7 C
Torino
mercoledì, 22 Aprile 2026

Mattarella e la Dc. No alla nostalgia

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

L’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica ha riproposto all’attenzione del dibattito politico il tema di una possibile, o potenziale, “rinascita della sinistra Dc” o, ancora di più, di una riattualizzazione della stessa Democrazia Cristiana nel panorama politico italiano.
Ovviamente nulla di male o di particolarmente dannoso nel pensarlo e nel dirlo. Ma, se vogliamo essere onesti e anche realisti, normalmente le ragioni della nostalgia non prevaricano mai le condizioni reali della politica. Certo, per quelli che hanno avuto la mia formazione politica e culturale, l’elezione di Mattarella al Colle è stata una gran bella notizia. E, dopo aver ascoltato il suo primo intervento in Parlamento, ho ritrovato molte delle ragioni politiche e e culturali della sinistra Dc e di una stagione che, al di là di ogni valutazione, ha comunque segnato una pagina di
“bella politica”. Ma, appunto, un conto è ricordare quella stagione politica e un’altra cosa è riproporre quella esperienza politica, culturale ed etica nell’attuale contesto politico italiano. Il rischio di scivolare nella nostalgia e nei ricordi e’ sempre dietro l’angolo.
Ecco perche’ oggi, almeno questa e’ la mia opinione, la vera sfida politica e’ quella di saper dare cittadinanza a quei valori e a quello stile nella concreta dialettica politica italiana. Senza nostalgie e senza aver lo sguardo rivolto all’indietro. Questo significa, almeno per noi cattolici democratici e popolari, riuscire nel Pd, o altrove, a far si’ che quella tradizione lieviti e condizioni il progetto politico dell’intero partito. E questo al di la’ delle correnti, dei posizionamenti tattici e degli stessi organigrammi interni.
Ora, e’ del tutto naturale – e anche comprensibile – che dopo l’elezione di un leader e di un testimone come Sergio Mattarella al vertice dello Stato, la cultura cattolico democratica abbia un soprassalto d’orgoglio. E, di conseguenza, tutti coloro che si riconoscono e che sono stati protagonisti – seppur in epoche diverse – di quella esperienza si sentano tentati, oggi, di poter riproporre quelle dinamiche. Al riguardo, però, credo che Veltroni ha fatto una riflessione pertinente e del tutto condivisibile. E cioe’, ha detto in sostanza l’ex segretario nazionale del Pd,
quando e’ stato eletto Capo dello Stato Giorgio Napolitano, a nessuno e’ venuto in mente di riproporre il Pci o semplicemente i Ds. Anzi, proprio l’anno successivo l’elezione di Napolitano, è decollato un progetto politico, il Pd, che ha superato le vecchie appartenenze politiche e partitiche dando vita per la prima volta ad un partito culturalmente “plurale”.
E’ sufficiente ricordare questo passaggio di Veltroni per scongiurare qualsiasi operazione nostalgica o revanscista. Semmai, al contrario, adesso e più di prima, c’è la concreta possibilità per verificare se i cattolici democratici hanno la forza politica e il coraggio delle idee per dar fiato e gambe ad un patrimonio culturale che non è affatto archiviato e non si può qualunquisticamente storicizzare. Del resto, come proprio ci hanno insegnato i padri della sinistra Dc, una esperienza politica e culturale vive ed è moderna nella misura in cui condiziona e segna l’evoluzione della
politica e della società. Normalmente non passano alla storia quei gesti e quelle presenze che si limitano a gestire il potere, a governare l’esistente e a presidiare l’ordinaria amministrazione. Ce lo ha ricordato, ovviamente con altre parole, lo straordinario intervento di Sergio Mattarella al Parlamento durante il suo giuramento.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano