Il consigliere comunale Aldo Curatella commenta la notizia che vedrebbe un autista di GTT che “ha avuto sintomi potenzialmente collegati al COVID-19” tornare a lavoro.
“L’autista – spiega Curatella – diligentemente ha seguito le procedure di sicurezza previste di quarantena domiciliare volontaria avvisando proprio medico curante e GTT allo scopo di tutelare colleghi e cittadini utilizzatori del trasporto pubblico.
Da quanto si apprende, risulta che dopo 14 giorni di quarantena domiciliare volontaria e in assenza di doppio tampone negativo tale autista riprenderà regolare servizio alla guida dei mezzi GTT a partire dal prossimo martedì 14 aprile 2020”.
Il consigliere Curatella continua: “Il Piemonte è ormai una delle prime tre Regioni come numero di contagi da COVID-19 ed è fondamentale agire in modo diligente attuando tutte le cautele possibili onde evitare possano esserci ulteriori nuovi focolai generati da una sottovalutazione di alcune casistiche, soprattutto in relazione alla gestione del trasporto pubblico locale. Mi ha, quindi, lasciato senza parole leggere che, a valle delle due settimane di quarantena domiciliare volontaria e senza aver eseguito nessun tampone di verifica, GTT consenta il rientro a lavoro di un proprio dipendente che comunque continua a presentare sintomi potenzialmente collegati al COVID-19.”
“Ho, pertanto, presentato un Question Time urgente per il prossimo Consiglio Comunale per conoscere quali misure stia adottando l’amministrazione comunale per garantire sicurezza di personale GTT e cittadini utilizzatori del trasporto pubblico affinché sia escluso ogni rientro a lavoro di personale potenzialmente positivo al COVID-19. In questo periodo è necessaria la massima cautela, si deve evitare ogni azione che possa anche solo potenzialmente aumentare il rischio di ulteriore diffusione del contagio. Risulta necessario e urgente che Sindaca e Giunta di Torino definiscano un protocollo per il rientro a lavoro dei dipendenti propri e della proprie controllate soprattutto quando, in assenza di tampone, risultino ancora presenti dei sintomi dopo le settimane di quarantena volontaria”, conclude Curatella





