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domenica, 31 Maggio 2020

Alla Festa de L’Unità di Torino ha vinto il forum. Parco Ruffini resta un sogno

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Saverio Mazza, responsabile dell’organizzazione del Partito Democratico di Torino, un bilancio a caldo sulla Festa de l’Unità appena conclusa?

Se intende un bilancio economico, questo sarà illustrato prossimamente dal Tesoriere. Posso darle una valutazione organizzativa e politica. Certo. La prima settimana siamo stati penalizzati dal meteo, l’ultima invece è stata molto più partecipata. Anche l’offerta dei dibattiti complessivamente è stata più interessante, nonostante le numerose defezioni. Direi che è oggettivamente andata bene, code agli stand, dibattiti pieni.

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A proposito delle defezioni. In tanti hanno dato “buca” all’ultimo. È arrabbiato?

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Di certo non sono contento. Ho capito però il momento delicato per la formazione del Governo. È evidente però che io debba capire anche (probabilmente in primis) chi punta sulla presenza di big nazionali per non vedersi vanificato il proprio lavoro volontario. Comunque alla fine anche da questo punto di vista il bilancio è positivo.

Molti dibattiti, ma soprattutto i forum tematici

Ecco questa è stata una piacevole sorpresa. Era un format sperimentale e direi che possiamo ritenerci soddisfatti. Ora il tema sarà non disperdere ciò che è venuto fuori da questi momenti. I forum devono rimanere attivi, una brace sempre accesa. Un luogo ove ci si incontra con tutte le associazioni, categorie, comitati, cittadini che abbiamo incontrato in questi 15 giorni. Ovviamente questi Forum non saranno “strutturati” nel PD, intesi come organi di partito, altrimenti non potrebbero mantenere quella caratteristica che li ha contraddistinti, ossia aperti e inclusivi all’esterno.

Mi dica la verità, funziona ancora il format della Festa de l’Unità?

Mettiamola così, il format, nonostante le ultime esperienze positive, se vuol sopravvivere deve necessariamente rinnovarsi, sia dal punto di vista logistico – strutturale che sul resto. In quindici giorni, si concentrano tante riflessioni ed approfondimenti che potrebbero stare in un anno interno di attività politica. Faticoso.

Ogni anno si pone il tema del ritorno a Parco Ruffini o in location più agevoli per la cittadinanza

Si, dopodiché tutti sanno che in quei casi dovremmo affrontare dei costi enormi di suolo pubblico. Continuo a pensare che sarebbe giusto che le Feste di Partito fossero agevolate.

In questi quindici giorni di settembre, nei parchi cittadini, in aree di passaggio pubblico, piuttosto che nulla non sarebbe stato meglio un luogo di approfondimento politico e di ottima e genuina gastronomia come la Festa de l’Unità? Poi uno può condividere o meno.

Quindi niente Parco Ruffini neanche il prossimo anno?

Guardi, l’anno prossimo non sarà una Festa de l’Unità qualsiasi, sarà “la” Festa de l’Unità prima delle elezioni  amministrative del 2021. Mi auguro che tutti capiscano che quel momento potrà segnare l’inizio vero e proprio della campagna elettorale. Mi auguro ci sia questa consapevolezza e che si tramuti in uno sforzo ulteriore da parte di tutti.

Anche economico?

E si. Non si fanno nozze coi fichi secchi.

Dal punto di vista politico invece?

Beh, abbiamo iniziato la Festa quando eravamo opposizione nel Paese e acerrimi competitori dei Cinque Stelle. L’abbiamo finita che siamo al Governo con i Cinque stelle e qualcuno immagina anche alleanze a livello locale. Diciamo che dal punto di vista politico è successo qualcosina.

Qualcosa di positivo?

Qualcosa di schizofrenico invece. Le vicende che hanno portato il PD al governo con il M5S sono frutto di dinamiche e tempistiche del tutto diverse dai temi locali. Ravviso questa schizofrenia soprattutto tra coloro che anche per eleggere un Segretario di Circolo con 10 iscritti è molto attento ai processi partecipati, inclusivi, dibattuti. Convenzioni, Congressi, Primarie etc…

E poi in 48 ore gli stessi ti spiegano che il centro sinistra può allargarsi ad Appendino, se non è schizofrenia questa… Comunque ieri sera il Segretario Nazionale, Zingaretti, ha rimesso le cose in quadro, dando autonomia decisionale ai territori. Una cosa è sperimentare, un’altra cosa è aver toccato con mano l’esperienza negativa del M5S al Governo della Città.

Un momento simbolo di questi quindici giorni?

Aver toccato con la mano la Storia. L’incontro tra monsignor Bettazzi e Walter Veltroni sui 35 anni dalla morte di Berlinguer. Un momento significativo.

Con Zingaretti ha temuto si cantasse Bandiera Rossa come a Ravenna?

Il PD è un partito che deve guardare al futuro. Essendo nato nel 2007, è il Partito di molti giovani che non hanno vissuto la storia dei Partiti “originari”. Detto ciò, non si va avanti vergognandosi di parte delle proprie radici. Alla Festa de l’Unità di Ravenna c’era una sala dedicata a Zaccagnini, così come in molte iniziative vive il ricordo di Moro, Pertini, ma anche di Zanone o lo stesso Saragat. Diciamo che il Pantheon è ampio.

Quindi per tornare alla sua domanda, no, non ho temuto si cantasse bandiera rossa. Piuttosto temo le braccia tese.

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