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lunedì, 20 Maggio 2024

Festa dei Lavoratori, ma i diritti della Polizia Penitenziaria ancora negati

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Domani si celebrerà la Festa dei Lavoratori. Sarà una festa insolita, con il Paese e il mondo intero ancora alle prese con la pandemia da coronavirus, ma sarà comunque un’occasione per riportare al centro i diritti dei lavoratori di ogni settore, troppo spesso compressi e non di rado negati. Nel mondo carcerario, peraltro, la pandemia da Covid-19 ha aggravato i problemi preesistenti e messo a nudo, ancora una volta, l’autoreferenzialità del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e, più in generale, del Ministero della Giustizia”.

Questo il pensiero di Gennarino De Fazio, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale, in vista della celebrazione del Primo Maggio. Il leader della UILPA Polizia Penitenziaria poi spiega: “Gli operatori di Polizia Penitenziaria celebreranno la ricorrenza del Primo Maggio facendosi direttamente carico, loro malgrado, delle ataviche deficienze del sistema penitenziario, aggravato dalla pandemia in atto e dalle pesantissime rivolte del mese di marzo, ma soprattutto dall’inadeguatezza e dall’approssimazione delle risposte sinora pervenute, o addirittura non pervenute affatto, dai vari livelli istituzionali. E questo su tutti i fronti, da quello organizzativo a quello sanitario. Differentemente che negli altri settori lavorativi del Paese, per la Polizia Penitenziaria non esistono – solo per fare un esempio – protocolli di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro che siano stati condivisi con le Organizzazioni Sindacali”.

“Ma non solo – incalza De Fazio –, il DAP e il Ministero della Giustizia, mostrando di non avere considerazione alcuna per le Organizzazioni Sindacali e, dunque, per gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che rappresentano, continuano a non fornire i dati richiesti in ordine agli operatori contagiati da Covid-19 e al numero dei tamponi effettuati; persino la distillazione di dati preconfezionati all’occorrenza e messi insieme in maniera poco significativa, a cui avevamo assistito, non avviene più da ben 15 giorni”.

“Sospettiamo, peraltro, – conclude De Fazio – che domani sulla pagina Facebook istituzionale compaia l’ennesimo post inneggiante ai diritti, alla qualità e all’indispensabilità del servizio reso dagli appartenenti alla Polizia penitenziaria: peccato che, se dovesse effettivamente accadere, al netto dell’eroicità degli operatori, sarebbe solo propaganda! Se il DAP e il Ministero della Giustizia hanno veramente a cuore le sorti dei propri dipendenti e, in particolare, delle donne e degli uomini del Corpo di polizia penitenziaria, lo dimostrino con i fatti rispondendo alle richieste delle Organizzazioni Sindacali e, soprattutto, dando prova di volerle ascoltare in relazione alle esigenze che rappresentano nel loro interesse”.

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