Ha rassegnato le sue dimissioni Carlo Degiacomi, il direttore del museo di via Umbria “A come Ambiente”, al centro della querelle con l’assessore all’Ambiente della Giunta Fassino, Enzo Lavolta. Come riferisce lo stesso Lavolta, che è anche presidente dell’associazione “A come Ambiente”, a capo della struttura partecipata con Comune, Provincia e Regione, la scelta del numero uno della struttura in via Umbria è stata giustificata con l’affermazione che «non gli è più possibile svolgere il proprio lavoro».
Dimissioni che l’assessore all’Ambiente intende rifiutare, per procedere successivamente ad una formale interruzione del rapporti.
L’assessore Lavolta ha chiesto la secretazione di parte della seduta, scelta contro cui il capogruppo di Sel, Michele Curto, ha polemizzato. Giuseppe Sbriglio, Udc, ha espresso la sua disapprovazione: «Lavolta, tanto la querela te la becchi comunque». Anche Silvio Viale, Moderati, è in disaccordo, mentre Alessandro Altamura, Pd, non usa mezzi termini: «Fare la seduta a porte chiuse è uno spettacolo indegno per un assessore». E ora è bagarre in Consiglio.
Dopo l’intervento di Lavolta si risprono le porte della Sala Rossa e parlano i consiglieri. Enzo Liardo, Pdl: «Mi fido di Lavolta, è un gesto forte contro il “sistema Torino” dato da dieci anni di Giunta Chiamparino. A nome del mio gruppo chiedo di sentire anche Degiacomi nella Commissione Controllo di Gestione e della conferenza dei capigruppo».
Maurizio Marrone, Fratelli d’Italia: «E’ uno scandalo venuto fuori troppo tardi, a metà del periodo Fassino. Chiedo che si abbia accesso agli atti tra amministrazione comunale e direttore Degiacomi».
Vittorio Bertola, M5s: «E’ opportuno fare un approfondimento sulla questione: come giustifica Degiacomi tutte queste relazioni familistiche. Tutti dobbiamo chiederci come un sistema del genere sia potuto durare anni a Torino. Non è certo la prima volta che negli enti pubblici della città succedono fatti del genere».
Michele Curto, Sel: «Le parole di Lavolta sono molto significative. Non è però opportuno paragonare questo al caso Martina, dove c’era stata la nomina diretta di un parente. Mi rimangono dei dubbi nei confronti di Lavolta, riguardante la nomina di una cugina di una collaboratrice dello stesso assessore e di un’amica stretta della moglie come dipendenti dell’associazione “A come Ambiente”. Spero che queste domande vengano chiarite».
Silvio Viale, Pd: «Non ho motivo di non credere alle parole dell’assessore Lavolta. Invito tutti a vedere gli sviluppi della vicenda prima di far intervenire le commissioni competenti».
Andrea Tronzano, Pdl: «Chiedo all’assessore Lavolta chi ha scelto il direttore Degiacomi. Quanto guadagna? Mi auguro che le decisioni future siano più sagge. Vorrei poi sapere quanto intendiamo ancora tenere delle quote del Comune in queste associazioni, che poi vanno ad incrementare i benefici ai soliti noti del “sistema Torino”».
Michele Paolino, Pd: «Esprimo a nome di tutto il gruppo i ringraziamenti per l’assessore Lavolta, che tutela la sua persona e ruolo che rappresenta in città.Sottolineo anche la necessità di condividere un’etica anche con chi gestisce risorse esterne al Comune. Serve un mandato che crei una regolamentazione precisa».
Paolo Greco Lucchina, Nuovo Centro Destra: «C’è stata una mandata tempestività , perché i fatti risalgono al 2011. L’unica soluzione è chiamare Degiacomi in aula e interrogarlo sul perche’ ha fatto quelle dichiarazioni si Degiacomi».
Netta la risposta di Lavolta: «Non ho mai fatto pressioni a Degiacomi perché assumesse qualcuno, i colloqui per assumere il personale li ha sempre fatti lui in prima persona. E’ venuto meno il rapporto di fiducia».





