di Andrea Doi
Con l’approvazione da parte della Sala Rossa dell’assestamento di Bilancio si chiude il 2016, l’anno di transizione da una amministrazione all’altra in un clima di accuse, controaccuse, audit nascosti e buchi non dimostrati.
La sindaca Appendino è intervenuta in aula ripetendo sostanzialmente ciò che già aveva dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dell’assestamento, ribadendo di essere stata costretta ad una variazione di bilancio difficile a causa di previsioni in entrata sovrastimate e di spese che il bilancio preventivo non finanziava.
Il suo intervento, tutto all’attacco come chi è fortemente sulla difensiva, non è riuscito a superare e spiegare le incongruenze palesi sui numeri che compongono le slide allegate al documento e il comunicato stampa che ha accompagnato l’approvazione del documento da parte dell’Aula. La sindaca, insomma, ha ancora una volta attinto a quel paradigma vittimario con il quale ha provato a proteggersi dalle critiche in questi primi sei mesi di governo della città: si trattasse del sottopasso di corso Grosseto o di Metro 2, di Westinghouse o di autorizzare nuovi supermercati, la colpa era sempre della giunta precedente.
A fine intervento, poi, il colpo di scena: dopo mesi di allusioni la sindaca nega di aver mai parlato di debiti fuori bilancio (“mai fatto quelle cifre”) nonostante mille uditori, a inizio novembre, l’abbiano sentita pronunciare proprio le parole smentite in aula a verbale.
Ma se Appendino non è chiara e convincente sul presente, sono ancora più preoccupanti gli indirizzi abbozzati nei suoi ragionamenti sul futuro. Il Bilancio 2017 sarà il primo Bilancio a 5 Stelle, quello tanto atteso dai Consiglieri e dalla base grillina, da chiudere senza poter più incolpare chi c’era prima.
Stando alle intenzioni e alle dichiarazioni svolte in questi mesi sarà un bilancio che non ripeterà quanto fatto dalla stessa Giunta Appendino con l’assestamento . Ovvero utilizzare gli oneri di urbanizzazione in spesa corrente, aumentare a dismisura le multe per “fare cassa” e tornare a usare entrate una tantum per finanziare la cultura.
Ma non è tutto, dagli interventi di Sindaca e Vice-Sindaca (come il capogruppo Lega Nord Fabrizio Ricca ha ribattezzato Montanari), si evince che sarà un bilancio che non utilizzerà i dividendi delle partecipate, non prevederà nuove dismissioni mobiliari e immobiliari (e anzi prevederà il riacquisto di Cavallerizza), vedrà aumentare ulteriormente la spesa per scuola e assistenza, prevederà nuove assunzioni (le prime 100 già il 31/12), diminuirà le tasse sugli ambulanti e proseguirà nella diminuzione del debito dell’ente.
Un programma molto ambizioso, ma difficilmente realizzabile. Di certo non compatibile con i fondamentali del Bilancio della Città di Torino e con i tormenti che la finanza pubblica e gli Enti Locali vivono ai tempi della spending review e dell’armonizzazione contabile.





