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martedì, 21 Aprile 2026

Crisi Ilva-Acelor Mittal, Partito Comunista: “A pagare rimangono solo i lavoratori”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

È molta la preoccupazione che viene espressa dalla segreteria regionale piemontese del Partito Comunista sul destino dei lavorati dell’ex Ilva.

«Queste sono ore drammatiche – spiegano – per le sorti dei 10.000 lavoratori del gruppo ex Ilva ora Acelor Mittal. Appigliandosi alla mancata concessione di una immunità ad inquinare, la multinazionale ha dichiarato di non voler proseguire il piano industriale con il quale si erano accordati con il Mise».

Continuano dalla segreteria: «Dopo aver fatto firmare l’accordo ai lavoratori, oggi Acelor Mittal presenta il vero disegno alla base dell’acquisizione di Ilva: esuberi per 5000 lavoratori e rischio chiusura per alcuni stabilimenti italiani. Questo è il volto del capitalismo, anche nel settore della siderurgia: meno stabilimenti aperti, più si alza il prezzo dell’acciaio. Il mercato libero sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie».

«Come Partito Comunista non possiamo accettare questo gioco al massacro. Non esiste nessun paese al mondo che non tuteli la produzione nazionale dell’acciaio, perché è strategico per qualsiasi altro settore industriale. Per questo motivo chiediamo la piena attuazione dell’articolo 42 comma 3 della Costituzione che recita “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”. Salvare i posti dei lavoratori e tutelare la produzione industriale nazionale è interesse generale.
Solo nell’ambito della nazionalizzazione e della gestione collettiva è possibile intraprendere quegli investimenti e quella organizzazione della manodopera che serva a tutelare una produzione strategica e nel contempo metta mano alla conversione degli impianti in tecnologie non inquinanti, senza alcuna perdita di posti di lavoro».

«Noi ci mobiliteremo a fianco dei lavoratori per difendere il loro diritto ad un lavoro equo e il loro diritto alla salute, lo vogliano o non lo vogliano le pastoie poste dal liberismo a tutela dei poteri economici contro la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli e dei lavoratori», concludono dalla segreteria comunista.

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