La crisi, i nuovi stili di vita e il bisogno di risparmiare hanno caratterizzato le spese del Natale 2013. Una festa casalinga con pochi fronzoli. Pochi festoni e luminarie alle porte.
Nei regali gli italiani hanno privilegiato il dono utile. In particolare vestiario, sciarpe, maglie e giocattoli. Insomma l’abbigliamento è il settore che ha maggiormente tenuto. Si è salvata anche la telefonia ma senza brillare particolarmente. Un quadro sobrio senza esagerazioni con budget limitati. Negli altri settori si è confermato anche un Natale un tracollo nelle vendite, che allarma gli osservatori ai consumi, in linea con i dati pubblicati rguardanti i primi11 mesi di vendite nel 2013. Cali dal 6 all’8% e in quasi tutti i settori: una colonnina di mercurio che cola a picco come se si leggessero le temperature di Oslo e Mosca di questi tempi.
In questo periodo sono andate male le vendite negli esercizi al dettaglio che non hanno potuto far fronte alle offerte della media e grande distribuzione. Chi dice che “si spende meno perchè sono in arrivo i saldi” deve però ricordare il flop dell’anno scorso. Qui in Italia sono rare le scene che si verificano nei grandi magazzini di Londra e New York dove la gente corre e si picchia pure per accapparrarsi un telefonino o una scatola di aringhe nel periodo dei saldi.
Di contro sono andate bene le spese gastronomiche legate al forte ritorno del pranzo casalingo in famiglia anche tra i più giovani. Sempre meno persone hanno scelto il ristorante preferendo ritrovarsi con parenti e amici a casa come si usava un tempo mangiando cose sane preparate da nonne o abili zii che si sfidano in ricette tradizionali.
Insomma si è speso, senza esagerare, per un pranzo semplice e gustoso senza eccessi se non per la quantità.
Non si è rinunciato al regalo, seppur con parsimonia, facendo prevalere oggetti utili. Abbigliamento, giocattoli e telefonini, come detto, ma senza esagerazioni sono le scelte prevalenti.
Si è risparmiato anche sulla pasticceria. Molte famiglie hanno preparato i piatti in casa spendendo solo per panettoni e prodotti a basso prezzo.
Insomma si è mantenuto il gusto del regalo ma con budget molto contenuti. Mai, comunque, è stato cosi alto il numero dei nuclei familiari che non hanno fatto regali: circa un quinto.
Ma ci sono anche delle note positive: la crisi ha fatto si che l’impatto ecologico sia migliorato. Meno rifiuti e meno imballaggi che assediano i cassonetti. Di sicuro è prevalso il bisogno di ritrovarsi di condividere in casa una giornata di calma e affetti. Molti hanno riscoperto i giochi tradizionali (tombola, carte, monopoli) anche tra le famiglie allargate più giovani mentre piovevano auguri tramite Facebook.
Certo la crisi pesa ma è positivo che aumenti la consapevolezza dei veri valori che comportano scelte responsabili, evitando sprechi e spese inutili. Gli esperti hanno fatto entrare questi nuovi approcci in una dimensione definita “ecologia della mente”. Un regalo giusto ed etico rientra in questa dimensione che si spera continui a espandersi su tutto il pianeta.
Solo un futuro responsabile a basso impatto ambientale è ammissibile in un pianeta che ormai consuma più di quanto la terra produce. Non possiamo più permettercelo.
Concludiamo con un dato del Codacons: in sei anni i consumi legati al perido festivo di fine anno si sono ridotti del 42,7%. In questa corsa del gambero per i consumi nazionali il Piemonte è tra le regioni del centro nord che registra i dati peggiori – 9.17% dopo il Friuli Venezia Giulia (- 9.57%), secondo l’osservatorio Acquisti Cartasì.
Moreno D’Angelo
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