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mercoledì, 25 Novembre 2020

“Dobbiamo dimensionare il mondo degli adulti a quello dei bambini”: questa la sfida di Gianluigi De Martino e della FIGC

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Gabriele Druetta

Da Settembre Delegato Provinciale dell’Attività di Base della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e al secondo mandato nella Circoscrizione 2 di Torino, Gianluigi De Martino all’interno della Federazione porta avanti gli ideali del fair play e dello sport come modello educativo.

A settembre è diventato Delegato Provinciale dell’Attività di Base della FIGC, come è arrivato a questo traguardo?

Come tutti i bambini ho iniziato a praticare calcio all’età di cinque anni e forse ho avuto la fortuna di non esser mai diventato professionista. Dopo una serie di infortuni ho iniziato ad allenare e l’ultima società per cui, fino a due anni fa, sono stato direttore tecnico è stata la Polisportiva Mirafiori.

Il calcio è un ambiente che viaggia tra meritocrazia e conoscenze. Se sei bravo e riesci a farti notare prima o poi capita che il tuo lavoro venga riconosciuto. Conosco molte persone della FIGC ed è stato un onore quando a settembre sono entrato a far parte della loro squadra.

Per la Federazione porta avanti un nuovo modo di intendere il gioco del calcio: il Progetto Fair Play. Di cosa si tratta?

La scuola calcio non deve essere solo un posto in cui si insegna la tecnica dello sport, ma deve essere anche un luogo educativo. Uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere di entrare in Federazione è stata anche la presenza di questo nuovo approccio, riassunto nel progetto Fair Play. 

Nello specifico mi occupo di andare nelle società del nostro territorio per spiegare come, a livello educativo, siano fondamentali per un bambino le figure dei dirigenti, degli allenatori e dei genitori. Dobbiamo mettere al centro i bambini e non gli adulti. Dobbiamo “dimensionare il mondo degli adulti a quello dei bambini”. Non tutti comprendono subito il messaggio, ma noi nel frattempo lanciamo dei segnali. Nessuno infatti si illude che cambi tutto e subito. In Spagna e in Belgio si vedono oggi i frutti di un lavoro iniziato circa 15 anni fa. 

La cosa positiva è che ci sono molte adesioni e molti stanno capendo il messaggio che da Roma la Federazione vuole lanciare. Stanno nascendo anche molte scuole calcio Elite. Queste sono scuole calcio diverse da quelle tradizionali perché hanno deciso di aderire a questo stile educativo e con la Federazione hanno deciso di unire all’attività tecnica quella educativa.

Durante i tornei a volte succede che l’arbitro “dia il cartellino verde”, di cosa si tratta?

La Green Card è un modo innovativo che serve per stravolgere l’approccio educativo.  Con questo cartellino verde si passa dal classico sistema sanzionatorio ad un sistema premiale. È auspicabile che un giorno si arrivino a dare, durante le partite, meno cartellini gialli e rossi e più cartellini verdi. Questo procedimento entra nella testa dei bambini che così imparano l’etica che sta alla base dello sport.

Prima delle partite, inoltre, all’interno dei Tornei Fair Play (organizzati dalla FIGC), i genitori scendono in campo con la bandiera Fair Play e uno di loro legge il cosiddetto “giuramento dei genitori”, il quale vuole ricordare a tutti gli spettatori l’obiettivo ludico dello sport praticato dai figli. Questi sono dei simboli ma sono importanti per mettere in luce quest’inversione di tendenza.

Spostando lo sguardo verso Torino, in che situazione si trova la città che nel 2015 è stata Capitale Europea dello Sport? 

Per quanto riguarda lo sport in generale, Torino ha un’offerta impressionante, anche se non ha il sostegno del Comune. Per quanto riguarda invece gli impianti calcistici, la crisi ha colpito anche qui e la situazione non è delle migliori: molte società non hanno buoni impianti, quelli di altre società si deteriorano velocemente e spesso ci sono spazi solo per i più piccoli.

Una città come Torino però ha due necessità: coltivare risorse interne al territorio – non solo calcistiche – e insieme valorizzare la città nella sua interezza al di fuori di essa. Per questo motivo è necessario ospitare e promuovere grandi eventi, coinvolgendo anche le piccole realtà del territorio. Una città che non si fa promotrice verso l’esterno è “monca”.

Tra FIGC e Circoscrizione 2 porta avanti molti progetti. Cosa immagina per il futuro?

Non lo so con precisione. L’importante però è che ci sia passione. Mi piacerebbe continuare a lavorare con la Federazione e l’ambizione è quella di portare avanti l’ideale del Fair Play.

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