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venerdì, 7 Agosto 2020

Affidi, nasce comitato contro legge “Allontanamento zero”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

A Torino il comitato ‘Zero allontanamento zero” contro l’annunciata legge regionale della Giunta Cirio sull’“Allontanamento zero” dei minori, si è costituito a l’obiettivo, chiedere il ritiro della legge e l’apertura di un tavolo di confronto.

Fra i primi promotori una trentina di soggetti, dall’Associazione nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie alla Camera Minorile di Torino, dai Centri Antiviolenza del Piemonte al Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile di Torino, dai sindacati al coordinamento nazionale “Se non ora quando?”.

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Nel comitato raccoglie associazioni, ordini professionali, docenti universitari, organizzazioni sindacali, e singoli medici, avvocati e pedagosisti che ritengono la proposta dell’assessore ai Bambini del Piemonte, Chiara Caucino, «una iniziativa che mina un sistema di eccellenza pubblico». 

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«Non è negando che esistono nuclei familiari in difficoltà – affermano gli esponenti del comitato – che si tutelano i minori. Ogni bambino ha diritto a vivere in una famiglia adeguata a uno sviluppo affettivamente sano ma il superamento di difficoltà importanti come problemi psichiatrici, dipendenze e abusi, non si risolvono in tempi brevi».

«La legge – aggiungono – prospetta un progetto educativo familiare di almeno sei mesi prima di ricorrere ad altre iniziative, ma è grave attendere sei mesi per accogliere in una condizione più adeguata i minori maltrattati, esposti a violenza assistita, che hanno genitori con disturbi psicologici gravi o con dipendenze, e si trovano in pericolo per la salute o per la vita. Anche i tempi per raccogliere eventuali disponibilità dei parenti fino al quarto grado contribuisce al ritardo».

«L’affido familiare – spiegano – è concepito per non allontanare: significa dare a chi nasce in una condizione difficile una risorsa umana e sociale aggiuntiva e non certo “strappare i bambini”».

 

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