<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rosanna Caraci, Autore presso Nuova Società</title>
	<atom:link href="https://nuovasocieta.it/author/rosanna-caraci/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description>Cronaca, Politica, Economia, Cultura, Torino, Piemonte.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Feb 2022 17:50:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.4</generator>

<image>
	<url>https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2020/03/cropped-nuova_societa_brand-32x32.png</url>
	<title>Rosanna Caraci, Autore presso Nuova Società</title>
	<link></link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">174534237</site>	<item>
		<title>Marcello Mazzù: “Fare sintesi per espandersi e creare rete”. La ricetta per il Pd metropolitano</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/marcello-mazzu-fare-sintesi-per-espandersi-e-creare-rete-la-ricetta-per-il-pd-metropolitano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 17:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=95968</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un medico alla guida del Partito democratico metropolitano. Visti i tempi di pandemia, e ciò che il Covid in due anni ha fatto al tessuto sociale e lavorativo, gli occhi e la sensibilità di un professionista della salute potrebbero certo aiutare la politica a guardare al mondo che cambia con maggiore empatia. Quando il medico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/marcello-mazzu-fare-sintesi-per-espandersi-e-creare-rete-la-ricetta-per-il-pd-metropolitano/">Marcello Mazzù: “Fare sintesi per espandersi e creare rete”. La ricetta per il Pd metropolitano</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un medico alla guida del Partito democratico metropolitano. Visti i tempi di pandemia, e ciò che il Covid in due anni ha fatto al tessuto sociale e lavorativo, gli occhi e la sensibilità di un professionista della salute potrebbero certo aiutare la politica a guardare al mondo che cambia con maggiore empatia. Quando il medico è Marcello Mazzù, già sindaco di Grugliasco per due mandati e presidente di ATC fino a due anni fa, si comprende come un partito voglia concertare e fare sistema su elementi nuovi che sono sotto la lente della politica. La candidatura di Marcello Mazzù, medico di famiglia e del lavoro, 64 anni, ha di fatto il merito di esser stata in grado di fare sintesi tra tutte le correnti del PD. E già questo, non è poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marcello Mazzù, ad oggi candidato unico nel Pd per la segreteria Metropolitana. Com’è andata?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho ricevuto la proposta due giorni fa, mentre stavo visitando in studio. Mi è stato chiesta una disponibilità generica, perché poteva verificarsi il fatto che la candidatura potesse riscontrare una ampia convergenza. L’unitarietà è stata la condizione che ho posto per accettare. Le trattative hanno poi avuto una forte accelerazione. Sul mio nome c’è stato l’accordo di tutti e ho accettato la proposta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Q<strong>uali sono le caratteristiche di un candidato unitario, come si fa a mettere tutti d’accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo influisca molto il particolare contesto che tutti stiamo vivendo dove non è il caso di creare divisioni; non sarebbero comprese dal nostro elettorato che generalmente e da tempo chiede unità e concretezza. Ho esperienza amministrativa, ho fatto il sindaco, sono stato presidente dell’Agenzia Torino Case ATC, dicono che ho fatto un buon lavoro. Sono una persona&nbsp; che ha relazioni che ascolta e decide, lavorando in squadra. Mi occupo di problemi che riguardano i cittadini, mi sono occupato di questioni sociali; mi riconoscono di non essere un partigiano nelle correnti, di non essere ben identificato con una maglietta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due anni di pandemia, finalmente la luce alla fine del tunnel sembra credibile ma c’è un partito che è cambiato come la politica e la comunità perché esso le rispecchia. Qual è il lavoro da fare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si inizia dal costruire una squadra di donne e uomini rappresentativi, di ogni sensibilità, che provengano dai territori, c’è bisogno di un lavoro corale e di ricucire la grande città con gli altri centri. Non mi riferisco solo ai grandi comuni del quadrante ma anche e soprattutto ai piccoli paesi, al canavese, al pinerolese, alla val di Susa. Zone che esprimono militanti e amministratori anche giovani che vanno rimotivati: questo è uno dei compiti fondamentali del partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo per quanto concerne politica e partito. Ma la comunità? Abbiamo giovani che dopo due anni di reclusione per la pandemia sono disorientati, baby gang, casi di malessere che il lockdown ha esasperato. Ma anche una crisi economica pre esistente che ha chiuso le aziende e messo in difficoltà le imprese.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi dobbiamo diventare il partito che è in grado di cogliere le trasformazioni della società e di ascoltare, di essere antenna sul territorio. Noi non siamo ancora stati sufficientemente il riferimento per quelle categorie che in questi due anni hanno sofferto di più, gli infermieri, i medici, gli oss, i volontari: tutti questi che han dato l’anima non si riconoscono necessariamente in noi. Poi ci sono i giovani, ma anche coloro che hanno una certa età e che han perso il lavoro e che rappresentano uno stato di disagio. Essendomi occupato di edilizia sociale so che non basta annunciare di occuparsi delle periferie ma bisogna proporre e portare avanti progetti concreti, e su questo ho già consultato il sindaco. Collaborare con le associazioni e con le cooperative di promozione sociale nei quartieri più deboli è importanti, con azioni ad esempio di portierato sociale, con l’ impiego di persone in difficoltà: queste sono azioni importanti per dare un senso alla richiesta di sicurezza che non è solo controllo del territorio ma allargamento e costruzione di progetti e di lavoro, proprio perché lì noi abbiamo un capitale sociale importantissimo che in questi anni non è stato adeguatamente considerato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aprendo l’agenda politica tanti sono gli appuntamenti elettorali: comuni al voto tra qualche mese per le amministrative, le politiche del 2023 ammesso che si vada a scadenza naturale di legislatura, e poi c’è il 2024 con l’elezioni per la Regione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se per le regionali c’è tempo, bisogna iniziare subito proseguendo&nbsp; l’iniziativa sul territorio di opposizione per rimarcare le cose che non vanno, non soltanto nella grande città ma anche nei territori dove abbiamo perso il collegamento con quelle realtà che sono a margine. C’è tempo, ma si comincerà subito di concerto con la segreteria regionale, perché è un obiettivo importante da centrare e sul modo per farlo c’è da lavorare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le politiche?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La scadenza naturale sarà il prossimo anno e oggi non abbiamo ancora un chiaro orizzonte elettorale perché la discussione sulla legge&nbsp; non si è ancora conclusa.&nbsp; Credo che però sarà centrale, nel lavoro sul territorio, sia l’attenzione persone in difficoltà che l’interlocuzione sociale con le attività produttive; le piccole medie imprese stanno ripartendo, sono medico del lavoro e lo vedo nella realtà quotidiana del mio lavoro, soprattutto questo se inserito nel contesto dell’utilizzo delle risorse del PNRR, rappresenta un’opportunità straordinaria che Torino dovrà saper cogliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardiamo alla Regione, Infine. L’opposizione del Pd in consiglio sottolinea più volte quanto la Giunta sia facile agli annunci, ai quali poi non segue sostanza. Lei che ne pensa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Il buon utilizzo delle risorse, le buone&nbsp; pratiche e territorio sono gli aspetti che devono rilanciare la proposizione di un progetto da parte nostra che sia alternativo a quello deficitario della Regione. Su tutto, la sanità non ha presentato certamente il massimo in una situazione così complicata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infine le amministrative di primavera.</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le realtà locali stanno andando avanti: si lavorerà sui confini e sugli aspetti delle coalizioni. Credo che l’esempio di Torino sia un modello da seguire, le situazioni locali però saranno affrontate con le realtà di riferimento. Bisogna ascoltare chi sta sul territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/marcello-mazzu-fare-sintesi-per-espandersi-e-creare-rete-la-ricetta-per-il-pd-metropolitano/">Marcello Mazzù: “Fare sintesi per espandersi e creare rete”. La ricetta per il Pd metropolitano</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">95968</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Giorgio Ardito: “Lo Russo sceglie esterni al partito per giunta, Castellani fece lo stesso”</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/giorgio-ardito-lo-russo-sceglie-esterni-al-partito-per-giunta-castellani-fece-lo-stesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 15:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=94546</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le scelte del nuovo sindaco Stefano Lo Russo che nel comporre la propria Giunta ha creato più di uno scontento ha sollevato tra gli integralisti della politica di partito più di una riflessione. Controbilanciata dall’altra parte da chi, anche sui social, è invece soddisfatto di decisioni che sarebbero andate oltre il Cencelli delle correnti. Riflessioni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/giorgio-ardito-lo-russo-sceglie-esterni-al-partito-per-giunta-castellani-fece-lo-stesso/">Giorgio Ardito: “Lo Russo sceglie esterni al partito per giunta, Castellani fece lo stesso”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le scelte del nuovo sindaco Stefano Lo Russo che nel comporre la propria Giunta ha creato più di uno scontento ha sollevato tra gli integralisti della politica di partito più di una riflessione. Controbilanciata dall’altra parte da chi, anche sui social, è invece soddisfatto di decisioni che sarebbero andate oltre il Cencelli delle correnti. Riflessioni che da una parte e dall’altra corrono il rischio di essere retoriche e quanto meno incomprensibile. Se si è un candidato di partito sarebbe ovvio guardarvi, facendo le cose con esso e dando peso a ciascuna parte che ha concorso all’elezione. Se il candidato non è un civico, non è un “fuori quota” o un cavallo sciolto. Le correnti, così tanto definite negativamente, in realtà ogni partito le ha sempre avute: è normale che ci siano. Solo da qualche anno avrebbero assunto questa connotazione negativa, dovuta più alla loro gestione che alla legittima loro esistenza. Malesseri per la scelta dell&#8217;assessore milanese, benché presidente dell&#8217;Ordine degli Architetti. Un papa straniero sembrerebbe infatti essere legittimato solo se in arrivo da Marte. Ma poi, “proprio da Milano?” sembra sentir sussurrare dagli spalti dell’eterno derby tra città.