In epoche in cui la morte di tante persone, le bombe, le guerre ci scivolano addosso, tra influencer e tanta ignoranza, si è registrata una vera ondata di sincera e collettiva emozione per la scomparsa di Francesco Guccini. Il cantautore modenese, campione di autenticità, scomparso a Pavena (Pistoia) a 86 anni, autore di canzoni rimaste nell’immaginario collettivo, e di quel padellone chiamato con il suo indirizzo: Via Paolo Fabbri 43,
Operai, cardinali, impiegati, parlamentari, anarchici, radicali comunisti e cani sciolti (come si diceva un tempo), tantissimi ricordano le canzoni, il messaggio e l’umanità di Francesco Guccini, che non rimase solo legato a quegli anni 70 ribelli, e continuò a proporre il suo pensiero, con originalità pungente, come con la sua Cirano.
I suoi erano inni di libertà e di protesta che univano. Mai slogan ma profonde riflessioni e testimonianze di un’anima critica e poetica anche quando trattava le tristezze dal nostro quotidiano.
I ricordi
Sono una valanga i ricordi e le emozioni che sui social, o nell’ascolto di vecchi compagni di scuola, testimoniano il sincero affetto verso il poeta e scrittore Francesco. Come ha mostrato quella Piazza Maggiore a Bologna invasa da persone che, per ricordarlo, si sono ritrovate cantando le sue canzoni.
Un popolo eterogeneo orgoglioso di un maestro critico, sarcastico, con veri valori. Le sue canzoni hanno accompagnato le nostre occupazioni nel tempo delle radio libere. La sua magia rimarrà nelle note delle sue poesie, come eterne espressioni vissute della cultura e saggezza popolare, tra lotte, utopie e speranze, che supportava con quel sentimento condiviso che ti fa incazzare e mobilitare, senza mai dividere.
“Quando ho saputo mi sono inumiditi gli occhi. Se tutte le persone fossero anche solo un briciolo simili a te ci sarebbe stato un mondo migliore” (Nadia).
“Era a Torino per un concerto (dove ne tenne parecchi) e ricordo una cena alla Spada reale con 70 persone. Siamo finiti poi a casa di un’amica e si è fatto l’alba tra chiacchere e pintoni di vino. Ero lì perché il fratello della mia ex moglie, dj a Radio Montecarlo, aveva conosciuto Guccini e Juan Flaco Biondini, storico suo musicista argentino, al festival Tenco. Quelle notti infinite con tanti amici e tanto vino, in semplicità e spontaneità, erano una parte importante del suo mondo. (Jimmy Ceriana di Torino)

“Sono davvero in lutto perché ha dato voce al mio tuttora credere profondo. Tra grandissimi cantautori come Battiato, De André, Gaber, lo metto al primo posto.
I primi tre erano tra esistenzialismo, intimismo e spiritualità mentre Guccini usciva dal coro. La sua vera umiltà insegnava che nessuna felicità vissuta da soli era vera felicità, che una vita giusta non la si può costruire per proprio conto e che forse credere in una giustizia vera sia andare controcorrente!” E’ il ricordo dell’ex macchinista ferroviere e artista Gianni Colombo, che aggiunge: “Cinque mesi fa sono andato a Pavana, nella sua trattoria preferita, con la flebile speranza di poterlo incontrare e salutarlo dal vivo. Vana speranza. Il proprietario suo amico ci disse che ormai non usciva più. Non stava molto bene ma non potevo immaginare o pensare a un futuro che è oggi. Non sapevo nemmeno della sua età. La sua poesia non ha per me età. Grazie a Lui imparai a suonare la chitarra per poter cantare la Locomotiva in assonanza col mio lavoro”.
“Il sipario si sta chiudendo sugli uomini che hanno accompagnato la nostra gioventù… questo ci fa riflettere sul tempo che rimane e sull’importanza di mantenere vivi i rapporti con gli amici veri. Consoliamoci con le parole che continueranno a vivere nelle canzoni imparate a memoria e nei ricordi di una gioventù ormai passata” (Vittorino San Mauro Torinese).
“E’ stato la colonna sonora della nostra gioventù, rimetterò i suoi vinili sul giradischi” (Laura di Albenga)
“La notizia della morte mi ha subito trasmesso grande tristezza e mi fatto ricordare un locale in voga in quegli anni. Si chiamava Il Perù, sullo stradone tra Torino e San Mauro. Un enorme cantinone dove tanti avevano una chitarra e, tra fiumi di vino e fumo, si sentiva cantare, anche da fuori, L’avvelenata, Dio è morto e Auschwitz”.
Antifascismo, democrazia e resistenza ucraina
Certo uno come Guccini nella Russia di Putin, nell’Argentina di Milei e in Corea del Nord non avrebbe avuto vita facile, nonostante la sua simpatia modenese. Realtà che criticava con assoluta spontaneità, e chiarezza difendendo con fermezza l’antifascismo, la democrazia e la resistenza ucraina, non accettando quel finto pacifismo di che intende disarmarla (intervista di Diego Bianchi Propaganda Live su la 7).
Concludo riportando due considerazioni di Guia Soncini, su Linkiesta del 6 agosto 2026, e di Paolo Frosina su Il Fatto Quotidiano
“La fortuna di esser stati ragazzini in un epoca piena di meraviglie e non di inutilità quando le canzoni e gli endecasillabi erano tessuto connettivo e formativo”.
“Nessuno muore meno di quelli che fanno le canzoni, perché sono impastate nelle nostre vite come non lo sono i film, i romanzi e neppure gli amori”.
Scrive Faolo Frosina: “Nessuno come lui ha unito ideale e realtà raccontando storie, utopie e amori con versi indimenticabili. Fa parte del mio mondo intimo e l’ho assorbito come un patrimonio genetico trasformandolo in un culto della mia adolescenza”.





