Il pg di Torino Elena Daloiso ha chiesto la conferma della condanna di primo grado a 10 anni per tre dei quattro componenti della ‘banda dello spray’, i giovani di origine maghrebina che ha messo a segno furti e rapine confondendo le vittime con spray urticante in piazza San Carlo la sera del 3 giugno 2017, in occasione della proiezione della finale di Champions League. La folla in preda al panico provocò oltre 1.500 feriti, due dei quali morirono poi per le conseguenze.
“Ci sono persone che dopo questa tragedia non avranno più il coraggio di entrare in un cinema, andare a un concerto”, ha sostenuto il procuratore davanti ai giudici della Corte d’Assise. La posizione del quarto imputato, Hamza Belghazi, è stata per il momento separata perché il giovane è risultato positivo al Covid-19 e non ha potuto partecipare all’udienza.
Secondo il procuratore generale Mohammed Machmachi, Es Sahibi Aymene e Sohaib Boumadaghen avrebbero commesso la rapina che è, “causa primaria” di tutto ciò che è avvenuto successivamente. Per spiegare perché non sarebbe possibile parlare di colpa ma va contestato il dolo, il pg ha citato i criteri fissati dalla Corte di Cassazione per la sentenza Thyssen. Una ventina i video, mostrati sugli schermi della maxiaula della corte d’appello di Torino, che hanno aiutato a ripercorrere la sera della tragedia di piazza San Carlo. I momenti di panico, la seconda ondata di folla, il momento in cui una delle vittime – Erika Pioletti – viene schiacciata e poi soccorsa. Così la pg Elena Daloiso ha raccontato quegli undici minuti intercorsi tra le 22.12 e le 22.23 del 3 giugno 2017 nei quali la folla è scappata, in due diverse ondate.
Secondo Daloiso senza la rapina quella sera “non sarebbe successo niente” e ci sarebbe “un filo continuo” che collega i fatti successivi: anche la morte di Marisa Amato, mancata un anno dopo la tragedia, oltre a quella di Erika Pioletti, sarebbe da attribuire alla prima ondata di folla in fuga e non alla seconda.





