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martedì, 21 Aprile 2026

Camusso: “ Fiat dica cosa vuole produrre in Italia e in quali fabbriche”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Siamo al day after. La firma è stata fatta, la Chrysler è di proprietà della Fiat.
E ora è tempo di risposte. Le vuole soprattutto Susanna Camusso, segretario della Cgil: «La conquista della Chrysler è una grande operazione compiuta da un’azienda italiana, mi auguro che la Fiat possa davvero diventare una protagonista globale dell’industria dell’auto. Detto questo non vorrei che si dimenticasse il prezzo pagato dall’Italia e dai lavoratori affinché Sergio Marchionne realizzasse la sua strategia».
Spegne gli entusiasmi con un’analisi lucida dell’anelito americano che muove il cuore dell’amministratore delegato di Fiat: «La Fiat si dà una prospettiva. Non so, invece, quale ruolo potrà avere l’Italia, spero che sia importante, ma so per certo che i lavoratori e il Paese hanno già pagato le scelte del Lingotto».
«La strategia di Marchionne – spiega – ha privilegiato l’America, non ha combattuto in Italia e in Europa dove altri produttori hanno difeso produzioni e quote di mercato. Non abbiamo avuto gli investimenti di Fabbrica Italia, mentre sono state chiuse Termini Imerese e Irisbus. Tutti gli impianti sono stati colpiti dalla cassa integrazione e in grandi fabbriche rimangono gravi incognite sulle missioni produttive. Le scelte della Fiat, in una fase di crisi grave, hanno lasciato irrisolti problemi di reindustrializzazione e occupazione da cui Torino non può chiamarsi fuori».
Italia e America contrapposte: la prima che opera sotto l’egida dell’austerità, la seconda che cerca di creare posti di lavoro. E in mezzo la Fiat che ora, secondo la Camusso, deve dare un programma precisi e dettagliato della intenzioni produttive nel Bel Paese.
«Mentre la Casa Bianca metteva soldi e impegno per salvare l’industria dell’auto e migliaia di posti di lavoro da General Motors a Chrysler, in Europa e in Italia trionfava l’austerità che lasciava chiudere le fabbriche e fallire le imprese – osserva Camusso, secondo cui – è il momento di sapere dalla Fiat cosa vuole fare qui, cosa vuole produrre, in quali fabbriche».

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