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martedì, 21 Aprile 2026

Uno, nessuno, centomila debiti fuori bilancio: la commedia di Rolando, atto terzo. Il rendiconto.

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di Andrea Doi

In sordina la Giunta ha approvato il rendiconto 2016 del Comune di Torino. Lo ha fatto in una seduta passata sotto silenzio, andata in scena giovedì 11 maggio. Giunta nella quale oltre al rendiconto (o conto consuntivo che dir si voglia) è stata approvato anche il riaccertamento ordinario dei residui, di cui abbiamo già dato conto su queste colonne per l’ennesimo parere dei revisori dei conti piuttosto rigido e l’ennesima tirata d’orecchie alla gestione Rolando. LEGGI QUI

Riportiamo un estratto del comunicato ufficiale che presenta l’approvazione della delibera con un curioso incedere da cinegiornale Istituto Luce. “L’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, illustrando ai colleghi dell’esecutivo i numeri del Rendiconto 2016, ha sottolineato come l’esercizio si sia chiuso in positivo: un risultato conseguito attraverso un controllo continuo sull’esposizione debitoria dell’ente e l’andamento dei costi, la riduzione delle spese non strategiche e i risparmi ottenuti mediante operazioni di razionalizzazione della macchina comunale”.

Le cinque scelte di Appendino in assestamento che condizionano il rendiconto 2016

Facciamo un passo indietro. Il bilancio preventivo 2016 è stato approvato in extremis dalla Giunta Fassino: era metà maggio dell’anno scorso, a pochi giorni dal voto che avrebbe incoronato Chiara Appendino. Proprio su quel bilancio preventivo (a firma Fassino) e sul suo assestamento di novembre (a firma Appendino) si sono concentrate le prime schermaglie tra maggioranza e opposizione, poi deflagrate con la discussione e la difficile approvazione del preventivo 2017.

La manovra di assestamento di Appendino e Rolando si è caratterizzata soprattutto per cinque scelte:

  • aumentano le multe iscritte a bilancio (iniziava la battaglia alla malasosta);
  • i finanziamenti alla cultura vengono spostati in gran parte in conto capitale;
  • viene ceduta l’area Westinghouse senza stanziare la restituzione della caparra a Ream;
  • vengono finanziati da Appendino solo 6 dei 19 milioni previsti per Infrato da Fassino nel documento di previsione;
  • vengono assunti 120 nuovi dipendenti accedendo alle graduatorie già in essere.

Queste scelte, è bene ricordarlo, avvengono tra l’autunno e l’inverno 2016 e sono le prime decisioni in termini di bilancio da parte della giunta 5 stelle. Tutti questi temi, curiosamente, sono stati ripresi nella furiosa relazione al bilancio preventivo 2017 e rubricati come scottante eredità del passato. L’analisi degli atti, però, ci consegna una realtà differente anche sulla telenovela dei presunti debiti fuori bilancio di Ream e Infrato.

Ream e Infrato nel rendiconto 2016. L’amministrazione cambia di nuovo posizione

Perché presunti? Perchè Appendino e Rolando, come gli stessi revisori, hanno cambiato più volte opinione sul tema e anche questa ennesima puntata della saga non chiarisce la vicenda, anzi la complica ancor di più. Infatti, chi come la nostra redazione aspettava il rendiconto per leggere una parola di chiarezza sulla vicenda è rimasto deluso. Se c’è una sede in cui sarebbe stato doveroso affrontare questo tema, quella è proprio il rendiconto. Le norme, infatti, chiedono di verificare in questa sede, se esistano o meno fattispecie di questo tipo. E invece no, colpo di scena, si cambia ancora idea. Nel testo della delibera – a pagina 5 – si legge:

“Per quanto concerne i rapporti con le Società di trasporto, per l’anno 2016, si tiene conto dei riscontri effettuati dal Gruppo di lavoro, costituito con determinazioni del Segretario generale (..) in base ai quali non erano emersi elementi che avrebbero potuto ricondurre alla fattispecie di cui all’ert. 194 del d.Lgs 267/2000 e s.m.i. e che quindi si potesse validamente ritenere come una partita relativamente alla quale si dovesse definire un piano di rientro. Al momento attuale sono pervenute alcune segnalazioni relativamente alle quali sono in corso valutazioni in merito. In fase di approvazione del Bilancio Finanziario triennale 2017-2019 il Consiglio Comunale ha approvato con l’emendamento “02 bis” indirizzi relativi all’avvio delle procedure in esso individuate”.  (LEGGI DOCUMENTO)

Nel rendiconto, dunque, si elude il problema e lo si consegna ad vaghezza interpretativa che si tramuta in immobilismo. E lo si fa anche se il rendiconto 2016 sia stato apporavato dalla Giunta ben dopo il bilancio preventivo 2017 che, al contrario, catalogava le partite di Ream e Infrato come debiti fuori bilancio, con tanto di balletto di lettere e controlettere sul punto tra amministrazione e revisori. Insomma, una delibera contraddice l’altra. Peraltro, come abbiamo avuto modo di documentare, non solo nel bilancio triennale non sono coperte a dovere le poste a finanziamento della metropolitana, ma anche la procedura di riconoscimento dei debiti fuori bilancio appare non conforme.

Rolando ondivago: perchè continuare a tergiversare?

Rolando è a conoscenza dal luglio 2016 del problema sulla sostenibilità del finanziamento a Infrato. Ciò che riteniamo grave è che in quasi un anno di studio quotidiano sul dossier, ancora non sia chiaro il modo in cui l’amministrazione voglia affrontarlo e e tanto meno risolverlo. L’audit non è stato risolutivo, non lo è stato il rendiconto 2016, lo è ancora meno il preventivo 2017.

Gli atti hanno dimostrato come Rolando, che ha accusato duramente i suoi predecessori, non ha trovato risorse nè nell’assestamento 2016, nè nel triennale 2017 – 2019 (LEGGI QUI). La sensazione è che sul tema specifico l’amministrazione non sappia come agire e prenda tempo da un lato accusando i predecessori e dall’altro appoggiandosi a interpretazioni di enti terzi, siano essi i Revisori o la Corte de Conti. Un atteggiamento ondivago, attendista per convenienza, che non risolve, ma allarga il problema.

In altre parole, ciò che risulta incomprensibile a chi si trova a raccontare da ormai 10 mesi questa vicenda è l’atteggiamento doppio da parte dell’amministrazione: se infrato è debito fuori bilancio, lo è sempre e non solo quando conviene, anche quando questo dipende da proprie dirette responsabilità. Se infrato era debito fuori bilancio nel 2014 o nel 2015 (quando il Movimento ancora non governava), lo è altrettanto nel 2016 e nel 2017, quando l’onere e l’onore di guidare Torino è del Movimento.

I numeri sono numeri e non mentono. La licenza di avere “una, nessuna o centomila” posizioni diverse è concessa ai drammaturghi. E non agli assessori al bilancio.

Per approfondire:

Quattro articoli per approfondire. I primi due scritti dicembre a commento della variazione di fine anno, gli utlimi due – più recenti – relativi ai pareri dei revisori e alle modalità dubbie con cui si è avviato il riconoscimento dei debiti fuori bilancio.

  1. Assestamento Appendino: nessun buco, più spesa e scelte ardite
  2. Bilancio 2016: tutti i disallineamenti di Appendino
  3. I revisori chiudono la porta: 39 milioni di debiti fuori bilancio.
  4. Morano: Il bilancio di Appendino è ancora peggio di quel che si crede.
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