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla composizione della Giunta guarda con interesse Giorgio Ardito un uomo che più di partito non potrebbe essere e che da anni ormai è alfiere della lotta per la pace contro la corsa all’armamento planetario e per la conoscenza del mercato delle armi che il nostro stesso Paese tratta con Paesi come l’Egitto. Sottolinea che <em>“ci sono questioni sulle quali tutti sono d’accordo, ai comitati partecipano tutti e poi nessuno fa niente. I giovani, che sono fortunatamente molto sensibili al tema dell’ambiente, lo sono molto meno sul tema della pace, ed è grave”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco Giorgio Ardito, una delega nella Giunta Lo Russo proprio dedicata alla Pace, lei l’avrebbe visto bene?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe necessario comprendere quanto in tema di riarmo dipende dalla politica e quanto possono fare interrogazioni, interpellanze. C’è il Co.Co.Pa, il Coordinamento dei Comuni per la Pace che si occupa principalmente di cooperazione e gemellaggio che sono un aspetto importante ma non sono la guerra. E’ chiaro che più sviluppi coscienza e maggiore è il dibattito, ma non basta. E’ la politica che deve darsi da fare e non lo fa abbastanza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il partito esce davvero mortificato dalla Giunta Lo Russo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte di malumori personali comprensibili, per quanto riguarda invece l’aspetto di fondo e cioè della mancanza di rappresentanti del Pd che è la cosa che più è stata notata, è&nbsp; stupefacente il ritorno al passato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In che senso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 90, ero segretario del PCI e la lista, a parte il capolista che era Novelli, presentava almeno i primi sei che non erano iscritti al partito quindi quell’insoddisfazione strisciante è assolutamente anacronistica da questo punto di vista. Facemmo testa di lista con Migone, Guidetti Serra, Zagaria, tutti indipendenti. Castellani fu scelto da noi, e non da Salza come qualcuno dice, perché il primo incontro lo ebbi io nel dicembre dell’88. Lo volevamo candidare già nel ’90. La sua disponibilità venne dopo, e lo candidammo quando poi ci furono le elezioni anticipate con le dimissioni di Zanone. Fu spinto da un’alleanza larga e nacque Alleanza per Torino ma la candidatura di Castellani si sviluppò in seno al PCI.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Giunta Lo Russo quindi nasce come fu per quella di Castellani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la sua squadra, Castellani scelse nomi per almeno la metà della sua composizione con il PCI non c’entravano assolutamente nulla, se non forse per essere stati nostri elettori. Oggi, forse un assessore in più del PD ci sarebbe anche stato ma non mi preoccupa questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa la preoccupa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che conta è naturalmente cosa riusciranno a fare. Il partito dovrà avere la capacità di aiutare questa Giunta a realizzare il programma, anche gli scostamenti necessari seguendo l’evoluzione della situazione socio economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco proprio i periodi di crisi economiche, a margine di quest’ultima causata dalla pandemia, è stato giusto scorporare le politiche sociali dal lavoro, altra cosa che in questi tempi è invece chiaro come sia legato a doppio filo? Se non c’è lavoro non ci sono soldi, a volte si perde la casa, la famiglia e si è in difficoltà sociale. Gli interventi non devono tenersi per mano?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo quando una volta il cosiddetto welfare era definito “Sicurezza sociale”. Nella sicurezza sociale mettevamo sanità, assistenza, la sicurezza e tutto ciò che vi si riferiva. Il lavoro era con la formazione. Non era mai con la sicurezza sociale, termine che poi non è stato usato. Alle deleghe Lavoro e formazione spesso ne venivano aggiunte altre come la Programmazione. Non l’ho colto come un fatto critico. Il problema vero è che il Comune è pressato sul tema lavoro ma competenze vere in merito ne ha poca, sia per ciò che riguarda la formazione che gli interventi sul lavoro, competenze che sono più della Regione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Assessore alle pari opportunità è un uomo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ una scelta certamente non ortodossa che ha un grande significato: quello di togliere finalmente le pari opportunità dal ghetto del genere. Offre una lettura delle pari opportunità che va oltre e che diventa trasversale, non solo più inteso come pari opportunità uomo-donna. Del resto se guardiamo ai Paesi nordici, la gestione è stata superata da molto e non è raro vedere un assessore uomo che si occupa di temi come questo. E’ una scelta che è andata oltre il luogo comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/giorgio-ardito-lo-russo-sceglie-esterni-al-partito-per-giunta-castellani-fece-lo-stesso/">Giorgio Ardito: “Lo Russo sceglie esterni al partito per giunta, Castellani fece lo stesso”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">94546</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mauro Zangola: &#8220;Lavoro e affluenza alle urne legati a doppio nodo&#8221;</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/mauro-zangola-lavoro-e-affluenza-alle-urne-legati-a-doppio-nodo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 09:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=94329</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vicini alla vetta. Lunedì 18 ottobre Torino avrà il suo sindaco. Un compito, quello che spetterà al futuro primo cittadino, non semplice. Perché se, come ha recitato Crozza parafrasando un successo di Bennato, al primo turno delle Amministrative “ha vinto il Sindaco che non c’è”, è pur vero che questo è stato per un incredibile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/mauro-zangola-lavoro-e-affluenza-alle-urne-legati-a-doppio-nodo/">Mauro Zangola: &#8220;Lavoro e affluenza alle urne legati a doppio nodo&#8221;</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vicini alla vetta. Lunedì 18 ottobre Torino avrà il suo sindaco. Un compito, quello che spetterà al futuro primo cittadino, non semplice. Perché se, come ha recitato Crozza parafrasando un successo di Bennato, al primo turno delle Amministrative “ha vinto il Sindaco che non c’è”, è pur vero che questo è stato per un incredibile quanto imprevisto calo dei votanti. Cittadini che si lamentano ma non scelgono, che si indignano ma non escono di casa per scegliere il timoniere verso un futuro migliore, che potrebbero ma non vogliono. Ed ecco che il “non voto” diventa voto e si sostituisce a quella protesta che, nel 2016 trovò casa nello slogan “uno vale uno” . Ma prima di allora era stato il milione di posti di lavoro promessi a creare la grande illusione nazionale. La discesa in campo di Berlusconi fece in qualche modo immaginare che, se il Paese l’avesse condotto lui, allora ci sarebbe stato più lavoro per tutti. Ci fu chi promise la rottamazione e chi di portare le periferie al centro, salvo poi tagliare linee di trasporto e tagliare sui servizi al cittadino che, che per ironia, o si sposta o ha come unica soluzione quella di sperare in amministratori di circoscrizione lungimiranti che spaccando il soldo in quattro, riescano garantire qualità. Oggi nelle famiglie degli italiani e dei torinesi il grande assente è il lavoro, quello vero, che dà la possibilità di costruire un futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mauro Zangola, già direttore del Centro Studi dell’Unione Industriale, è profondo conoscitore della città, delle sue dinamiche economiche e sociali. Ha un’idea del motivo per cui molti meno torinesi siano andati a votare, il turno passato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho letto con attenzione i programmi dei candidati, ho seguito i diversi confronti, e il tema del lavoro credo sia stato sottovalutato. Certo, è stato nominato, e più volte, è stato anche dichiarato che “il primo punto da cui partire è il lavoro”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E allora cosa è mancato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non funziona il fatto che subito dopo si sottolinei che il Comune non ha competenze, perché delle politiche per il lavoro rispondono la Regione, il Governo, lo Stato. E quindi l’attenzione si sposta verso altri temi.&nbsp; Questo dal punto di vista amministrativo è corretto, perché è la Regione che ha le competenze sulle politiche per il lavoro, la formazione, l’occupazione, ma è sbagliato trincerarsi dietro la “non competenza”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa dovrebbe essere fatto, secondo lei?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto il Comune investe e crea lavoro: quindi, un’Amministrazione la prima cosa che deve fare è investire per creare occupazione. Una realtà importante come Torino ha un peso e può farsi sentire, può andare dal Governo a battere i pugni dicendo che siamo in una situazione difficile anche perché poi chi paga il prezzo è la città, con i giovani che non hanno molte speranze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eppure le assunzioni sembrano in ripresa….</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I giovani hanno capito come va il mondo: le assunzioni ci sono ma sono precarie, spesso il lavoro non è adeguatamente pagato e a fronte di questo si sono un po’ rassegnati. Questa rassegnazione è alla base della disaffezione dalla politica. Hanno capito che le cose non cambiano. Con la precarietà, con poco lavoro e spesso saltuario, aumenta la povertà. Se poi tutte queste situazioni si concretizzano dentro famiglie che hanno già molte difficoltà, diventano esplosive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se il programma lo avesse fatto lei, da dove sarebbe partito?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se avessi dovuto fare un programma, avrei messo il lavoro come punto principale. Tutto il resto deve essere finalizzato a crearlo. Questo messaggio sarebbe dovuto emergere con maggior forza, tra tanti argomenti importanti certo, gli asili, la viabilità, le comunicazioni. E’ doveroso ricordarsi che anche se il Comune non ha una competenza in tema di lavoro, ha un potere politico forte. E questo va fatto valere. Mi sarei aspettato un po’ più di ottimismo, e di coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze non le paga il comune, non le paga il ministro Orlando che sta a Roma, le pagano coloro che vivono qui. Probabilmente il tema centrale che è a cuore del cittadino è stato affrontato in modo marginale, apparentemente sopra tutti ma ripetuto come se fosse uno slogan.