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martedì, 28 Giugno 2022

Vernice nera contro il grattacielo Sanpaolo a Torino. Biciclettata a sorpresa degli ambientalisti

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Della vernice nera è stata lanciata questa notte contro il grattacielo Intesa Sanpaolo a Torino. “Il nero è il colore del petrolio”: così l’azione è stata rivendicata questa mattina dalle realtà ambientaliste, tra cui i Fridays For Future e il Kollettivo Studenti Autorganizzati che hanno organizzato una biciclettata a sorpresa sotto il grattacielo per protestare contro il consiglio di amministrazione degli azionisti San Paolo, che si terrà in mattinata. Sotto il grattacielo è stato aperto uno striscione in cui si accusa Sanpaolo di essere “complice di guerre ed ecocidio”. La zona è presidiata dalle forze dell’ordine, mentre la biciclettata continua e gli ambientalisti hanno bloccato l’incrocio provocando grossi disagi al traffico.
Spiegano gli ambientalisti: “Oggi 29 Aprile si sta tenendo l’Assemblea degli azionisti di Intesa San Paolo, in cui verranno eletti i nuovi vertici per il Consiglio di Amministrazione (CdA) e il Comitato per il Controllo sulla Gestione, che saranno chiamati a guidare il gruppo di Corso Inghilterra per i successivi tre anni. Per il terzo anno consecutivo le assemblee delle società quotate italiane si terranno a porte chiuse e senza gli azionisti, con esse si chiude anche la possibilità di dibattito su scelte strategiche importantissime in questo momento storico.Tra legami passati e attuali, i profili proposti per il nuovo CdA rafforzerebbero la presenza dell’industria fossile – e non solo quella -nel board del primo gruppo bancario italiano. Gli azionisti di Intesa Sanpaolo che hanno presentato la prima lista di candidati nemica del clima e dell’ambiente sono Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Tra i candidati troviamo ex presidenti o membri del CDA di Eni, di Enel, di Saipem, di Edison, di Iren, ma anche alte cariche dei colossi leader nella produzione di OGM e pesticidi. Ad oggi più di 1/3 del board attuale di Intesa Sanpaolo ha legami con società inquinanti. Un conflitto d’interessi sistemico troppo spesso sottaciuto, dal momento che la finanza globale è sotto i riflettori per prestiti e investimenti nell’industria fossile, quindi corresponsabile della crisi climatica in corso. Con i candidati proposti per il prossimo CdA, il peso di questi legami potrebbe aumentare.Per questo diversə attivistə questa mattina si sono datə appuntamento per una biciclettata a sorpresa per far sapere che cosa sta succedendo oggi nel grattacielo di corso Inghilterra e per dire che a questo gioco e con queste regole non ci stanno più: vogliamo che la finanza abbandoni definitivamente l’industria dei combustibili fossili che, oltre ad essere responsabile indiscussa della crisi climatica, è foriera di disuguaglianze sociali e conflitti armati.Intesa San Paolo è infatti il primo gruppo bancario italiano, nella top 30 a livello mondiale. Ha fama di essere una banca sostenibile e al servizio del Paese, a cui si aggiunge un profilo internazionale in costante crescita. La realtà è ben diversa. Con impegni deboli sul fronte del carbone, un sostegno incondizionato al comparto del petrolio e del gas, anello di congiunzione tra finanza pubblica e industria fossile, può essere considerata la banca fossile italiana per eccellenza. Il colosso piemontese continua in maniera ostinata a supportare l’espansione del settore dei combustibili fossili responsabile dell’aggravarsi della crisi climatica, dell’inquinamento che minaccia la salute delle persone, di disuguaglianze sociali e migrazioni forzate. L’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa ha inoltre mostrato, ancora una volta, quanto questo business sia correlato all’industria bellica e ai conflitti armati, esacerbando situazioni di instabilità sociopolitica e finanziando l’attività degli eserciti. Intesa Sanpaolo, al 26esimo posto tra le banche mondiali per asset totali e “banca di sistema” italiana, fra il 2016 e il 2021 ha infatti stanziato 18 miliardi di dollari all’industria dei combustibili fossili, in gran parte a società che stanno espandendo il loro business nel comparto oil&gas come ENI, Cheniere Energy e la russa Gazprom. Attraverso le proprie attività esplorative, di produzione o trasporto di idrocarburi, queste aziende stanno devastando ecosistemi già fragili per la crisi climatica in corso.L’esposizione di Intesa desta particolare preoccupazione per l’assenza di impegni concreti contro l’espansione del settore oil&gas come sostiene l’associazione ReCommon «Senza chiudere il rubinetto dei finanziamenti alle società coinvolte nella nuova corsa al petrolio e al gas che si è aperta in seguito alla guerra in Ucraina, i vaghi proclami di avere emissioni nette pari a zero entro il 2050 si riveleranno essere solo vuoti slogan».Desta ancora maggiori preoccupazioni il fatto che Intesa abbia letteralmente quadruplicato i suoi finanziamenti al settore del carbone, il combustibile fossile più inquinante e per questo responsabile in modo massiccio dell’attuale crisi climatica, passando da 449 milioni di euro a 2,1 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021. Stesso trend per gli investimenti: da 778 milioni a 1,35 miliardi di euro. Come fa la prima banca italiana a definirsi “leader della sostenibilità” se nel 2022 siamo ancora qui a parlare della sua crescente esposizione al più inquinante dei combustibili fossili e se non ha ancora indicato una data per interrompere il suo supporto all’energia prodotta dal carbone? Inoltre Intesa Sanpaolo, oltre ad essere la ‘banca fossile’ numero uno in Italia, è quella con le relazioni più strette con Mosca e cura tutti i principali investimenti italiani in Russia e viceversa. Progetti e investimenti che vanno a petrolio e gas, alimentando l’offensiva militare in corso in Ucraina.È significativo che Intesa abbia bloccato il megaprogetto Arctic LNG-senza nessuna intenzione di cambiare le logiche di sfruttamento delle risorse naturali che la contraddistinguono, seguendo quindi non l’etica ma solo il suo portafoglio. La banca torinese ha infatti semplicemente rafforzato, per timore delle ripercussioni di ulteriori sanzioni rivolte alla Federazione russa, i legami con le compagnie che producono e trasportano combustibili fossili nel Permian Basin, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico. Si tratta di una delle aree del mondo dove si producono più petrolio e gas, in gran parte attraverso l’utilizzo di pratiche ultra-invasive come il fracking o la trivellazione orizzontale.Intesa San Paolo è quindi complice nella devastazione non solo ambientale, ma anche sociale di territori e habitat. Fuori dalle mura di cristallo, dove l’occhio non vede e il cuore non duole, affianca le grandi multinazionali del fossile nello sovrasfruttamento delle risorse portandoci a una deriva energetica più che a una transizione energetica. Rifiutiamo il loro greenwashing, smascheriamo le truffe che si nascondono dietro ai loro cosiddetti investimenti sostenibili, ancora minimi e insufficienti per portarci in salvo dalla catastrofe climatica. Nel 2022 non ci possono essere ancora vuote parole e vane promesse, servono fatti e soprattutto, disinvestimenti, in quel comparto ecocida e discriminatorio che è quello del fossile”.

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