fatti della loro vita, che le difficoltà sono superabili, grazie alla capacità di ricostruirsi.

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