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sabato, 15 Agosto 2020

Salone del Libro, AltaForte rischia l’esclusione. Polacchi: “Facciamo causa”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

La Città di Torino e la Regione Piemonte, soci fondatori del Salone del Libro, hanno chiesto alla associazione “Torino, la città del libro”, al Circolo dei Lettori e al Comitato di indirizzo del Salone del Libro che organizzano la manifestazione, di rescindere il contratto con la casa editrice AltaForte, sovranista e considerata vicino a CasaPound.

Si legge in una nota congiunta: «Questo alla luce della situazione che si è venuta a creare, che rende impossibile lo svolgimento della prevista lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, e alla forti criticità e preoccupazioni espresse dagli espositori in relazione alla presenza e al posizionamento dello stand di AltaForte».

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«È necessario tutelare il Salone del Libro, la sua immagine, la sua impronta democratica e il sereno svolgimento di una manifestazione seguita da molte decine di migliaia di persone», concludono dall’amministrazione comunale e dalla Regione.

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Una lettera che arriva a poche ore dall’apertura del Salone e come atto finale di una serie di polemiche che hanno visto Città e Regione schierate in un fronte comune contro Altaforte e il suo rappresentante Francesco Polacchi. Infatti ieri Appendino e Chiamparino avevano depositato un esposto in procura a seguito delle dichiarazioni di Polacchi (in cui rivendicava di essere fascista) che ora è appunto indagato per apologia di fascismo.

Negli scorsi giorni la discussione sull’opportunità di far partecipare Altaforte al Salone aveva spaccato anche il direttivo del Salone con le dimissioni del consulente Raimo contrario alla presenza della casa editrice e un post di Nicola Lagioia che chiariva la questione precisando che il Salone non è un luogo di propaganda politica. Vicenda che ha generato diverse prese di posizione nel mondo intellettuale tra chi in questi giorni sarà comunque al Lingotto e chi ha deciso di non presenziare.

«È una richiesta assurda, abbiamo pagato lo stand e siamo giustamente al Salone del Libro. Se dovessero rescindere il contratto, faremo causa. E, ovviamente, la vinceremo – ha commentato alle agenzie stampa Francesco Polacchi, editore di Altaforte – Non so perché è stata fatta questa richiesta. Non siamo né razzisti né antisemiti e vogliamo confrontarci con gli altri».

«Ci è stato chiesto di fare una scelta di campo, perché non era possibile far convivere due mondi tanto distanti tra loro. E noi abbiamo deciso di tutelare la nostra storia. E’ una scelta di campo – dice la sindaca di Torino, Chiara AppendinoEra inimmaginabile avere una testimone della storia come Halina Birenbaum fuori dal Salone e Alforte dentro».

«Pensiamo che il Salone del Libro debba mandare messaggi coerenti con la sua storia, che è quella della Città di Torino e della Regione Piemonte – è il pensiero di Sergio Chiamparino – Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio per trovare una mediazione, ma non è stato possibile, e io aggiungo comprensibilmente, per cui abbiamo preso l’unica decisione in linea con la trazione e i valori di Torino e del Piemonte».

«Altaforte farà causa? Noi siamo pronti a sostenerla», conclude il governatore.

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario torinese di CasaPound Marco Racca che afferma: «Sergio Chiamparino e Chiara Appendino hanno sottoscritto una lettera per chiedere al Salone Internazionale del Libro di escludere Altaforte Edizioni. Chiunque voti uno di questi due partiti da oggi in poi è ufficialmente per la censura. Non esistono più scuse. Se qualcuno “la pensa come me” e sta nel M5S domani dovrà avere il coraggio di cambiare partito».

 

 

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