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domenica, 19 Aprile 2026

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Neanche John Belushi sarebbe arrivato a tanto. Nella famosa scena dei Blues Brothers, di fronte alla povera Carrie Fisher, per giustificare la sua assenza all’altare nel giorno delle nozze si appella alla benzina finita, ad una ruota bucata, alla mancanza di soldi per il taxi, alla lavanderia che non gli ha consegnato lo smoking fino ad evocare un terremoto, un’inondazione e per chiudere in bellezza un’invasione di cavallette. Nemmeno a lui e alla fervida fantasia degli autori di quell’indimenticabile film sarebbe venuto in mente di dire: “Me l’ha detto il prefetto”.
E, infatti, a differenza di Carrie Fisher con John Belushi, nessuno ha preso sul serio la scusa accampata dalla sindaca Chiara Appendino per giustificare la sua ennesima assenza ad un’assemblea pubblica con i cittadini organizzata da una Circoscrizione.
Una cosa è la politica ed un’altra è l’amministrazione, una cosa è la campagna elettorale ed un’altra sono i doveri istituzionali di un amministratore: non a caso i sindaci che desiderano candidarsi devono dimettersi dal proprio incarico due mesi prima dell’accettazione di candidatura ed è inimmaginabile che un sindaco in carica azzeri la propria agenda e cancelli i propri impegni, che siano un’inaugurazione, una riunione con gli uffici, un incontro con associazioni o sindacati, perché c’è la campagna elettorale.
Una città, che sia Torino, Milano o Poggio Bustone, deve essere rappresentata e amministrata ogni giorno ed ogni giorno i cittadini hanno il diritto di porre domande, di rappresentare problemi e questioni, di avere risposte. Non possono aspettare il 4 marzo sera.
Anche perché all’incrocio di corso De Gasperi che ha il semaforo spento da giorni le macchine continuano a passare e gli incidenti ci sono già stati e i residenti sono preoccupati e quel piccolo problema quotidiano non è una strumentalizzazione propagandistica ma semplicemente un problema manutentivo a cui l’Amministrazione deve far fronte. Oppure dire che è colpa di chi c’era prima. In ogni caso, quei residenti si aspettano che qualcosa venga detto e che qualcosa venga fatto. E a maggior ragione vale per i lavoratori della Fondazione Torino Musei giustamente preoccupati di perdere il proprio posto di lavoro. Non gli si può dire che per evitare che la loro vicenda venga strumentalizzata devono aspettare che finisca la campagna elettorale: quei lavoratori e le loro famiglie hanno il sacrosanto diritto di sapere, e subito, se la procedura di licenziamento è stata interrotta o meno e quale sarà la loro sorte.
Dal 1946 ad oggi ci sono state elezioni praticamente ogni anno e mai si è interrotta l’attività amministrativa ed istituzionale della città essendoci norme e prassi e buon senso che le regolano. Non si può fermare una città per evitare strumentalizzazioni politiche, non si può pensare che le vicende locali non vengano evocate nel corso di una contesa elettorale: così non fu, per esempio, cinque anni fa quando il sindaco era Fassino. Se l’attuale primo cittadino di Torino vuole restare fuori dalla competizione politica si dedichi esclusivamente a fare il sindaco della città. Anzi, incominci a farlo. A partire dal presentarsi agli incontri con i cittadini.

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