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo è sufficiente per giustificare l’astensione?</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Probabilmente sì. Non basta dire “lavoro”, bisogna battere i pugni far capire che questo è il problema dei problemi. Andare a Roma dicendo chiaramente cosa serve, con forza.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/mauro-zangola-lavoro-e-affluenza-alle-urne-legati-a-doppio-nodo/">Mauro Zangola: &#8220;Lavoro e affluenza alle urne legati a doppio nodo&#8221;</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">94329</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ordine dei giornalisti, Tallia: “Un tetto sotto il quale sentirsi protetti”.</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/ordine-dei-giornalisti-tallia-un-tetto-sotto-il-quale-sentirsi-protetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 13:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=94301</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dignità del lavoro e autonomia della professione, unità degli Enti al servizio della categoria, difendere e rilanciare il master ma anche la valorizzazione dei pubblicisti e una fondazione per il futuro di Palazzo Ceriana: sono solo alcuni dei punti del programma di “Insieme per l’Ordine” che porta alle prossime elezioni dell’Ordine dei giornalisti una squadra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/ordine-dei-giornalisti-tallia-un-tetto-sotto-il-quale-sentirsi-protetti/">Ordine dei giornalisti, Tallia: “Un tetto sotto il quale sentirsi protetti”.</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dignità del lavoro e autonomia della professione, unità degli Enti al servizio della categoria, difendere e rilanciare il master ma anche la valorizzazione dei pubblicisti e una fondazione per il futuro di Palazzo Ceriana: sono solo alcuni dei punti del programma di <strong>“Insieme per l’Ordine”</strong> che porta alle prossime elezioni dell’Ordine dei giornalisti una squadra giovane e rinnovata che esprime alla presidenza <strong>Stefano Tallia</strong>, già segretario regionale dell’associazione stampa subalpina, il sindacato di categoria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con lui un team che si propone di trasformare ciò che c’è per migliorarlo e renderlo adeguato ai profondi cambiamenti vissuti dalla professione in questi ultimi anni: i consiglieri regionali uscenti Maria Teresa Martinengo e Mario Bosonetto, Cristina Mazzariello, giornalista di Targatocn e espressione del mondo dell’informazione digitale, Carla Piro-Mander, giornalista con una lunga esperienza prima nell’emittenza privata televisiva e radiofonica e poi nella comunicazione istituzionale e Gabriele Guccione, in forza alla redazione torinese del Corriere della Sera. Una squadra che rispetta la parità di genere, che fa della correttezza professionale e civile un valore fondamentale e che promette di impegnarsi con serietà e determinazione nel rendere concreto questo programma. Per il Consiglio Nazionale ha invece condiviso il programma di “Insieme per l’Ordine” Daniele Cerrato, giornalista Rai che ha da poco lasciato la presidenza della Casagit dopo averne guidato la trasformazione societaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Comune denominatore dei punti del programma la tutela e vicinanza nei confronti dei colleghi che si trovano in condizione di maggiore difficoltà. Condizioni che Stefano Tallia conosce bene.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Avendo guidato il sindacato per dieci anni ho avuto testimonianza dalle varie realtà incontrate, si sono persi decine di posti di lavoro nella nostra regione e centinaia in tutta Italia. Le molte crisi vissute hanno portato ad abbattere i redditi dei giornalisti e chi ne ha sofferto di più sono indubbiamente i free lance. Credo che, ancor di più di quanto sia stato nel passato, l’Ordine debba essere uno strumento vicino a questi colleghi, sotto il punto di vista dei servizi che vengono offerti, dal punto di vista della tutela, senza sostituirsi al sindacato naturalmente, che ha il suo ruolo. Deve saper offrire delle risposte concrete ai colleghi, aiuto, vicinanza, sostegno, una casa alla quale rivolgersi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una casa dalla quale in molti si sentono da anni chiamati in causa soltanto per sostenerne le spese, con la quota annuale da pagare. E’davvero ancora utile un Ordine professionale per i giornalisti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’proprio a quei colleghi che vedono nell’Ordine la causa di una tassa annuale da pagare che dobbiamo parlare e dare un Ordine rinnovato, un tetto sotto il quale cercare protezione. Credo che l’Ordine dei giornalisti sia utile ma che abbia bisogno di una riforma strutturale profonda.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In che modo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge descrive un mondo dell’informazione che oggi non esiste più, e questo non è un problema solo per i giornalisti ma anche per l’opinione pubblica. L’Ordine deve essere una sentinella, la prima, della buona informazione contro le fake news. Proprio in questo anno e mezzo di pandemia abbiamo misurato quanto fosse falsa quell’idea secondo la quale “tutti possono essere giornalisti”. Al contrario, dall’autorevolezza delle fonti alla preparazione di chi dispensa informazioni, tutto prova che l’informazione è un bene pubblico e fondamentale, soprattutto nei momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo. L’ordine deve essere la prima sentinella a tutela dei colleghi, ma anche a tutela della cittadinanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La questione è proprio come garantire la buona informazione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’informazione è come l’aria che respiriamo. Se è buona, viviamo bene ma se non lo è o se silenziosamente viene inquinata tutti quanti ci ammaliamo e un po’ di questo moriamo. Quindi è importante per tutti, ma per la società è che il Parlamento ci dia ascolto e che riformi questa legge che sappia rispondere a quello che oggi è l’informazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Della parola “cambiamento” la politica si è riempita un po’ la bocca e ne ha inflazionato i programmi elettorali. Cambiare significa rottamare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento che abbiamo in mente è la trasformazione rispetto a quelle che sono le esigenze. Ringrazio Alberto Sinigaglia che per quindici anni ha guidato l’ordine e lo ha fatto con competenza con passione: in quel periodo, essendo io segretario del sindacato di categoria, abbiamo lavorato insieme e in collaborazione e non voglio per nessuna ragione apparire come un rottamatore. Mi sento come chi vuole, nel solco della tradizione, introdurre degli elementi di novità per provare a dare una risposta migliore a quelle che sono oggi le esigenze di una categoria profondamente cambiata nell’ultimo decennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi è il giornalista?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ una figura certamente complessa, che ancor di più che nel passato, deve mettere insieme competenze che sono diverse, culturali, tecniche, capacità di osservare. La base deve essere sempre quella: osservare la realtà avendo la capacità di descriverla, ma gli strumenti per farlo sono profondamente cambiati. Nel nostro programma non a caso ho posto grande attenzione alla formazione professionale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altra cosa che molti colleghi vivono con ansia. Il numero di crediti da raggiungere, secondo alcuni la scelta di temi non attraenti per gli incontri di formazione. Che ne pensa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione professionale continua è stata istituita per legge, come per tutti gli altri ordini professionali. E’ vero, purtroppo molti colleghi vivono questo come una costrizione, mentre rappresenta invece un’opportunità per continuare a essere al passo coi tempi. Su questo intendo puntare molto, offrendo corsi anche di alta formazione, su quelle materie nuove che ci servono per lavorare per svolgere bene il nostro mestiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per esempio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo al <em>data journalism</em>, ma anche alla consultazione delle fonti aperte, indispensabile muovendosi nella rete. Il <em>mobile journalism</em>, che rappresenta la capacità di realizzare e di lavorare con gli smartphone, strumenti che noi tutti abbiamo nelle tasche e che, utilizzati adeguatamente, sono dotati di una potenza straordinaria. Pensiamo ai social network, dove non si tratta banalmente di gestire il proprio profilo facebook, ma capire come i contenuti possono diventare virali. I propri certo ma anche gli altri, per comprendere come contenuti negativi possono arrivare a una platea vastissima di cittadini. Saper leggere la realtà. Quindi il tema della formazione è fondamentale. Oggi consumare le suole delle scarpe come si diceva anni fa, continua a essere necessario ma non è più sufficiente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Interfacciarsi con i corpi intermedi sarà fondamentale per affrontare la trasformazione della professone e guidarla, anziché subirla?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’alleanza tra tutti gli enti di categoria sarà fondamentale per rispondere a questo momento e per offrire una qualità migliore dei servizi. A Palazzo Ceriana, la casa dei giornalisti, vogliamo tornare ad avere uno sportello unico, di accoglienza per tutti i colleghi, a prescindere che si vada per una pratica dell’Ordine, di sindacato, per l’Inpgi. Si tratta di unità per i servizi, unità per la categoria e nella categoria: siamo in un momento molto difficile: sappiamo qual è la crisi che sta attraversando l’Inpgi, non conosciamo ancora quello che sarà il destino del nostro ente di previdenza. Credo che per tutelare l’indipendenza e l’autonomia dei giornalisti oggi più che mai sia fondamentale la forte unità all’interno della categoria. Per questo in Piemonte abbiamo detto che anche per la scelta del nostro presidente nazionale dell’ordine è necessario riuscire a trovare una posizione largamente condivisa. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, del Collegio dei revisori dei conti e dei consiglieri nazionali saranno <strong>mercoledì 13 ottobre e giovedì 14 ottobre 2021 dalle 10 alle 20</strong>, voto telematico, in prima convocazione e <strong>domenica 17 ottobre 2021</strong>, voto in presenza, in prima convocazione. Nel caso che nella prima convocazione non sia intervenuta almeno la metà degli iscritti nei rispettivi elenchi degli aventi diritto al voto, avrà luogo la seconda convocazione, mercoledì 20 ottobre e giovedì 21 ottobre 2021 dalle ore 10 alle ore 20, con voto telematico e domenica 24 ottobre 2021 dalle ore 10 alle ore 18, con voto in presenza. Se i candidati non abbiano ottenuto la maggioranza dei voti ad esito delle votazioni si andrà al ballottaggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-1024x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-94303" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-1024x1024.jpeg 1024w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-300x300.jpeg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-150x150.jpeg 150w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-768x768.jpeg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-1536x1536.jpeg 1536w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-696x696.jpeg 696w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg-1068x1068.jpeg 1068w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2021/10/odg.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/ordine-dei-giornalisti-tallia-un-tetto-sotto-il-quale-sentirsi-protetti/">Ordine dei giornalisti, Tallia: “Un tetto sotto il quale sentirsi protetti”.</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">94301</post-id>	</item>
