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giovedì, 2 Luglio 2020

Said Mechaouat il giorno dell’omicidio di Stefano Leo doveva essere in carcere

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Said Mechaouat che ha confessato di essere l’assassino di Stefano Leo, il giorno dell’omicidio doveva essere in carcere. Quel 23 febbraio infatti Said aveva sulle spalle una condanna a un anno e sei mesi, definitiva dal 2018, per maltrattamenti all’ex compagna.

Invece per un ritardo dovuto probabilmente alla carenza di personale in Corte d’Appello Mechaouat era in libertà. Infatti gli atti con l’ordine di carcerazione non sarebbero mai stati trasmessi al pm dell’esecuzione della procura.

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Said aveva dei precedenti, tra questi una rapina, resistenza e lesioni. Nel 2014 l’ex compagna l’aveva denunciato per maltrattamenti. Il processo di primo grado si è concluso nel 2015, con la condanna senza sospensione condizionale della pena . Il suo avvocato Basilio Foti ha depositato il ricorso in appello, respinta dai giudici che l’hanno dichiarato inammissibile e nel 2018 la sentenza è diventata definitiva.

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Come detto il 27enne di origini marocchine ha confessato il delitto. Secondo la sua versione dei fatti avrebbe ucciso Stefano Leo tagliandogli la gola con un colpo di coltello perché “era felice”. Un movente che però non ha convinto gli investigatori che non hanno ancora escluso la possibilità che Said abbia compiuto l’omicidio per uno scambio di persona, che l’obiettivo reale fosse l’attuale compagno della sua ex.

 

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