«La Shari’a è come il fascismo». Fabrizio Ricca, capogruppo in Comune della Lega Nord, irrompe in Sala Rossa in protesta con il “Turin Islamic Economic Forum” (in programma nel Centro Congressi di Torino il 17 e il 18 novembre). E per suggellare il discorso tira non rinuncia al siparietto (del resto, non è certo la prima volta per lui) e tira fuori foto di cadaveri, suscitando urla anche abbastanza sguaiate dei colleghi. Seduta sospesa, e si ricomincia. Con i leghisti, appoggiati da tutta la maggioranza, che continuano lo show anche se su toni più blandi, al grido di: «Non portiamo l’Islam a Torino».
Andiamo con ordine. L’iniziativa che ha suscitato tutto questo clamore si concentrerà su economia e finanza araba ed è stata presentata oggi dall’assessore alle Pari Opportunità Ilda Curti. «L’economia e la finanza islamica sono una realtà crescente – si legge sulla presentazione – In Italia, già oggi, vivono un milione e 600mila cittadini islamici (80mila a Torino) i quali, ogni anno, generano risparmi per 5 miliardi di euro». Che i soldi arabi facciano gola alle dissestate casse di Torino, insomma, è un messaggio nemmeno troppo difficile da leggere tra le righe.
Queste persone, «Cittadini europei a tutti gli effetti, vivono secondo i precetti della Shari’a: la “legge sacra” si estende a ogni atto umano, da quelli individuali e interiori, legati alla devozione e al culto, a quelli esteriori, che comprendono tutte le attività connesse all’interazione sociale, dalla sfera personale a quella comunitaria a quella politica».
E sono stati proprio questi riferimenti alla Shari’a a far scattare non solo Ricca ma anche il sempre loquace Maurizio Marrone, capogruppo di Fratelli d’Italia. «Sono proprio iniziative come queste a finanziare le armate dell’Isis – tuona, in un momento di relativa calma appena riconquistata – chi credete che ci sia dietro, Topo Gigio?».





