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sabato, 4 Luglio 2020

Tav, Sganga: “Resistiamo. Il nostro No è il nostro unico prima gli italiani”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Ecco l’intervento integrale della capogruppo del Movimento Cinque Stelle in consiglio comunale a Torino, Valentina Sganga, sulla vicenda.

”L’assedio a cui sono sottoposti i principi dei No Tav è senza precedenti, assistiamo da mesi ad una reazione spropositata, innescata in principio dalla partecipazione al governo del Movimento 5 Stelle e poi dopo dal fatto che la nostra amministrazione lo scorso ottobre si è dichiarata NoTav con un atto adottato da questo Consiglio. L’assedio di questi mesi travalica perfino la reale portata di una vicenda ormai trentennale.

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Notav e M5s sono due simboli da colpire, di cui liberarsi, perché rappresentano il cuore di un mondo tanto antico quanto moderno di partecipazione sociale, laddove le comunità non sono più disposte a delegare la loro volontà.

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La paura di tutto questo è la ragione profonda che muove un fronte enorme e distonico, dagli ex comunisti agli ultra liberisti, contro di noi e contro il movimento No tav.

Le isteriche paure di un futuro cupo e povero nel caso in cui non si tirino un paio nuovi binari e buchi in una montagna, le lasciamo a coloro che in vent’anni non hanno professato non dico una parola, ma nemmeno una sillaba, rispetto ad un processo di impoverimento sociale che ha travolto le città, a partire proprio da quella Torino che governavano pensando che si potesse passare indenni da uno smantellamento industriale che ha colpito gli ultimi e continuato ad arricchire i padroni, o come si dice oggi l’1 percento.

Silenti, per decenni, ma oggi in piazza, il sabato pomeriggio, poi la domenica, poi sempre, per cosa? Per una ferrovia.

A fare cosa? A battere come carpentieri sulla realtà a furia di slogan, nella speranza che la storia sbilenca del Tav possa essere drizzata per le brame di potere e di denaro di alcuni.

Non si potrebbe spiegare diversamente questo accanimento su un’infrastruttura certificata come anti-economica e anti-sociale da un’analisi costi benefici da tutti criticata ma da nessuno, nei numeri, confutata.

Nessuno in Italia può portare numeri che smentiscano quanto emerso dallo studio di Marco Ponti: si può contestare il metodo, ma non l’esito di quei calcoli.

E questo è già un grande risultato culturale ottenuto da noi e dal movimento Notav: far riflettere l’intera nazione, l’intera nazione, sull’uso delle risorse pubbliche che la politica impone, e che fino ad oggi ha imposto senza alcun confronto.

Il M5s, a Torino come al governo nazionale non ha però ancora la forza per chiudere questa battaglia politica. Serve, come sappiamo, un voto parlamentare e sul no al tav non esiste ancora una maggioranza parlamentare.
Questo è il motivo per cui siamo al governo con un contratto e non con il programma con cui ci siamo presentati agli elettori poco più di un anno fa.

Cosa facciamo allora? Desistiamo? Litighiamo? Cerchiamo il colpevole? E poi?

Oggi Presidente siamo in quest’aula per dire un’unica cosa: che resisteremo.
Per fare questo, per resistere, c’è bisogno di tutti.

Allontanarsi, decretare una sconfitta laddove non vi può essere una facile vittoria sarebbe tradimento e viltà.

Rimanere dentro questa lotta, rimanere dentro il M5s, è l’unica possibilità per fermare questo assedio: non è possibile pensare a nessuna alternativa diversa a Torino, come in Italia.

La giunta Appendino rimarrà in carica, e così il governo nazionale: tertium non datur.

Quanto accade in queste ore a Parigi presso la sede di Telt, dove tutti gli attori protagonisti sono schierati da una parte, è ovviamente un passo di questa difesa che noi abbiamo imposto: non è una vittoria, è una difesa.

Nel mentre il M5S ha il dovere di lavorare per creare un’Italia più giusta ed eguale: cosa che stiamo facendo. Questo assedio sul Tav cade nei giorni in cui prende avvio, senza alcun problema, la più grande redistribuzione di ricchezza dall’alto verso il basso degli ultimi decenni.

Sarà un caso? No, non è un caso!

Per quanto ci riguarda, Presidente, è collegato: dire no al Tav è il nostro e unico “prima gli italiani”.
È vero, mettere davanti a tutto l’interesse degli italiani significa, per noi, bloccare un enorme sperpero di denaro pubblico e indirizzare quelle risorse a chi necessita di interventi reali. Dovrebbe essere lo stesso per la componente leghista del governo che continua ad avere un atteggiamento quantomeno ambiguo.

Ecco e allora forse, È inutile fare i duri con chi arriva sul barcone e poi dire sì alla spesa di miliardi di euro per un buco nella montagna che non serve a nulla.

Questo è un principio su cui noi non arretremo e che continueremo a sostenere in questi 6 mesi in cui il premier Conte farà valere il No al Tav nelle sedi deputate, dall’Europa ai colloqui bilaterali con la Francia.

Per l’ennesima volta gli oppositori al Movimento 5stelle dovranno fare il tifo per Macron e per gli eurocrati e questa volta al loro fianco rischia di esserci anche Salvini che, però Presidente, dovrà spiegare questa incoerenza agli elettori già tra pochi mesi.

Noi diciamo no al Tav e sì alle grandi opere di cui il Paese ha bisogno, chi altro tra i consiglieri che siedono ai banchi di questo consiglio o in parlamento può fare e ha il coraggio di fare altrettanto?”

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