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giovedì, 9 Aprile 2020

Caso Ream, Paolo Giordana e l’antica tattica di “fare lo scemo per non andare in guerra”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuovasocietà. Caporedattore dal 2017. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano.

di Andrea Doi

“Far lo scemo per non andare in guerra” è un vecchio adagio che appartiene alla storia. A Napoli viene usato molto: “Faceva o’ scemo pe’ nun ghi a’ guerra”. Ovvero fingere di aver qualche rotella fuori posto per non essere chiamato sotto le armi ed essere spedito in trincea. Lo stesso Omero racconta che l’astuto Ulisse per non partire per la guerra di Troia si finse pazzo e si mise ad arare e seminare di sale la spiaggia dell’isola di Itaca. Ci pensò Palamede a smascherarlo posizionando il figlio dell’Odisseo, Telemaco, davanti all’aratro. E così il più astuto dei greci fu costretto a rinsavire piuttosto che uccidere il bimbo. Anni dopo Ulisse si vendicò di Palamede (“O Verità io piango la tua morte che di poco ha preceduto la mia” – Eroiche, Filostrato).
Fare lo scemo per non andare in guerra” non è dunque nulla di offensivo, ma riporta a tempi meno fortunati di quelli che viviamo. Anche se in tanti, in politica, hanno utilizzato questa strategia per fingersi meno capaci, sminuire il proprio ruolo, onde evitare dei guai.
E la sensazione che abbiamo in questi giorni è che Paolo Giordana, capo di Gabinetto della sindaca Chiara Appendino, stia utilizzando la stessa tattica di Ulisse. Fino a qualche settimana fa si gongolava quando veniva definito “il vero sindaco” (LEGGI ARTICOLO). Anche se quando qualcuno lo adulava per il suo ruolo ombra rispondeva, forse memore del passato, “faccio solo le fotocopie”. Ora travolto dalle polemiche post piazza San Carlo in due interviste si definisce un semplice “passacarte” se non “centralinista”. E non lo fa come quando a mento alto si scherniva con giornalisti, ma piuttosto perchè veramente vuole convincere che lui non sta alla regia di comando.
Un nuovo modo di presentarsi davvero poco credibile se si pensa che la riorganizzazione del Comune trae origine dalla sua stessa tesi di Master e ha avuto l’effetto di accentrare nelle sue mani un potere enorme, eroso solo in piccol(issim)a parte dal rimpasto appena concluso. Il Capo di Gabinetto continua gestire direttamente 155 dipendenti (nella passata consigliatura erano 22) e, nonostante i fatti di Piazza San Carlo, manterrà attraverso la sindaca la gestione dei grandi eventi.
Ma è sempre più evidente che il ritratto del “passacarte” e “centralinista” sia funzionale ad allontanare da sè sospetti sul presunto tarocco di bilancio in sede di valutazione. Come il consigliere comunale Alberto Morano ha ricordato in Sala Rossa una centralinista non dovrebbe scrivere nella mail del 22 novembre 2016 al direttore finanziario del Comune per escludere il debito contratto con la Ream dallo schema di utilizzo dei 19,6 milioni di incasso previsti dalla firma della convenzione Westinghouse. (LEGGI ARTICOLO)
Sulla questione Ream ora c’è depositato in Procura un esposto del Collegio dei Revisori e spetterà al magistrato Marco Gianoglio occuparsi del caso, che verrà trattato in maniera molto delicata facendo in modo che poco trapeli. Quindi al di là degli aspetti giudiziari si impone una valutazione di carattere politico sulla gestione dei conti della Città. Perchè resta ancora non chiara la strategia di lungo periodo del trio Giordana, Rolando e Appendino sui conti: dopo aver a lungo agitato fantasmi sulle gestioni passate, per essere puntualmente smentiti dalla Corte dei Conti, e dopo aver a lungo accarezzato l’ipotesi del predissesto, ora scartata, arriva il momento di fare sul serio.

 

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