		<item>
		<title>“Campagna elettorale ma quanto mi stressi!”. L’impegno psico-fisico del candidato medio</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/campagna-elettorale-ma-quanto-mi-stressi-limpegno-psico-fisico-del-candidato-medio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=94170</guid>

					<description><![CDATA[<p>Campagna elettorale ormai alle battute finali, almeno per ciò che riguarda i moltissimi candidati per il rinnovo del consiglio comunale e delle circoscrizioni di Torino che, salvo l’attesa per l’eventuale premio di maggioranza se si parlerà di ballottaggio per il Sindaco, venerdì a mezzanotte finiranno la loro corsa verso Palazzo civico e attenderanno con ansia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/campagna-elettorale-ma-quanto-mi-stressi-limpegno-psico-fisico-del-candidato-medio/">“Campagna elettorale ma quanto mi stressi!”. L’impegno psico-fisico del candidato medio</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Campagna elettorale ormai alle battute finali, almeno per ciò che riguarda i moltissimi candidati per il rinnovo del consiglio comunale e delle circoscrizioni di Torino che, salvo l’attesa per l’eventuale premio di maggioranza se si parlerà di ballottaggio per il Sindaco, venerdì a mezzanotte finiranno la loro corsa verso Palazzo civico e attenderanno con ansia i risultati finali. Chissà se qualcuno ha la passione per gli oroscopi, se si è fatto consigliare dal farmacista di fiducia per l’integratore migliore affinché si resti lucidi, se qualcuno ha perso peso per l’ansia o se lo invece lo ha preso per quei momenti conviviali che nelle campagna elettorali si organizzano con abitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ una campagna “anomala” a detta di quasi tutti i contendenti, che ha obbligato a correre come forse non era mai accaduto prima visto le poche settimane a disposizione. E se è vero che alla fine tutto si decide negli ultimi giorni, proprio per quegli indecisi che ad oggi sarebbero il 40 per cento e che sembra sciolgano le riserve nelle ultime ore maturate prima di recarsi al seggio, lo è anche il fatto che l’attesa per essere ufficialmente in campo è stata lunga e faticosa. Lo è stato di certo per il candidato sindaco del centrodestra Paolo Damilano, che palesò la sua disponibilità a correre quasi un anno fa; c’è stato di mezzo il rinculo anche aggressivo della pandemia che ha congelato tutto e alla fine spostato la data da giugno all’autunno, la lunga elaborazione all’interno del centrosinistra per un candidato che fosse espressione di tutti e la scelta delle primarie che hanno designato Stefano Lo Russo quale miglior contendente alla guida della città. E poi l’attesa interminabile per una data che doveva essere a metà ottobre poi a metà settembre e infine è stata fissata per il fine settimana che ci attende, domenica 3 e lunedì 4.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stop and go che alla fine hanno lasciato effettivamente poco tempo agli aspiranti consiglieri, con il risultato che per molti la sensazione è quella di trovarsi in un gigantesco frullatore nel quale mescolare vita privata, professionale se si ha un lavoro dal quale ci si non si può mettere in ferie o in aspettativa, campagna elettorale ed esigenze di figli, cani, gatti, suoceri e genitori, mariti e mogli non necessariamente in quest’ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Laura Clarici</strong> del <strong>PD</strong> candidata al consiglio comunale è fisioterapista: lo slogan che accompagna le sue iniziative è “riabilitiamo Torino” e sugli inviti trova posto spesso la spina dorsale intorno alla quale solerti operai costruiscono un’impalcatura. Di certo alla fine delle giornate un po’ di mal di schiena ci sarà, con queste corse.  “La campagna elettorale è faticosa perché si aggiunge a lavoro e famiglia, ma ha un vantaggio ed è quello di quello di avermi riconnessa al rapporto con le persone e al colloquio a tu per tu, attività persa durante il lockdown. Quindi, comunque vada per me ha questo vantaggio: mi ha consentito di riaprire una finestra di relazione sia con persone conosciute che con persone non della mia cerchia più stretta, in un modo dialogico favorendo quel confronto umano di cui non mi rendevo conto ma avevo una gran mancanza”. Per <strong>Alberto Pilloni candidato PD</strong> in circoscrizione 3: “L’impegno più grande è concentrare in poco più di un mese i ritorni di 5 anni di lavoro. Si rinuncia alla tranquillità, alle passeggiate in montagna e alla cura delle piante in balcone” mentre per <strong>Caterina Greco, anch’essa candidata in comune coi dem</strong> si rinuncia alla famiglia e al tempo libero e anche ad una alimentazione equilibrata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio l’alimentazione e il corretto stile di vita dovrebbero invece essere i maggiori alleati del candidato che, se paragonato ad un atleta, deve raggiungere il massimo della propria performance. Parola di personal trainer. Il <strong>coach Davide Cormegna sottolinea “seppur breve, la campagna elettorale è certamente un momento molto stressante</strong> dal punto di vista psicofisico e richiede grande energia. A tavola, e negli appuntamenti conviviali, è necessario evitare grassi, zuccheri perché questo consente di stabilizzare la glicemia. Di conseguenza la concentrazione sarà massima. L’attività sportiva non deve essere trascurata, perché può migliorare il quadro dello stress per affrontare il percorso verso il voto in modo molto più concentrato e determinato. Le attività che aiutano di più sono quella cardiovascolare al mattino al digiuno, anche solo una corsa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Salvare nella propria agenda un momento per una sana corsa in solitaria, o per impugnare la bici e scollinare e scaricare lo stress, rinvigorendo muscoli, cuore e polmoni: sano consiglio ma chissà quanti sono riusciti a metterlo in pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche per Paolo Biccari candidato in circoscrizione 5 per I Moderati </strong>la campagna elettorale è molto faticosa, ma è una gratificante. “Sicuramente ciò a cui si rinuncia di più è il tempo per sè stessi ed i propri cari, ma sono rinunce fatte con il cuore, ascoltare i cittadini, i propri problemi ed i propri suggerimenti colma le rinunce che sto facendo” E alla fine della corsa, cosa farà? “Ovviamente dipende dal risultato, ma sicuramente se eletto cercherò di capire come stanno procedendo alcune richieste che ho fatto ed alcune promesse di inizio lavori che ho ricevuto, soprattutto sulle aree gioco. Personalmente la mia campagna elettorale è anni che è in atto, oltre 340 segnalazioni fatte e oltre 200 incontri e sopralluoghi con i cittadini per me sono campagna elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Biccari la fatica di fare conoscenze nuove e prendere caffè con vecchi amici è davvero molta, soprattutto perché lavorando a tempo pieno è necessario trovare spazi da togliere a sé stessi ed agli affetti; aspetto, quello del lavoro che deve convivere con l’impegno elettorale e di promozione della propria candidatura sottolineato anche da <strong>Giorgio Diaferia</strong>, che corre per un posto in <strong>consiglio comunale nel centrodestra, con Progresso Torino</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“L</strong>a campagna elettorale per chi svolge un’attività che non può essere interrotta è faticosa perché devi fare iniziative elettorali, quelle che puoi, e che riesci ad organizzare in mezzo a impegni di lavoro, cercando di rimanere lucido, concentrato sia nella tua attività professionale che in quella di promozione, essendo convincente.&nbsp; Si rinuncia a quei pochi momenti di tempo libero perché è proprio in quelli che si fa la campagna. Anche nelle pause pranzo, nei pochi spazi che si creano nella tarda mattinata o nel pomeriggio, non si riposa”. Se si considera che Progresso Torino è una lista nata da pochissime settimane, il lavoro è stato moltiplicato “La prima difficoltà è stataquella di farci conoscere – spiega Diaferia –&nbsp; poi il poco tempo ha fatto sì che chi ha poco spazio libero perché ha un’attività, ha dovuto fare i salti mortali e parecchi sacrifici”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma arrivati alla fine, che faranno i nostri candidati? Quando si saprà se i sacrifici avranno dato i loro risultati? “Dipende dal risultato, se positivo festeggerò con le persone care perché lo sforzo è stato per tutti impegnativo, anche la sopportazione di moglie e figli è stata importante, e li ringrazierò – conclude Diaferia – . Se sarà andata male, abbiamo già deciso con gruppo di fare una bella cena, una riunione per chiederci cosa vogliamo fare e se vogliamo andare avanti insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Claudio Broglio, candidato della Lega</strong> <strong>al consiglio comunale</strong> non ha dubbi: In campagna elettorale si rinuncia a tutto. “E’totalizzante. Famiglia, lavoro, tempo libero vengono purtroppo trascurati. Sono settimane veloci, che si vivono con la pressione di chi ha accanto una clessidra. Pensi che lo stress dell’ultima campagna elettorale mi ha condotto a diventare vegetariano. Dal 2017, le amministrative di Grugliasco, un po’ perché lavoravo tanto alla notte, lo stress di candidatura a sindaco. La campagna elettorale ti sconvolge ed è in grado di cambiarti un pezzo di vita. Sei sospeso in un’altra dimensione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un Paese fatto di una politica perennemente in campagna elettorale, i rush così rapidi e intermittenti non dovrebbe stupire, secondo lo <strong>psicologo e psicoterapeuta Angelo Musso</strong>, autore di molti libri ultimo dei quali “Resilienza e benessere. “Oggi la politica è simil americana, molto concentrata nel paio di mesi prima della data elettorale e dove l’elettorato viene conquistato con delle battute feroci e di aggressività contro le opposizioni, dove si dichiarano le malefatte di coloro che hanno governato fino ad oggi e si punta nell’innovare o modificare o nel cambiamento – sostiene Musso – . Psicologicamente, il “cambiamento” è un termine ormai svuotato di significati. Non dovrebbe mai cambiare niente, se non migliorare ciò che c’è. Ho sentito alcuni discorsi intelligenti ed efficaci che dicono &lt;perché non mettiamo in moto delle ristrutturazioni, perché non modifichiamo quello che già c’è; perché sradicarci ogni volta, perché confondere la gente?