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domenica, 17 Gennaio 2021

Come la Fondazione Musei si è trasformata nella Cenerentola del sistema culturale torinese

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di Carlo Savoldelli

Se per alcuni Fondazione Musei era il fiore all’occhiello delle politiche culturali pubbliche della città, per Chiara Appendino sin da quando era “giovane consigliera comunale sotto il quadro di Bellezia”,  era un bersaglio. Quello preferito, anche oggi che è sindaca di Torino. Interpellanze, interrogazioni, polemiche quasi quotidiane con l’allora assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe. Polemiche che sono diventate ancora più accese dopo la sua elezione, come ad esempio nella vicenda “Manet” che portò la prima cittadina a fronteggiare il presidente della Fondazione Patrizia Asproni, che diede le dimissioni.

L’entità dei tagli: dal 27% al 24% in meno sull’anno precedente

Nel 2017 il bilancio della Appendino ha destinato solo 4.950.000 euro alla Fondazione Torino Musei, contro i 6.800.000 euro del 20106 e 2015. In pratica sono stati tagliati 1.850.000 euro, pari al 27%. La recente variazione di bilancio ha reintegrato 200.000 euro, portando il taglio al “solo” il 24%. Secondo l’assessore alla Cultua Francesca Leon, intervenuta sul tema durante l’edizione odierna di la “Giunta Risponde” su Facebook, il reintegro di 200 mila euro avrebbe messo in sicurezza i conti della Fondazione.

Pare che la strategia “salvacrollo” che la Fondazione ha elaborato sia stata quella di chiedere di anticipare al 2017 una parte dei contributi del 2018 da parte delle fondazioni bancarie, per circa 1 milione, ma non basta. Il bilancio di quest’anno fa presagire una perditaInoltre, nonostante la tanto decantata trasparenza, sul sito della Fondazione il tempo pare essersi fermato al 30 giugno 2016: da allora non è più stato pubblicato né un report del 2016 né del primo semestre 2017. (GUARDA IL SITO)

I problemi di cassa della Fondazione Musei

Ma c’è un aspetto più grave: anche la Fondazione accusa grossi problemi di cassa. Ne ebbe anche in passato, ma furono affrontati riportando il contributo comunale integralmente in parte corrente sin dal 2014. Nel 2016, in assestamento, la Giunta Appendino (o il capo di Gabinetto Paolo Giordana LEGGI ARTICOLO)  ha spostato le risorse, in parte capitale, (complessivamente per 12.151.000 euro), non ha finanziato la restituzione della caparra a Ream e ha finanziato la cultura con le entrate dell’operazione Westinghouse. Siccome Amteco Maiora, l’aggiudicatario dell’area, non ha ancora versato tali somme (c’è anche l’ipotesi peggiore che queste non verranno mai incassate), il sistema cultura è in grande sofferenza e la Fondazione Musei, che più di altre dipende la Comune, in modo particolare.

Ad essa infatti non sarebbero stati pagati né i fondi di fine 2016 né il 50% del 2017, anch’essi in parte capitale e dipendenti quindi dalle alienazioni.

Gli esuberi in seguito ai tagli

Questa situazione spiega perché il Consiglio di amministrazione della Fondazione abbia ipotizzato degli esuberi e perché, quando il Comune ha trattenuto pochi giorni fa una parte del conferimento a fondo di dotazione legato ad un terreno recentemente venduto, sia partita una lettera di protesta rivolta a Palazzo Civico. Risulta incomprensibile, inoltre, il fatto che questo trattamento di sfavore sia dedicato solo alla Fondazione Musei. Infatti la Fondazione per la Cultura diretta da Angela Larotella (tanto odiata fino a pochi anni fa dalla stessa Appendino), ha sostanzialmente gli stessi fondi del 2016, così come il Teatro Regio. Privilegiato, poi, il Sistema Teatro: nella variazione di bilancio gli vengono attribuiti 70.000 euro in più, quale attenzione verso un mondo dato per vicino ai Cinque Stelle, tanto che in aula siede Massimo Giovara, stimato attore che ha calcato diversi palcoscenici prima di essere eletto in Sala Rossa dov’è spesso è autore di interventi in autentica prosa.

Poche mostre, sempre meno eventi, e ora anche i musei civici in grande difficoltà. Non sono tempi facili per la cultura torinese (LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO). 

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