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venerdì, 12 Luglio 2024

Come voterà a Torino quel popolo che cinque anni fa scelse Grillo? Aumentano gli indecisi e chi al ballottaggio si asterrà

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Non penso di andare a votare, ma poi si vedrà” è il leitmotiv che si sente tra le strade e piazza di Torino, dove il partito degli indecisi e del “non voto” resta il primo in città. E se proprio queste indecisioni potrebbero incidere notevolmente sul risultato delle elezioni del 3 e 4 ottobre, ancora più enigmatico è il ruolo che gli elettori del Movimento 5 stelle avrà in tutto ciò. Quel popolo che cinque anni fa aveva riempito Piazza Castello, per i proclami di Beppe Grillo e che secondo le analisi politiche della vigilia potrebbe essere l’ago della bilancia al ballottaggio dando un aiuto decisivo a Lo Russo per imporsi su Damilano. 

Raccogliendo però le voci dei pentastellati della prima ora quello che emerge è un notevole distacco e disincanto, rimosso solo dal ruolo assunto da Giuseppe Conte ritenuto da una parte di chi vota ancora il simbolo pentastellato il vero collante e l’unica speranza per il centrosinistra. Tendenzialmente si tratta di un elettorato progressista che però sul probabile ballottaggio non mostra alcun pathos, anzi pare si propenda per l’astensione, pur lasciando la porta ancora aperta. Gli interpellati non mostrano simpatie per i candidati sindaco del centrosinistra e del centrodestra. Un distacco su cui incide non poco la questione green pass. Questione che, in chi vota ancora e in chi ha votato il partito di Di Maio e Valentina Sganga, registra un’alta criticità.

“A 52 anni, dopo aver creduto in tante cose, sono deluso e stufo” dichiara Enzo, impiegato bancario, e aggiunge: “Se dovessi andare a votare sarei orientato per Valentina Sganga, ma oggi nella realtà pentastellata ritengo che solo Conte possa salvare la baracca con la sua serietà e credibilità. Nel probabile ballottaggio ritengo le due proposte uno peggio dell’altro ed è molto probabile che mi asterrò, ma si vedrà..”. Insomma delusione ma non viene chiusa la porta ad un voto a sinistra turandosi il naso.

Luca, gestore locali di intrattenimento, 39 anni, “Non so proprio chi votare, anche se probabilmente penso che alla fine mi recherò alle urne senza alcun entusiasmo. Per me conta molto l’impegno della persona, del singolo rispetto a programmi belli solo sulla carta. In ogni caso, pur essendo di spirito progressista, non mi preoccupa l’eventuale successo di Paolo Damiliano, mentre mi sarei aspettato molto di più dall’amministrazione torinese. Ho comunque apprezzato dei cinquestelle lo spirito di trasparenza che ha caratterizzato la loro ascesa più che i programmi.

“Non è giusto chiedere i nostri voti solo quando servono. Io voterò ancora cinquestelle e ritengo che da parte del Pd ci vorrebbe più rispetto dei nostri candidati prima di parlare di alleanze. Gli accordi si fanno prima e trasparenti e non solo quando non si sa dove cercare i voti. Per il resto concordo pienamente con la politica e le idee di Giuseppe Conte. Al ballottaggio voterò a sinistra perché sono progressista ma potrei anche restare a casa. Come detto avrei voluto un accordo con il Pd da subito. Un’alleanza vera e non solo strategica, in piena reciprocità. E l’opinione di Roberto, 55 anni, accompagnatore di viaggi organizzati.

“Mi sono pentito amaramente di quella scelta a cinquestelle e ora voterò per Ugo Mattei che sento vicino alle mie idee.” è la risposta di Gianni C., pensionato ferroviere e videoartista, che non usa mezzi termini verso chi secondo lui ha tradito una enorme credito di fiducia e speranze, mentre verso il Pd i termini sono ancora più pesanti. E sui candidati sindaci?: “Lo Russo lasciamo perdere e che Damilano se ne torni a Milano, tra uno e l’altro non cambia molto, se non chi tiene i giochi e gli affari e non è neanche detto”.

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