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domenica, 20 Settembre 2020

Cerchi? No, cessi magici

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Drake
Drake
Sir Francis Drake nato il 13 luglio 1540. Navigatore e corsaro inglese. Collabora con Nuova Società dal 2017, con la rubrica "I corsivi del corsaro". Una leggenda narra che quando si è in pericolo basta battere sul suo tamburo per vedere le vele delle sue navi all'orizzonte e giungere in soccorso.

La prendiamo alla lontana. È imbarazzante dover ammettere l’influenza del Comico del Movimento sociale Cinquestelle su titoli e corsivi. E quest’ultimo è tutta farina del suo sacco, non lo si può negare. Del resto, la sua capacità analitica nell’analizzare le situazioni e tradurle con un semplice “vaffa” è diventata un must che il mondo ci invidia. Ma, nonostante questi universali attestati di stima, è l’unico cervello italiota che non va in fuga all’estero. Il comico preferisce pedalare lungo la penisola, stare nel gruppone, salvo cercare qualche sortita in avanti o per un traguardo volante o, da buon grimpeur, per conquistare i punti del Gran Premio della Montagna. Del resto, noi italiani non abbiamo rivali nel vivere sempre in salita. E lui in questo, nell’ultimo  decennio almeno, ha dato agli italiani una robusta manona.

Eppure, nell’affaire Appendino-Pasquaretta, se spulciamo le sue recenti dichiarazioni, il Comico – da qui il corsivo – si è rivelato ancora una volta mirabile profeta. Ricordate il titolo sullo sturare i cessi? Con stile finissimo aveva dettato al Quotidiano “fatto” che il grillismo non è deputato a quell’operazione, poiché nei suoi orizzonti è destinato a ben altre e alte funzioni. Prettamente fisiologiche, si è dedotto, e quindi più ad intasarli, appunto, i cessi. Sbagliato! Con un po’ di fantasia, la riflessione del Comico, l’illuminato dalla Lanterna genovese, doveva portare tutti noi ad un’altra quanto suggestiva conclusione: il Movimento ha scambiato cessi per cerchi, entrambi magici, sia chiaro, ma dai risultati diversi, a ben vedere quanto sono costati alle gemelle del flop, le sindachesse d’Italia Nostra Signora Appendino o Lady gagà Raggi, due che hanno compreso al volo come si scelgono i collaboratori.

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Negli articoli individuati per formare qualcosa di magico…, poi, Nostra Signora Appendino, collezionista di avvisi di garanzia per non poter non sapere (come accadde a Cesare Romiti, durante Tangentopoli nel 1993), si è rivelata addirittura insuperabile, come una famosa marca di tonni. Le sue prime scelte, almeno, a differenza di quelle romane, secondo la Procura di Torino, non hanno certamente deluso per la loro vicinanza al popolo – che il Movimento mette sopra a tutto – nel violare il codice penale. In ordine di comparizione (a palazzo di Giustizia) il primo è stato tal Paolo Giordana, ex capo di gabinetto (non ridete, né sprecatevi in battute scontate), scivolato sulla più classica buccia di banana all’italiana, peccatuccio veniale: la richiesta di annullamento di una multa Gtt a favore di un amico (poche decine di euro). L’altro, ex capo ufficio stampa del Comune di Torino), personaggio tra i più amati dagli animalisti per il suo famoso nickname “Pitbull”, è Ringhietto Luca Pasquaretta. Giornalista di rara gentilezza con i colleghi, ma rara davvero, si è dilettato con “una pocum”, consulenza per il Salone Libro, che gli ha procurato insieme a 5 mila euro (poi restituiti)  anche l’interesse dei magistrati torinesi, di cui racconta nel dettaglio Andrea Doi.

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Ora quanto di “magico” abbia raccolto Nostra Signora Appendino lo si misura di giorno in giorno. Chissà che non lo capisca anche il Comico e provveda di conseguenza. Sturare i cessi rimane pur sempre una nobile necessità, soprattutto se non si vuole essere sommersi da ciò che per quanto faccia nascere i fiori, come cantava De André, procura ancora un notevole imbarazzo all’olfatto, alla vista e, in ultimo, ma non meno importante, all’igiene, politico.

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