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sabato, 24 Ottobre 2020

Tav, madamine contro Di Battista: “Gravi le sue insinuazioni su ‘ndrangheta a Che tempo che fa”

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Barbara Giuva
Barbara Giuva
Esperta di immagine, relazioni esterne e cerimoniale pubblico. Dopo molti anni dedicati alla politica, di recente ho approfondito la passione per la scrittura soprattutto su temi di costume e società che rendono un po’ più “leggera” la nostra quotidianità.

Alle “madamine” non sono affatto piaciute le parole di Alessandro Di Battista pronunciate durante la trasmissione “Che Tempo che fa”, in cui l’esponente grillino afferma che gli ‘ndranghetisti intercettati avrebbero sostenuto che bisognava fondare un comitato Sì Tav.

«Insinuazioni gravissime che ci offendono», scrivono sulla loro pagina di Facebook le coordinatrici del comitato “Sì, Torino va avanti”.

«Come probabilmente già sapete, ieri sera alla trasmissione “Che tempo che fa” su Rai1 Alessandro Di Battista, esponente del Movimento 5 Stelle, ha fatto affermazioni molto gravi insinuando che ci siano spinte da parte della criminalità organizzata nei confronti di chi sostiene la Tav.

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Ecco che cosa ha infatti testualmente dichiarato: “Non c’ho le prove, però ricordo quando due ‘ndranghetisti furono intercettati e dicevano: “Adesso ci tocca fondare un comitato Sì Tav”. Io credo il problema del Tav per qualcuno non sia “si fa o non si fa”, io credo che qualcuno si sia già steccato qualche tangente. Qualora non si debba fare quest’opera, qualcuno sarà costretto a mettersi le mani in tasca e restituire la tangente a chi l’ha pagata”».

Di Battista ha poi aggiunto che: «questo è il problema principale del Tav. Le mazzette si sono trasformate. Oggi si chiamano consulenze…Studiamo tutte le consulenze che ci sono dietro Tav e affrontiamo questo dramma legato alla corruzione».

«Ebbene, queste insinuazioni – dicono le madamine – sono gravissime, ci riteniamo offese insieme a tutti voi che sostenete il completamento dell’opera. Noi ci abbiamo messo la faccia e sappiamo chi siamo. Così hanno fatto le 40.000 persone che sono scese in piazza il 10 novembre e il 12 gennaio».

«Allora in piazza c’era la ‘ndrangheta? Abbiamo smontato le affermazioni false sulla Tav, portato il tema all’attenzione del Governo che deve prendere una decisione e l’ultima arma è la diffamazione. Voi cittadini ci state?», concludono.

Anche il senatore del Partito Democratico, Mauro Laus, è intervenuto sulle parole di Di Battista, invitando, se sa qualcosa, di informare la Procura: «Qualcuno informi Di Battista che il suo governo avrà anche chiuso i porti, ma non ha ancora avuto il potere di chiudere le porte della magistratura. Invece di lasciarsi andare a facili allusioni, per accalappiare consenso in trasmissioni televisive, su probabili mazzette Tav, faccia appello a senso del dovere e senso civico, se mai ne è stato in possesso, e faccia i nomi alla giustizia. Altrimenti taccia. Mi auguro che le sue gravi affermazioni non vengano sottovalutate da chi ha il potere e il dovere di fare chiarezza. Di Battista venga convocato al più presto dai magistrati».

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