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giovedì, 23 Aprile 2026

Che fine ha fatto il dossier promesso dal Comune sulle aree di crisi complesse?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

L’avevano sostenuta sia i sindacati che la Regione Piemonte e non dispiaceva agli industriali. Ma ora non si sa bene che fine abbia fatto l’inserimento, proposto dallo stesso Comune, di Torino nel dossier “aree di crisi complesse”.

«Dov’è finito il dossier? In quale cassetto si sta impolverando?» – domanda Claudio Chiarle, segretario generale della Fim Torino.

«Siamo all’ennesimo smacco per Torino e il Piemonte – continua – dopo tutti i No che questa Giunta ha accumulato e con l’aumento costante delle ore di cassa integrazione dei primi mesi del 2019, un calo della produzione industriale generalizzato, in una fase in cui, soprattutto l’indotto automotive Fca, deve riconvertire le sue capacità all’elettrico, avere lo strumento di “area complessa di crisi” è indispensabile, cruciale per mantenere intatto il potenziale dell’industria piemontese». «Occorre riprendere con urgenza il dossier, occorre costruire una regia organica di azioni tra Istituzioni, Impresa e Sindacato e mondo della Scuola per definire una strategia industriale e sociale di difesa e rilancio del nostro territorio sapendo che l’Industria rimane l’asse portante dell’economia piemontese e torinese», conclude Chiarle.

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