&gt; Questo mi sembra un buon segnale. Sia a sinistra che a destra ci sono alcuni cervelli che funzionano bene indipendentemente dalla loro presa di posizione ideologica, strutturale”. E aggiunge: “Ormai il la partitocrazia intesa come un tempo non esiste più: gli elettori votano le persone, perché degne di fiducia, perché presentano programma di modificazione di ciò che è lo stato attuale”. Proprio perché oggi il successo è personologico, perdere fa più male di un tempo? “In fondo i politici non perdono mai – osserva lo psicologo – .&nbsp; Sono adulti, allenati, hanno buone capacità di resilienza. Alcuni, magari convinti di un risultato che non poi arriva, cadono in una situazione di ansia e presentano i sintomi di un trauma post traumatico che spesso insidia il quotidiano con sensazioni fastidiose che possono avere strascichi sul medio e lungo periodo, fino a un anno. Ma oggi, la classe politica è ben strutturata, e ha capito che anche all’opposizione si può far molto”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E dopo, dunque? Clarici prenderà sottobraccio “una mamma arzilla e lucidissima di 95 anni” e la porterà in vacanza mentre Caterina Greco, incrociando le dita, si augura di condividere un risultato positivo “con chi ha lavorato con me e con chi mi ha sostenuta, i compagni di viaggio”. Per Broglio “se il risultato sarà buono, mi dirò che tutto quello che ho fatto ha avuto un senso, i compleanni lasciati indietro, i l tempo con la famiglia sacrificato… se invece andrà male, forse penserò di dedicarmi ad altro. E poi Alberto Pilloni che invece comunque andrà, cercherà pace annunciando “dopo il risultato passerò 24 ore di silenzio e totale inattività”.ele</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/campagna-elettorale-ma-quanto-mi-stressi-limpegno-psico-fisico-del-candidato-medio/">“Campagna elettorale ma quanto mi stressi!”. L’impegno psico-fisico del candidato medio</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">94170</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fassino: “M5s ha interrotto nostro percorso di trasformazione città, ora riprendiamo il cammino”</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/fassino-m5s-ha-interrotto-nostro-percorso-di-trasformazione-citta-ora-riprendiamo-il-cammino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 15:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=94078</guid>

					<description><![CDATA[<p>La politica degli ultimi anni ha abituato a una terminologia che è entrata nel comune dialogo. Parole come cambiamento e discontinuità sono negli slogan di una e dell’altra parte contendente alla vittoria in qualsiasi sia il tipo di agone elettorale. Al cambiamento il cittadino votante&#160; guarda spesso non con lungimiranza ma con ambizioni minime sebbene [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/fassino-m5s-ha-interrotto-nostro-percorso-di-trasformazione-citta-ora-riprendiamo-il-cammino/">Fassino: “M5s ha interrotto nostro percorso di trasformazione città, ora riprendiamo il cammino”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La politica degli ultimi anni ha abituato a una terminologia che è entrata nel comune dialogo. Parole come cambiamento e discontinuità sono negli slogan di una e dell’altra parte contendente alla vittoria in qualsiasi sia il tipo di agone elettorale. Al cambiamento il cittadino votante&nbsp; guarda spesso non con lungimiranza ma con ambizioni minime sebbene di uguale valore: si guarda a chi insomma promette di risolvere l’immediato problema quotidiano senza avere una visione, un progetto che cambi radicalmente. Predicare cambiamenti illusori affinché niente cambi del resto non è una novità dell’ultima campagna elettorale. Per il cambiamento si scelse di far cambiare rotta a una città che è sempre stata di centrosinistra, con le elezioni del 2016. Oggi non è più la parola cambiamento ma discontinuità a farla da padrone. Con cosa, è da vedere e saranno le urne a sancire la direzione prossima della città.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piero Fassino, deputato presidente della Commissione esteri alla Camera, già sindaco tra il 2011 e il 2016 pagò proprio in quell’anno la stanchezza e la curiosità degli elettori che optarono per qualcosa di diverso, di “nuovo”. L’uno vale uno, la freschezza di volti che alla politica arrivavano per la prima volta. L’assenza di esperienza quasi diventava vanto. Oggi le sfide sono diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fassino, qual è oggi la sfida che attende colui che governerà la città?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La grande sfida è rimetterla in moto, perché Torino ha conosciuto una gigantesca trasformazione della sua identità, a inizio degli anni ’90 con la giunta Castellani; quella trasformazione di identità è continuata con le giunte Chiamparino e con la mia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Poi la città ha cambiato idea, e ha optato per un cambiamento. A cosa ha portato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il voto del 2016 in nome di un generico cambiamento si è interrotto quel percorso di trasformazione; parliamo di un cambiamento che non ha prodotto in questi cinque anni un rilancio ma al contrario, la città ha conosciuto una condizione di sostanziale stagnazione, e quindi c’è il problema di rimettere in moto Torino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Immaginare Torino, capitale un tempo dell’industria automobilistica, come una berlina che stenta a partire è quasi paradossale, non crede?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna riprendere il cammino di una città plurale. Per cento anni Torino è stata città a una vocazione, come si diceva un tempo, ed è significativo come questa accezione sia sparita dal lessico. Perché non è più a “una” vocazione ma a molte di più: quella storicamente che l’ha fatta grande sono la manifattura e l’industria ma, al tempo stesso questa industria sempre di più ha bisogno di innovazione, ricerca, di tecnologia, di intelligenza artificiale, e tutto mette in connessione con il mondo del sapere della conoscenza e della cultura quindi una città che si rilanci a tutto tondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una rete di interconnessione tra vocazioni, dunque?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una città che non solo deve rilanciarsi dal punto di vista industriale e produttivo, ma contemporaneamente giocare il suo profilo di una grande città di cultura, di formazione, di sapere, di conoscenza, a partire dal fatto che dispone di due università di eccellenza. Torino è una città che ha risorse straordinarie e che può giocare una pluralità di vocazioni, da quella industriale che appartiene storicamente alla sua identità, ma anche a un rapporto molto forte della città con le nuove frontiere dell’innovazione, della tecnologia della ricerca. Pensiamo alla cultura, che è stata un volano importante con le nostre amministrazioni, anche grazie all’impegno e alla lungimiranza&nbsp; di un uomo che tutti rimpiangiamo come Fiorenzo Alfieri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Torino può dunque guardare a un nuovo rilancio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo può fare. Per farlo ha bisogno di un sindaco capace, autorevole, in grado di unire le energie della città intono a un progetto di sviluppo e Stefano Lo Russo ha queste caratteristiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dai sondaggi sembra che nessuno dei contendenti abbia i numeri per chiuderla al primo turno. Se è vero che un partito da solo non basta più, come un tempo, oggi si guarda già al possibile ago della bilancia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi ci rivolgeremo a tutti gli elettori torinesi. Perché il voto di ballottaggio non è il secondo tempo del primo turno: è un altro voto. Al primo turno si vota per candidati sindaci ma contemporaneamente per scegliere il consiglio comunale e conta quindi, anche e molto, la richiesta di voto dei partiti che presentano le liste. Al ballottaggio il voto è tra due candidati per la figura di Sindaco, e quindi è un voto diverso. Qualitativamente e strutturalmente. Non è importante tanto l’appartenenza politica dei candidati quanto la loro affidabilità e credibilità. Noi, in un ballottaggio, avremo un candidato che è certamente affidabile, credibile, che può essere un buon Sindaco per tutti i torinesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/fassino-m5s-ha-interrotto-nostro-percorso-di-trasformazione-citta-ora-riprendiamo-il-cammino/">Fassino: “M5s ha interrotto nostro percorso di trasformazione città, ora riprendiamo il cammino”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">94078</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alberto Unia: “Dai nostri avversari nessun progetto serio su ambiente. Al ballottaggio nessuna indicazione di voto”</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/alberto-unia-dai-nostri-avversari-nessun-progetto-serio-su-ambiente-al-ballottaggio-nessuna-indicazione-di-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 06:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=93968</guid>

