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giovedì, 30 Maggio 2024

Al via la Fondazione del ‘900. Luca Cassiani: “Soddisfazione per un progetto straordinario”

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di Bernardo Basilici Menini

Prende finalmente il via la piena adesione della Città di Torino al progetto Fondazione Polo del ‘900, promosso, oltre al Comune, dalla Regione Piemonte e dalla Compagnia di San Paolo. Lo scopo è la trasformazione dei Quartieri Militari di via del Carmine in una sede unitaria di istituti culturali cittadini coinvolti nella ricerca e nella diffusione sulle tematiche del novecento cittadino e piemontese. La fondazione si occuperà di promuovere iniziative, eventi e attività culturali, oltre alla gestione del patrimonio storico e culturale torinese.

Il Polo del ‘900 gestirà inoltre le strutture e i servizi degli “immobili che ospiteranno gli archivi, le biblioteche, le collezioni e gli uffici di enti e istituti che si trasferiranno nel nuovo Polo”. L’inaugurazione è prevista per il mese di marzo.

Tanti i partner culturali del progetto: dalle associazioni di partigiani, tra cui l’ANPI e l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, agli istituti e alle fondazioni storiche e museali.

Esprime grande soddisfazione Luca Cassiani, presidente della Commissione Cultura del Comune di Torino: «Il Polo del Novecento è un progetto straordinario che ci restituisce la fruizione dei quartieri militari juvarriani, trasformandoli in un centro culturale di riferimento non solo per studiosi e ricercatori, ma per tutte le persone sensibili ai temi che hanno segnato la storia del Novecento, dalla guerra, ai movimenti della resistenza, ai temi dei diritti e delle libertà».

«Nasce da un percorso fatto dalla Città con la Regione Piemonte e la Compagnia di San Paolo –continua Cassiani– con l’intento di creare un progetto culturale in sinergia, mettendo insieme istituti culturali della nostra città, associazioni partigiane e realtà della resistenza italiana uniti dalla finalità di conservare, trasmettere e diffondere la storia del Novecento. Non solo come memoria del passato –conclude–  ma anche come una chiave di lettura della contemporaneità».

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