di Diego Novelli
In una stagione, tormentata come quella che stiamo vivendo, colma di episodi individuali e collettivi che non lasciano ben sperare per il futuro, malgrado gli ottimismi renziani e del simpatico amico Oscar Farinetti, gli studiosi seri in materia del carattere e del comportamento degli esseri umani ci dicono che occorreranno non uno o due anni per raddrizzare l’attuale degrado, etico e civile, ma un salto generazionale.
Chi ha compiti di governo a tutti i livelli – centrali e periferici – oltre all’economia, alla finanza, al lavoro, dovrebbe considerare tra le priorità l’educazione, l’istruzione, la cultura, per concorrere a formare dei cittadini diversi da quelli che a partire dagli anni Ottanta, in modo particolare in Italia, e sempre più preoccupante, stanno prendendo il sopravvento.
Sempre chi studia psicologia e pedagogia va ripetendo (ahimè sinora in vano) che si deve partire dalla scuola del pre-obbligo, dagli asili nido (0-3 anni), dal luogo dove si ha il primo contatto esterno alla famiglia e si conosce il vivere in comune con altri simili. Ecco perchè gli asili nido, le scuole materne (3-5 anni) e la scuola dell’obbligo (6-14 anni) dovrebbero figurare nel bilancio dei Comuni e delle Stato come investimenti fondamentali per la formazione del futuro cittadino e dovrebbero essere assicurati a titolo gratuito per tutti i bambini e ragazzi di ogni ceto sociale.
La notizia apparsa oggi sui giornali che il commissario al Comune di Roma, il prefetto Francesco Paolo Tronca, avrebbe intenzione di privatizzare i pochi asili nido municipali della Capitale per ridurre le spese, lascia non solo perplessi.
L’opposizione all’eventuale provvedimento è stata pressochè unanime: dai sindacati, ai partiti dell’ex maggioranza e dell’opposizione tranne la formazione che fa capo al ministro dell’Interno Angelino Alfano verso la quale il prefetto Tronca non avrebbe mai nascosto le sue simpatie.