					<description><![CDATA[<p>I candidati sindaco ripassano il motore della macchina elettorale che dovrà dare il massimo da qui alle lezioni del 3 e 4 ottobre, consapevoli che se per le centinaia di candidati al consiglio comunale e alle circoscrizioni la corsa in quella data si fermerà, per due di loro ci potrebbe essere un ulteriore round, quello [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/alberto-unia-dai-nostri-avversari-nessun-progetto-serio-su-ambiente-al-ballottaggio-nessuna-indicazione-di-voto/">Alberto Unia: “Dai nostri avversari nessun progetto serio su ambiente. Al ballottaggio nessuna indicazione di voto”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I candidati sindaco ripassano il motore della macchina elettorale che dovrà dare il massimo da qui alle lezioni del 3 e 4 ottobre, consapevoli che se per le centinaia di candidati al consiglio comunale e alle circoscrizioni la corsa in quella data si fermerà, per due di loro ci potrebbe essere un ulteriore round, quello che in quindici giorni li porterà al ballottaggio. Tra curve, salite, discese e recuperi come nelle competizioni atletiche, i candidati si avvicinano e si distaccano a suon di sondaggi. Gli ultimi ufficiali prima delle urne fotografano centro destra e centrosinistra al fotofinish; staccata Sganga. Ma è una percentuale, quella pentastellata che sarà preziosa se uno dei due contendenti allo scranno di Palazzo Civico si troverà ad averne bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Unia, attuale assessore all’Ambiente che ha scelto di saltare il giro e di non candidarsi a questa competizione, è comunque attivo nella campagna e di certo osservatore molto privilegiato. Che effetto fa essere definiti l’ago della bilancia? Siete dati per terzi, e per questo indispensabili in caso di ballottaggio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io credo che a prescindere da come vada a finire, anche se dovessimo andare noi al ballottaggio, non esiste un ago della bilancia. Non siamo più alla politica di cinquant’anni fa dove il partito dava indicazioni e la gente votava in base a quanto veniva consigliato. Oggi viviamo un periodo storico nel quale le persone votano a prescindere da quello che la forza politica a cui sono più vicine può indicare o meno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si spieghi meglio…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Specie in un’elezione amministrativa, si vota il sindaco più che il partito. Si vota la persona. Non credo che spetti ai partiti orientare o meno il voto. Credo invece che le persone, quando vanno a votare, al ballottaggio abbiamo la consapevolezza di scegliere chi vogliono a prescindere da quello che il Movimento 5 stelle o il Partito Democratico o il centro destra possono indicare. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma quindi, se Sganga non arrivasse al ballottaggio e si dovesse presentare l’ipotesi di indirizzare il vostro elettorato da una parte o dall’altra?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Escludo che ci possa essere un’indicazione di voto. Come credo giusto che sia. Penso che le persone debbano decidere secondo coscienza a chi affidare la propria città. Bisogna essere informati, anche rispetto al passato. Chi può avere un’opinione negativa della nostra amministrazione, la deve avere informata su quanto è accaduto. Analizzando ciò che è successo, analizzando le cose fatte, a prescindere da quello che si può leggere sui giornali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardiamo proprio agli elettori, ai vostri in particolare. In questa campagna elettorale cosa vi dicono?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tante cose sono state fatte, tante sono ancora da fare. Ci sono insoddisfazioni dovute a percezioni personali di un disagio che non è vissuto come tale da altri. Stiamo ascoltando le persone, attraverso i banchetti, i mercati, la percezione della città che arriva da chi la vive ogni giorno. La sensazione che noi abbiamo colto nei confronti della forza che ha governato la città è positiva, ci sono naturalmente delle critiche com’è giusto che sia però mediamente non abbiamo avuto un feedback negativo, né totale né parziale. Il <em>sentiment</em> verso l’amministrazione appena passata è abbastanza positivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed ora siamo in campagna elettorale</strong>…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già, e ogni forza politica cerca di tirare l’acqua al proprio mulino, qualcuno promettendo cose che già un tempo non riusciva a fare nemmeno governando la città, e che ad oggi non è chiaro come possa riuscire a realizzarle. Dall’altra parte qualcun altro fa promesse che in qualche modo spaventano. E comunque non ho sentito progetti e interesse sull’ambiente, argomentati in modo serio, da nessuno in questi mesi di campagna elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sappiamo che questo è il punto focale, sia dello sviluppo di tutte le metropoli sia del nuovo corso storico anche derivante da quelli che sono i fondi che arriveranno dall’Unione Europea per il PNRR.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eppure i giovani sentono la minaccia climatica come incombente, rispetto ad altri temi…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti è molto grave che nella competizione elettorale non sia emerso il tema ambientale se non giusto in qualche passaggio, proprio perché bisogna mettercelo. Quando invece, secondo il mio punto di vista, è il vero tema, la vera sfida del futuro: costruire e trasformare le città in modo che siano pronte per il cambiamento climatico che è già in corso e che continuerà nei prossimi anni. Cosa che noi abbiamo fatto proprio costruendo dei piani strategici in questa direzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E riguardo le promesse che ha sentito e che l’hanno infastidita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sentito parlare di tre argomenti in particolare, durante uno dei confronti tra candidati. Ho sentito parlare dell’ipotesi di tangenziale est, di chiudere Porta Nuova per poter di conseguenza chiudere il passante ferroviario ed edificarci sopra, e poi l’esportazione da Torino di tartufo Barolo che non sono nemmeno torinesi. Forse chi propone questo, doveva candidarsi in Regione, non per la città. Ho sentito poi parlare tantissimo di lavoro ma come se fosse una competenza diretta dell’amministrazione, quella di creare occupazione. I posti di lavoro non li crea l’amministrazione che deve però creare le condizioni affinché vengano attratti investimenti, come noi abbiamo fatto, portando a casa anche molti risultati in questi cinque anni. Non è che andando in giro per il mondo si portano investimenti sul territorio e non lo si fa nemmeno grazie alle conoscenze. Lo si fa come lo abbiamo fatto noi, portando progettazioni serie e credibili che permettono agli investitori di decidere di guardare con fiducia alla nostra città.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/alberto-unia-dai-nostri-avversari-nessun-progetto-serio-su-ambiente-al-ballottaggio-nessuna-indicazione-di-voto/">Alberto Unia: “Dai nostri avversari nessun progetto serio su ambiente. Al ballottaggio nessuna indicazione di voto”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">93968</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Torino 2021, Cristopher Cepernich: “La popolarità non è consenso. Occhio a quartieri strategici  nell’andamento del voto”</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/torino-2021-cristopher-cepernich-la-popolarita-non-e-consenso-occhio-a-quartieri-strategici-nellandamento-del-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2021 14:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=93959</guid>

					<description><![CDATA[<p>Elezioni amministrative: si entra nella fase cruciale. Gli ultimi sondaggi danno i candidati sindaco pronti a giocarsi il tutto per tutto: l’ultimo di SWG, diffuso da La 7 nella serata del 16 settembre, dava i contendenti del centro destra e del centro sinistra entrambi tra una forbice di consenso tra il 40 e il 44 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/torino-2021-cristopher-cepernich-la-popolarita-non-e-consenso-occhio-a-quartieri-strategici-nellandamento-del-voto/">Torino 2021, Cristopher Cepernich: “La popolarità non è consenso. Occhio a quartieri strategici  nell’andamento del voto”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Elezioni amministrative: si entra nella fase cruciale. Gli ultimi sondaggi danno i candidati sindaco pronti a giocarsi il tutto per tutto: l’ultimo di SWG, diffuso da La 7 nella serata del 16 settembre, dava i contendenti del centro destra e del centro sinistra entrambi tra una forbice di consenso tra il 40 e il 44 per cento. Operazione recupero in piena volata, dunque, per il dem Stefano Lo Russo, candidato del centro sinistra che rispetto al candidato del centro destra Paolo Damilano è indubbiamente partito in ritardo, complice il Covid, le discussioni interne, le primarie. Solo qualche settimana prima dell’ufficializzazione e della discesa in campo della candidata pentastellata Valentina Sganga. Oggi, a un mese esatto dall’eventualità di un ballottaggio probabile, anche se i candidati proprio per la grande instabilità del momento proveranno ad accaparrarsi il Comune al primo turno, a fare un quadro del territorio che muoverà il proprio destino e quello dei candidati nelle urne, è <strong>Cristopher Cepernich</strong>, sociologo, docente universitario e studioso della comunicazione politica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sappiamo ormai come non esista praticamente più il voto d’appartenenza alla corrente, al partito, al movimento ma piuttosto una preferenza scelta da chi meglio rappresenta il bisogno e la risposta a quel bisogno, impellente e urgente, è appassionante il ruolo che alcune circoscrizioni potranno avere nella disputa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono quartieri che lei ha definito “ago della bilancia”. Quali sono?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La circoscrizione 3, Borgo San Paolo Cenisia Cit Turin Pozzo Strada, insieme ad altre, come alla 2 Mirafiori nord Santa Rita e a una parte della 7 Aurora Vanchiglia Madonna del Pilone Borgo Po. Queste sono quelle nella quale c’è una maggiore flessibilità quindi un ri-orientamento del voto tra primo e secondo turno. Questo emergeva già da dati del 2016. Significa che sono circoscrizioni, e quindi quartieri, dove c’è una maggiore fluidità. Per questo rappresentano un ago della bilancia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa si intende?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ formato da quella che noi abbiamo chiamato “la terza città”; né la periferia né il centro hanno spesso l’attenzione delle considerazioni e di cosa succederà in periferia e di cosa succede in centro città: in realtà ago della bilancia vuol dire che ciò che accade nei quartieri attorno al centro, quella che noi abbiano chiamato la terza città, è quello che realmente decide le elezioni al secondo turno, perché sono quei territori dove c’è un maggiore spostamento tra i due momenti elettorali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si tratta anche di territorio definiti “misti”, dove ci sono più livelli sociali, diverse tipologie di cittadini per cultura, possibilità economica e lavorativa. Che ruolo hanno i giornali nella disputa? I malevoli sostengono che quelli dei grandi gruppi siano sbilanciati verso un contendente in particolare.</strong>..