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martedì, 21 Maggio 2024

Caso Orlandi, la vedova De Pedis insulta i giornalisti: "Delinquenti"

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
«Io credo che la famiglia Orlandi non soffrirebbe così tanto se non avesse creduto alle Minardi, ai Mancini, alle Notariale, alle Camuso, alle Di Giovacchino, ai Peronaci, ai Nazio, ai Lupi 007, agli Agca, ai Calcara, alle SCIARELLI, ai Nuzzi, agli MFA, e a tutti i delinquenti che hanno speculato su questa scomparsa». Un attacco senza precedenti, contro alcuni giornalisti autori di libri-inchiesta, è stato pubblicato su una delle pagine Facebook dedicate al caso di Emanuela Orlandi. A scriverlo sarebbe stata Carla De Pedis, vedova di “Renatino”, il capo della banda della Magliana, indicato dall’ex amante Sabrina Minardi come responsabile del sequestro della “ragazza con la fascetta”, nel lontano 1983.
I giornalisti citati si sono a vario titolo interessati al caso Orlandi e alla Banda della Magliana, mentre nel messaggio di insulti firmato De Pedis, che sarà preso in considerazione dalla Procura per valutare ipotetici contenuti intimidatori, non compare il fondatore della pagina Facebook “Vogliamo la verità su Emanuela Orlandi!”, Pino Nicotri, ex giornalista dell’Espresso, che ospita spesso interventi della signora.
Da notare come il nome di Federica Sciarelli sia stato scritto in stampatello, in evidenza rispetto agli altri, come ad indicare maggiore interesse: questo dettaglio ha generato qualche apprensione tra i lettori sul web. E’ infatti rimasta famosa quella telefonata durante una puntata di “Chi l’ha visto” del 2005 nella quale un anonimo diceva di cercare la ragazza scomparsa nella basilica di Sant’Apollinare. Da quello scoop in diretta televisiva è partito il filone d’indagine che, oltre a coinvolgere il defunto “Renatino”, ha chiamato in causa tre esponenti minori della Banda della Magliana e, nell’ultimo anno, si è arricchito dell’autoaccusa di Marco Fassoni Accetti, il fotografo che ha confessato di essere stato uno dei telefonisti.
Insomma, occuparsi del caso Orlandi e cercare una strada di verità e giustizia su una vicenda che perdura da 31 anni, secondo Carla De Pedis, aumenterebbe la sofferenza dei familiari della ragazza. “Delinquenti” sarebbero i giornalisti che indagano sul caso. Come Raffaella Notariale, autrice del libro-intervista a Sabrina Minardi, Rita Di Giovacchino, che anni fa scrisse “Storie di alti prelati e gangster romani”, Pino Nazio, autore Rai che ha pubblicato “Il segreto di Emanuela”, e Fabrizio Peronaci, il giornalista del Corriere della Sera che ha di recente mandato in libreria “Il Ganglio”, un viaggio nello scontro tra poteri occulti in Vaticano al tempo della Guerra Fredda.
I familiari, intanto, restano anch’essi in prima linea nel tenere viva, nonostante tutto, la fiamma della ricerca di verità. Giovedì Pietro Orlandi e i tanti che si sono mobilitati nei comitati di solidarietà per Emanuela hanno indetto una nuova iniziativa a metà mattinata con un sit-in, stavolta non in Piazza San Pietro, ma davanti al Parlamento: per dare un segnale ai parlamentari, definiti “troppo spesso succubi del Vaticano” da Pietro Orlandi, che tuttavia nel libro da lui scritto tre anni fa a quattro mani con Peronaci, “Mia sorella Emanuela”, ottenne la prefazione di Walter Veltroni, oggi uno dei papabili per il Quirinale.

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