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mercoledì, 22 Maggio 2024

A Torino la vita media si allunga. Scendono alcool e fumo come causa di morte. Saitta: “La domanda di salute è cambiata”

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di Moreno D’Angelo

I torinesi hanno guadagnato otto anni di vita e la loro salute è migliore di quella di chi abita nel resto del Piemonte e non solo. E’ quanto emerge dalle prime anticipazioni dello “Studio longitudinale torinese”, realizzato dal Servizio di epidemiologia della Regione Piemonte su un periodo che va dal 1972 al 2011. Un documento sulla ricerca, che sarà integralmente presentata a gennaio, è stato oggi anticipato alle Commissioni Sanità del Consiglio regionale e del Comune di Torino oltre che ai presidenti delle Circoscrizioni cittadine. Oltre alle note positive che collocano Torino davanti a molte città italiane e specie del sud nei parametri di salute pubblica, la ricerca attesta la persistenza di diseguaglianze che si riscontrano nelle diverse fasce sociali e economiche. «In 40 anni – spiega l’epidemiologo Giuseppe Costa, responsabile dell’Asl To3 – si è ridotta la differenza nell’aspettativa di vita fra donne laureate e meno istruite, che è scesa da 5 a 3 anni e mezzo, mentre assistiamo a un aumento – da 4 a 5 anni – del gap per quanto riguarda gli uomini. Va comunque considerato che la diversità dei tassi di mortalità fra le persone con diversi livelli di istruzione è decisamente più contenuta rispetto a quella registrata in parecchi stati europei, inclusi i paesi scandinavi».

Per l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, partendo dalla delibera che ha dato vita a una nuova Asl unica per la città di Torino – «Questi dati confermano la necessità di politiche sanitarie ma anche di politiche economiche. Le disuguaglianze non si riducono solo con l’offerta sanitaria: è noto che circa il 70% del contributo alla longevità è dato dalle condizioni socio-economiche, dagli stili di vita e dal miglioramento delle condizioni ambientali».

Entrando nel merito dei fattori che hanno contribuito all’allungamento della vita media a Torino viene rilevato come la mortalità legata all’abuso di alcool sia dimezzata mentre quella legata al fumo sia scesa del 40%.Si registra inoltre una riduzione del 60 per cento della mortalità per le malattie “evitabili” attraverso cure più tempestive, diagnosi precoci, presa in carico di pazienti cronici. Buone notizie arrivano anche nella cura del diabete,la più frequente delle malattie croniche con 40mila torinesi colpiti, ambito nel quale l’assistenza sanitaria è riuscita – secondo quanto affermato dalla nota della Regione Piemonte – a limitare le disparità esistenti. Anche per gli scompensi cardiaci, che rappresentano la principale causa di ospedalizzazione, si è riscontrato dal 2000 in avanti come la mortalità intra ospedaliera si sia ridotta dal 10 al 7%, mentre è rimasta stabile negli altri casi. Tra gli altri fattori di miglioramento del servizio sanitario si registra come, dal 1995 al 2012, l’assistenza territoriale abbia fatto sensibili passi in avanti con un tasso dei ricoveri per patologie croniche, considerati “evitabili”, ridotto del 28 per cento fra gli uomini e del 22 per cento fra le donne. In conclusione a documentare i miglioramenti dell’assistenza sanitaria vi è il crollo del tasso di mortalità correlata al parto sceso in 40 anni dal 53,4 al 3,7 su 100.000.

Antonio Saitta si dice soddisfatto da questi dati ma precisa «sappiamo bene che la domanda di salute è ormai cambiata profondamente. I sistemi sanitari nazionali e regionali si devono confrontare con fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, il calo demografico, l’immigrazione, l’insorgenza di nuove malattie, il costo elevato dei farmaci innovativi: situazioni complesse da affrontare e gestire con un approccio nuovo rispetto al recente passato, recuperando l’ottica dell’ascolto e promuovendo stili di vita corretti».

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