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo che i giornali in questo momento siano schierati. Anzi mi sembra che ci sia più di altre volte una netta distanza, e per questo una visione più critica e obiettiva, rispetto a ciò che accade in città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La creazione del nemico, la paura. A volte la paura di non farcela. Quanto sono pericolose per i candidati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche e le strategie di campagna elettorale che polarizzano il voto, cioè che creano il nemico sono molto rischiose. Perché quando si attuano bisogna essere sicuri che le persone che si motivano siano maggiori rispetto a quelle che si motivano dall’altra parte. La storia della comunicazione politica è fatta di questo. Il berlusconismo e l’anticomunismo degli anni ’90 sono stati una struttura comunicativa elettorale e linguistica fondamentale per il centrodestra, ma esattamente il più delle volte si demonizzavano gli uni con gli altri riattivando gli uni i nemici degli altri. E’una tecnica difficile da utilizzare perché bisogna essere sicuri che dicendo che c’è un nemico quel nemico sia più temuto del proprio, ed è quello che provoca la riattivazione nei propri elettori.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una tecnica che potrebbe rilevarsi un boomerang. Sa che molti torinesi a distanza di due settimane dal voto non conoscono nemmeno il nome dei candidati? Certo non di tutti e tredici, ma spesso nemmeno dei tre principali.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ultimo tempo c’è stato un recupero rispetto alla città nel conoscere i candidati che, effettivamente all’inizio non erano noti e probabilmente su questo c’è un recupero. Quello che commenterei è che la popolarità del candidato è direttamente proporzionale alla lunghezza della campagna. Tanto più la campagna è lunga, tanto più si investe in comunicazione presenza e visibilità, tanto più cresce la popolarità dei candidati. Aggiungo, e questo va sempre tenuto in considerazione, che la popolarità non è consenso. Un candidato può essere conosciuto tantissimo ma non significa che è molto quotato. Non confondere è importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/torino-2021-cristopher-cepernich-la-popolarita-non-e-consenso-occhio-a-quartieri-strategici-nellandamento-del-voto/">Torino 2021, Cristopher Cepernich: “La popolarità non è consenso. Occhio a quartieri strategici  nell’andamento del voto”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">93959</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Palestre al via: da oggi con una settimana d’anticipo</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/palestre-al-via-da-oggi-con-una-settimana-danticipo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 May 2021 11:43:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=91919</guid>

					<description><![CDATA[<p>Palestre, al via. Si torna a staccare il bilanciere, a correre sul tapis roulant, a liberarsi dalle ansie e dal logorio della vita moderna resa ancor più pesante dalla pandemia. Niente doccia, ma sì allo spogliatoio per cambiarsi, in rispetto degli spazi personali e altrui. Si è aperto con sette giorni di anticipo, rispetto al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/palestre-al-via-da-oggi-con-una-settimana-danticipo/">Palestre al via: da oggi con una settimana d’anticipo</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Palestre, al via. Si torna a staccare il bilanciere, a correre sul tapis roulant, a liberarsi dalle ansie e dal logorio della vita moderna resa ancor più pesante dalla pandemia. Niente doccia, ma sì allo spogliatoio per cambiarsi, in rispetto degli spazi personali e altrui. Si è aperto con sette giorni di anticipo, rispetto al primo giugno che era stato settimane fa annunciato e se la notizia ha fatto applaudire il pubblico di forzati del fitness on line, ai gestori ha fatto arricciare in naso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Aprire una palestra non è come tirare la serranda di un negozio – spiega <strong>Cesare Fornasero</strong> amministratore delegato di <strong>Orange Palestre</strong> – . Si tratta di una realtà che è chiusa da otto dieci mesi. La decisione di riaprire prima ci ha obbligati a una forte accelerazione, richiamare i dipendenti che erano in cassa integrazione e che si erano organizzati per i tempi previsti, abbiamo fatto le notti da quando abbiamo avuto la notizia fino ad oggi e riapriamo. Siamo positivi, siamo carichi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la pandemia ha obbligato il mondo a fermarsi, c’è chi ha colto nel momento un’opportunità per cogliere il cambiamento in atto e per modellare le proprie offerte in base a una domanda che non sarà più la stessa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ci siamo strutturati rilevando due nuovi sedi, passando da otto a dieci; non siamo stati solo a prendere pugni ma abbiamo cercato di rialzarci, con grinta, migliorando la nostra capillarità sul territorio torinese: abbiamo sviluppato tutta la parte digitale per riorganizzarci al meglio”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Modalità di abbonamento snelli, senza annuali o semestrali prepagati hanno dato la possibilità all’azienda di interrompere i pagamenti dai clienti ed ora chi vorrà continuare lo farà, chi non potrà o non vorrà potrà scegliere. Le paure per il contagio del Covid ci sono e anche per questo le modalità di allenamento sono cambiate.&nbsp; “Abbiamo sviluppato un’app che ti dà la possibilità di allenarti in modo interconnesso. Sarà attiva dal primo giugno – annuncia Fornasero –&nbsp; . La voglia di ripartire nostra, dei nostri dipendenti e dei nostri clienti è tanta. Non ci siamo mai persi d’animo, adesso bisogna girar la chiave. Abbiamo cambiato i modelli di abbonamento, offendo ancor più elasticità”.&nbsp; Un’opportunità per snellire e svecchiare il mondo del fitness, come sottolinea lo stesso Fornasero che parla di una “palestra on demand, in digital training. Per un allenamento sia fisico che digitale”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbonamenti disdetti, ma spese che non sono certo mancate. “Non siamo un’associazione sportiva ma una società commerciale – sottolinea Fornasero – e la perdita stimata rispetto al 2019, nel 2020 è stata del 45 per cento, tenendo conto che abbiamo lavorato qualche mese. Nel 2021, sempre rispetto al 2019, la perdita è stata del 70 per cento. Il tutto è stimabile in cinque milioni di euro. Di fronte a questa cifra, i 60 mila euro di ristori che abbiamo ricevuto sono poca cosa… ma siamo contenti di aver potuto avere la cassa integrazione per i nostri dipendenti”. Ma se Fornasero è ben consapevole che lo Stato certo non può mettere una pezza adeguata alle perdite economiche di un’azienda come quella che rappresenta, sottolinea come il Governo non abbia fatto adeguatamente la sua parte nell’ambito delle locazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“La cosa peggiore è non mettere una regola sulle locazioni: non c’è normativa che mi dia la possibilità di interloquire coi miei proprietari che non sia quella informale. Abbiamo avuto il credito di imposta per ottobre, novembre, dicembre ma i proprietari da gennaio hanno avuto il diritto di chiedere il 100 per cento di locazione. Che diventa un suicidio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla grande esperienza collettiva a quella individuale. Davide Cormegna, apprezzato personal trainer, con il covid è rimasto a casa, come tutti i suoi colleghi della grande palestra con la quale collaboravano. Anche lui non si è perso d’animo, e dopo aver guardato intorno, a messo in atto tutte le strategie di marketing che, coniugate alla sua professionalità, avrebbero potuto creare un nuovo mercato: perché la voglia di benessere delle persone non se ne andrà mai e dopo aver passato mesi a impastare, cucinare, cantare dai balconi, o semplicemente dare sfogo alla propria passione per le serie tv, tutti ci siamo domandati che cosa avremmo potuto fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il modo delle palestre ha subito dei danni ingenti – ammette Cormegna – e&nbsp; i dati riportano che almeno il 30 per cento chiuderà”.&nbsp; “Chi fa il mio lavoro ha avuto due strade: quella di aspettare che le cose tornassero alla normalità o inventarsi nuove opportunità: arrivati ad oggi, con l’apertura tanto attesa delle strutture, molti dei miei colleghi torneranno in palestra, ma altri come me hanno modificato la professione lavorando sia on line sia a domicilio. E’ un modo diverso di arrivare al cliente, che giunge proprio a causa della pandemia che ha rivoluzionato il mondo del fitness, che in questo momento è in continuo cambiamento”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allenarsi on line, come negli anni 80 le nostre mamme facevano gli slanci con le gambe e i piegamenti seguendo l’aerobica che arrivava prepotentemente dagli Stati Uniti? Quello che propone l’on line in realtà è un tipo di allenamento attivo e partecipato. Non stiamo parlando di lezioni caricate da chiunque sulle piattaforme di maggior successo che spesso non danno l’idea corretta dei movimenti da eseguire ma, piuttosto, un vero e proprio personal dall’altra parte della web cam, che segue, che consiglia. Un bel passo avanti che la tecnologia mette a disposizione. A questo punto viene da domandarsi se l’istruttore, il coach come l’abbiamo inteso fino a qualche mee fa avrà ancora spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“E’ necessario essere chiari – precisa Cormegna &#8211; L’online ha cambiato drasticamente il modo di allenarsi delle persone, ed è diventato un businnes nel quale il vero professionista si vede. On line raggiungi un numero di persone molto più alto, rispetto a quello one-to-one, che devono essere seguite con attenzione, mai lasciate sole. Un professionista come me ha una grande opportunità dal fitness on line, e mi sono reso conto che dà ottimi risultati”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la socialità, le sfide alla panca, le alzate coi manubri e il sudore sulla ghisa saranno solo più un nostalgico ricordo? “Esisterà ancora l’istruttore, non c’è certo da preoccuparsi – conclude Cormegna – e spero che si giunga a una normalità il più presto possibile, in modo che tutte le persone possano ritornare al loro allenamento in sicurezza. Molti si vedono in palestra, si incontrano, fanno amicizia. Ed è la parte del contatto umano quella che è mancata di più. Dopo un anno di pandemia abbiamo difronte grandi punti interrogativi. Sta a noi trasformarli in sfide da vincere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/palestre-al-via-da-oggi-con-una-settimana-danticipo/">Palestre al via: da oggi con una settimana d’anticipo</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">91919</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cinema e la riapertura che non decolla. Pochi film in cartellone e troppo costi per sale al 50 per cento</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/cinema-e-la-riapertura-che-non-decolla-pochi-film-in-cartellone-e-troppo-costi-per-sale-al-50-per-cento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosanna Caraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 14:06:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=91492</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cinema al nastro di ri-partenza: una data, quella del 26 aprile scorso che in realtà per molti operatori del settore è solo un’icona alla quale la politica ha voluto consacrare un significato simbolico. Per fare in modo che lo start sia autentico sarebbero stati necessari altri confronti, e altro tipo di aiuti, che ad oggi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/cinema-e-la-riapertura-che-non-decolla-pochi-film-in-cartellone-e-troppo-costi-per-sale-al-50-per-cento/">Cinema e la riapertura che non decolla. Pochi film in cartellone e troppo costi per sale al 50 per cento</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cinema al nastro di ri-partenza: una data, quella del 26 aprile scorso che in realtà per molti operatori del settore è solo un’icona alla quale la politica ha voluto consacrare un significato simbolico. Per fare in modo che lo start sia autentico sarebbero stati necessari altri confronti, e altro tipo di aiuti, che ad oggi non sarebbero ancora arrivati compici alcune scelte in buona fede ma poco oculate fatte dal governo e una cecità della Regione che, anziché aprire un confronto con gli attori dell’industria cinematografica, intesa come produzione e soprattutto distribuzione, ha preferito dire no tassativamente a un emendamento che le opposizioni avevano presentato al bilancio preventivo 2021.