Cosa si nasconde dietro le reticenze e i silenzi di Laura Casagrande? La compagna di scuola di musica, dai capelli ricci neri, che fu l’ultima a vedere Emanuela Orlandi in corso Rinascimento prima della sua sparizione.
La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla donna ora 57enne, per false informazioni ai pubblici ministeri. Troppi i suoi “non ricordo” e le contraddizioni emerse nell’audizione in Commissione d’inchiesta parlamentare avvenuta un anno fa (giugno 2024) e trasmessa in Procura. Audizione che è stata in parte soggetta a secretazione.
Ricordiamo che la procura di Roma, insieme alla giustizia vaticana, a inizio 2024, ha riaperto le indagini sul caso Orlandi, dopo l’archiviazione del 2016, cui ha fatto seguito l’istituzione, nel marzo 2024, della Commissione d’Inchiesta parlamentare.
“E’ una notizia importante. La ragazza potrebbe aver visto in quali mani fini e chi fu il gancio di un eventuale rapimento” è il commento di Pietro Orlandi.
Ipotesi inquietanti
La ragazza sarebbe stata attenzionata e avrebbe potuto avere un qualche ruolo attivo, per quanto stiamo parlando di una quattordicenne timida, forse abilmente manipolata, in alcune fasi delle operazioni dei sequestratori. Certo nel caso Orlandi il ricorso a giovanissime non è una novità. C’è chi ipotizza (secondo alcune voci) che la Casagrande abbia addirittura potuto fungere da esca, e che potrebbe essere stata lei a rassicurare Emanuela dal non rientrare a casa in conseguenza della proposta farlocca di lavoro per la Avon, per distribuire nel corso di una sfilata di una casa di moda del materiale pubblicitario per una cifra esorbitante.
Ha inoltre insospettito i commissari parlamentari la “vacanza forzata in Umbria” e l’allontanamento da Roma della ragazza, subito dopo la sparizione di Emanuela, dopo la diffusione dello spartito di Emanuela che riportava il numero di telefono e indirizzo scritto dalla Casagrande all’amica della scuola di musica che abitava in Vaticano. Scuola di musica in cui la Casagrande non mise più piede dopo il 22 giugno 1983.
Vi è poi una figura chiave come quella di Suor Dolores. La religiosa, direttrice della scuola di musica Tommaso Ludovico Da Victoria, a Sant’Apollinaire, telefonò due volte a casa di Laura Casagrande (e non risulta ad altre ragazze), subito dopo la sparizione di Emanuela. Suor Dolores è nota nella vicenda Orlandi per il suo aver sempre messo in guardia, le ragazze della scuola, dai personaggi, o figuri, che frequentavano Sant’Apollinaire, dov’era di casa l’ex boss della Magliana Enrico De Pedis (diventato autorevole consulente delle alte sfere vaticane), molto vicino al priore Don Pietro Vergari (uno dei pochi indagati), rettore della basilica di Sant’Apollinaire, e il cardinal Ugo Poletti. Nel complesso di Sant’Apollinaire aveva il suo ampio ufficio Oscar Luigi Scalfaro, prima di diventare ministro degli interni nel governo Craxi nell’agosto 1983.
L’ombra dell’Amerikano
Nella vicenda emergerebbe un più che possibile contatto tra la Casagrande ed il fotografo Marco Fassoni Accetti, e, oltre alle ipotesi, pesa una telefonata che il fotografo, detto l’Amerikano per il suo accento, fece a casa Casagrande dettando delle condizioni legate al sequestro di Emanuela chiamando in causa Ali Agca. Ricordiamo che Accetti consegnò nel 2013 un suo memoriale all’autorità giudiziaria autoaccusandosi di un ruolo attivo nel rapimento.

Una svolta decisiva?
Certo se la ragazza sapesse davvero di più, come sembra, si potrebbe aprire uno squarcio su un momento chiave della vicenda. Stiamo parliamo di una quattordicenne probabilmente manipolata da persone specializzate nel ricorso a ragazze giovanissime. Ma perché queste reticenze dopo 42 anni?
Per il giornalista e scrittore Fabrizio Peronaci, che ha pubblicato sul Corriere ampi stralci dell’audizione della Casagrande del giugno 2024, in parte secretata, “è un passo importante che potrebbe diventare una svolta se finalmente si inizia a indagare sul serio sulla cerchia di ex ragazze a vario titolo coinvolte nell’operazione di allontanamento da casa di Emanuela. A questo proposito abbiamo un reo confesso, Marco Accetti, che in un memoriale fornito agli inquirenti fa anche dei nomi di persone sinora non ascoltate dalla commissione parlamentare d’inchiesta”.
Peronaci ha fatto benissimo a pubblicare quegli atti in quanto evidenziano, molto meglio che le sintesi giornalistiche, il reiterato quadro ambiguo, confuso che ha insospettito i commissari.
Più cauto il vice presidente della commissione d’inchiesta parlamentare Roberto Morassut che, sentito da Radio Radicale, ha dichiarato come sia ancora presto per parlare di svolta: “Abbiamo ancora un anno di lavoro in commissione e servono elementi strutturati. Occorre aspettare e approfondire. Per Morassut il caso Orlandi ha alimentato una sorta di letteratura su cui tanti affermano tutto e il contrario di tutto. Un quadro che non ha certo favorito la ricerca della verità.
“Non ho pregiudizi verso Accetti, va ascoltato. E’ singolare che la Casagrande sia ascoltata e Accetti no” ha concluso il commissario, parlamentare dem, ricordando “il nostro lavoro in commissione va avanti in modo metodico, la nostra riservatezza non è inazione”.






