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mercoledì, 17 Luglio 2024

Coronavirus, i timori di Grimaldi: ” In Piemonte non è ancora tempo di cantare vittoria”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Più di cinquanta giorni fa il Piemonte veniva chiuso per far fronte all’emergenza Coronavirus: c’erano allora 202 pazienti positivi (207 erano i casi totali) con una variazione rispetto al giorno precedente di +64 e c’era già chi dava la caccia al runner e al passeggiatore seriale, con frotte di persone sul balcone pronte a chiamare la forza pubblica per segnalare chiunque uscisse di casa troppe volte in un solo giorno” – ha dichiarato oggi il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi in consiglio regionale piemontese, Marco Grimaldi, al termine della riunione odierna dei Capigruppo con il Presidente Cirio.

“Oggi” – ha proseguito Grimaldi – “i positivi sono 15.562 (in totale in Piemonte si sono contagiate 27.317 persone) e la variazione rispetto al giorno precedente è +69 con 395 nuovi positivi: il Piemonte è la seconda regione per contagi totali e quella che da tre settimane cresce in modo maggiore rispetto alle altre. Eppure, chi consiglia prudenza sulle riaperture viene aggredito: è il caso del trasporto pubblico ad esempio, i cui lavoratori denunciano l’impossibilità di tutelare i colleghi e l’utenza sui mezzi. Ecco perché è assolutamente necessario che tutte le imprese continuino a incentivare il telelavoro e le aziende che possono adottare turni a scacchiera ed entrate scaglionate dovrebbero mettere i propri dipendenti nelle condizione di usufruirne, perché la situazione del Piemonte è ancora molto allarmante”.

Sulle prime anticipazioni del “Riparti Piemonte” Grimaldi ha aggiunto: “leggiamo finalmente qualche indiscrezione, un po’ di propaganda gridata, ma ci sembra che intere categorie di lavoratori siano state lasciate indietro. Ne parleremo a partire da lunedì, ma sia chiaro che chi ha chiuso i battenti e chi non potrà riaprire ha bisogno di sostegno vero: dai baristi ai circoli Arci, dai barbieri ai luoghi dello spettacolo dal vivo occorrono idee non solo per farli sopravvivere, ma per dare loro la dignità di lavoratori. Noi vogliamo continuare a concentrarci ancora su chi apre senza sicurezze”.

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