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La maggioranza ha cassato quella proposta senza appello – lamenta <strong>Arrigo Tomelleri </strong>presidente di <strong>Anec Associazione Nazionale Esercenti Cinema Piemonte</strong> – e questo ci ha lasciati particolarmente amareggiati: non si è tenuto conto della necessità di un tessuto come il nostro che, nella pandemia ha perso 400 milioni di euro che non sono pochi, specie considerando quante persone lavorano nell’indotto cinematografico”. L’emendamento proposto, chiedeva uno stanziamento di cinque milioni in tre anni “potevano rispondere che la cifra era troppo alta – continua Tomelleri – che si sarebbe dovuto lavorare a una proposta diversa: invece abbiamo ricevuto un no secco e senza appello. Le 140 aziende che aderiscono all’Anec hanno circa 800 dipendenti, numeri da industria non secondaria. Su Torino aziende come Massaua, Ideal, Reposi, non hanno ancora aperto perché i costi per quelle strutture sono così alti che non conviene farlo. A fronte di alcuni interventi che lo Stato non ha fatto, molti scelgono di tenere i dipendenti in cassa integrazione, tenendo presente che abbiamo vinto una grande battaglia nel vederci concedere la cassa integrazione straordinaria, che per i lavoratori dello spettacolo inizialmente non era prevista” Sempre secondo Tomelleri, il decreto che sancisce l’ingresso nelle sale per il Il 50 per cento della capienza  danneggia le sale medio piccole: “se ho mille posti da vendere, posso far sedere 500 persone mentre prima erano 200. Ma sei i posti in sala a pieno regime sono cento, diventano 50. Mentre prima coi distanziamenti e tutte le attenzioni, in gestore poteva dare accesso fin a 80 spettatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ad amareggiare per la bocciatura dell’emendamento dedicato al cinema nel bilancio di previsione, è la mancata considerazione da parte della maggioranza del ruolo sociale delle sale cinematografiche: “Ci saremmo aspettati, almeno, che se ne capisse l’importanza. Abbiamo lavorato tanto con Film Commission, con Piemonte Movie, per creare un circuito molto virtuoso con piccole sale che avevano il compito di diffondere film e documentari prodotti in Piemonte. Quelle sale oggi corrono il rischio di non riaprire; le piccole comunità se non hanno sensibilità e aiuto, spengono la luce: se la spegni in città te ne accorgi poco, ma nella piccola comunità te ne accorgi molto di più”. E se viene chiuso un cinema in un piccolo comune di montagna, magari l’unico, e per andare a vedere un film bisogna fare venti chilometri, le famiglie da casa non escono più e i ragazzi preferiscono fare altro. Per questo soprattutto nei centri periferici il cinema è socializzazione.&nbsp; “C’è uno studio della Bocconi – dice ancora Tomelleri – che fotografa lo spettatore come quello che spende tre volte il prezzo del biglietto in attività collaterali quali la cena in pizzeria, i pop corn… Quei finanziamenti erano destinati a tenere in vita piccoli centri e piccoli cinema: è socialità”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il Teatro Regio – ricorda ancora Tomelleri &#8211; ha finanziamenti pubblici e non ha il problema iniziale di tornare nei costi perché se non ci rientra chiude. La differenza tra il cinema e il teatro è che il primo è un’industria che vive soltanto sullo sbigliettamento, salvo un’istituzione come il Museo del Cinema che ha finanziamenti pubblici. Il cinema se ad esempio proiettando Nomadland non fa incasso perché non c’è pubblico, va in perdita. Su otto euro di biglietto, il 50 per cento noi lo diamo a chi ci fornisce il prodotto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà del Piemonte e dei centri lontani da Torino è molto complessa dunque, ben lontana dai clamori dei titoli di giornali che costruiscono intorno alla parola “riapertura” una narrazione di positività che molto spesso non è poi accompagnata dalle reali capacità e opportunità del territorio, che per natura non può rispondere nello stesso modo a uno stimolo. Servono prodotti più generalisti e commerciali che riaccolgano il pubblico in sala, non basta riaprire con Nomadland e sperare di fare il botto. “Qualità per tutti, per ogni tipo di pubblico, in prodotti che devono riportare le persone in sala”. Questa è in sintesi la richiesta, e l’obiettivo, di<strong> Simone Castagno, amministratore delegato del Cityplex Massaua </strong>che fa parte del consorzio UniCi Unione Cinema il quale raggruppa 70 sale, e questo ne fa una realtà imprenditoriale molto variegata, dalla Sicilia al Piemonte; rappresenta il 15 per cento del mercato, quindi un referente importante nel rapporto con le distribuzioni. “La sensazione che abbiamo è positiva – dice Castagno &#8211;&nbsp; innanzi tutto finalmente si riparte e lo si fa con competitività e con un prodotto da qui a ottobre sulla carta ben definito. Se il piano vaccinale dovesse funzionare andremo incontro a un ritorno alla normalità che ci auguriamo prossimo, con il ritorno a scuola”. Le prospettive sono positive, anche se la fase di ripartenza avviene in contesti effettivamente difficili perché “con il coprifuoco, la chiusura dei bar, la necessità della misurazione della temperatura, la conservazione per 14 giorni delle presenze dei clienti, creano certamente dei rallentamenti”. “I cinema sono tra i luoghi più sicuri al mondo – aggiunge Castagno –&nbsp; scontiamo un eccesso di zelo richiesto dal Comitato ma ci adeguiamo se questo ci consente di apparire agli occhi del pubblico più sicuri”. Il cinema sembra essere sicuro non solo per la monodirezionalità, perché si sta in silenzio, per il distanziamento, ma per il semplice motivo che “abbiamo una normativa per il ricambio d’aria che ci porta 20 mt cubi di aria all’ora per persona, avendo una capienza dimezzata oggi questo parametro che in condizioni normali vuol dire in funzione della dimensione della sala, da due e mezzo a tre e mezzo ricambi di aria per ora, si raddoppia – sottolinea Castango – .La media oggi è di sei ricambi d’aria orari, che la normativa sui ricambi aria ora per i reparti covid ospedalieri”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pubblico ha un gran desiderio di tornare al cinema, il motivo per cui il Massaua cercherà di riaprire il 20 è proprio per la grande richiesta di intrattenimento. Anche per Castagno non mancano le perplessità: “I due aspetti che ci preoccupano sono quello rispettivo al protocollo che ci auguriamo possa essere progressivamente alleggerito, in funzione dell’andamento della pandemia, e il secondo naturalmente riguarda il nuovo equilibrio di rapporti di distribuzione di contenuti con lo streaming che in questo momento evidentemente è oggetto di un prossimo tavolo con il Ministero”. L’esempio è da seguire è quello della legislazione francese. “E’ necessario un dialogo con le major anche per un uso più intelligente e integrato per le piattaforme – propone Castagno – . E’evidente che prodotti che si basano su una certa serialità possano essere spalmati tra sala e piattaforma. E’stato fatto con “l’Immortale”, che ha avuto un grandissimo successo: primo esempio di complementarietà tra sala, tv e serialità di piattaforma”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attivare l’interserialità con le giuste tutele può favorire il rilancio culturale. Con il Recovery e tutte le misure di sostegno che potrebbero essere messe a disposizione del settore dell’audiovisivo per gli anni prossimi potrebbe esserci un futuro roseo ma dovremo essere bravi, con il miglioramento dei servizi, del prodotto, della filiera, della qualità delle sale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio sul prodotto e sulla sua “freschezza” qualche perplessità in più viene sollevata da Arrigo Tomelleri “Il prodotto che arriva oggi è stato già venduto alle piattaforme, per il pubblico non è nuovo ma già vecchio, il decreto firmato il primo maggio è andato in gazzetta ufficiale senza consultare le categorie. La deroga ai film italiani di poter andare in piattaforma 30 giorni dopo l’uscita in sala fino al 30 dicembre; e questo non aiuta il cinema perché il cinema di un certo tipo, italiano e d’autore ha difficoltà ad arrivare in provincia la prima settimana. Deve aspettare il lancio delle grandi sale, le stesse riaperture a Torino sono basate su un solo film che il 30 di aprile è andato direttamente in piattaforma che è Nomadland, l’unica nuova presenza ora è Woody Allen che vedremo come va. Per il resto abbiamo il rischio di trovarci le sale vuote a causa dell’assenza di prodotto. I cinema piccoli possono ambire al crearsi una nicchia. Il cinema del pop corn non vive in questo momento, se ne parla dopo il Festival del Cinema di Venezia… ma è un guaio – e ne sottolinea il motivo – . La nostra azienda ha un costo anche se è chiusa. Pensiamo all’affitto, alla tari che non è stata tolta, siamo coi nervi a fior di pelle. Se non c’è un provvedimento che dice che almeno si può star fuori fino alle 23, a mezzanotte, la ripartenza non c’è. Con il coprifuoco alle 22 le persone non possono andare al cinema, se da Moncalieri a Torino ci metti mezz’ora per arrivare in centro, mi spiega come si fa ad arrivare al cinema, guardare il film e tornare a casa per tempo?”</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/cinema-e-la-riapertura-che-non-decolla-pochi-film-in-cartellone-e-troppo-costi-per-sale-al-50-per-cento/">Cinema e la riapertura che non decolla. Pochi film in cartellone e troppo costi per sale al 50 per cento</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">91492</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
