di Bernardo Basilici Menini
Sui fronti la vittoria è chiara, sulla composizione dei fronti molto meno. Ma i dati sono chiari: il 60% ha votato per il No, il 40% per il Si. Affluenza alta, sopra la media delle ultime consultazioni, intorno al 68%, cifre che non si vedevano da vent’anni. L’altra grande notizia sono le dimissioni annunciate da parte del Premier Matteo Renzi, che in diretta ha dichiarato le sue intenzioni di lasciare l’incarico alla guida del governo.
VITTORIA NETTA. Il No vince e lo fa con uno scarto notevole. Esultano tutti: Salvini, D’Alema, Brunetta e tutto il Movimento 5 Stelle dalla Camera dei Deputati, Di Maio e Di Battista su tutti. E tutti, a parte Brunetta e l’ex premier Dem, molto prudenti, a gran voce chiamano le elezioni. Salvini ipotizza scenari a urne non ancora chiuse, ma quando il risultato definitivo arriva è lapidario: «Renzi si dimette! A casaaaaa», dice testualmente il leader del Carroccio, per poi aggiungere «Una giornata di liberazione nazionale. Renzi lascia un Paese diviso» . Idem per i grillini, che parlano a un futuro ancora più anteriore «Da domani siamo al lavoro per formare la squadra del futuro governo 5 Stelle», profetizzando l’arrivo della premiership pentestellata. D’Alema, come detto, è ben più prudente e scongiura un’alternativa che non sia di centrosinistra.
RENZI SI DIMETTE. L’altra grande notizia della serata sono le dimissioni annunciate del premier che, visibilmente commosso, annuncia l’ “out” in conferenza stampa. «Sono felice che questa campagna abbia riavvicinato i cittadini alla politica – dice Matteo Renzi – La sconfitta non è dell’Italia ma è mia, mi assumo tutte le responsabilità, sono io che ho perso». Le parole di Renzi sembrano definitive, e si dimostrano tali poco dopo: «Domani parlerò con il Consiglio dei Ministri e poi andrò al Quirinale per consegnare le mie dimissioni. Saluterò il mio successore e gli augurerò buona fortuna. Viva l’Italia e in bocca al lupo a chi verrà».
GLI SCENARI. Quello che succederà da ora in poi è pura fantapolitica. D’altronde il fatto che i leader politici abbiano commentato prima dei giuristi a favore degli schieramenti rende l’idea del peso politico che ha avuto questa elezione. Secondo alcuni Mattarella potrebbe dare ancora un incarico senza arrivare ad elezioni. Il grande dubbio è a chi, dato che a parole fatte Renzi difficilmente lo accetterebbe. Secondo altri la via potrebbe essere il governo tecnico, ma con due incognite: primo, come vincere l’impopolarità verso quel tipo di sistema, poi, su quali fondamenta politiche costruirlo. La via delle elezioni sembra quindi quella più probabile. Ma anche qui i forse sono forti: se ognuno dei tre partiti principali conta il 25/30%, come si può riuscire a costruire un governo? L’asse Pd-M5S sembra escluso a prescindere, esattamente come quello Dem-Lega. E se il Carroccio e i grillini non vorranno trovarsi a discutere allo stesso tavolo, la via delle elezioni a oltranza pare quella più scontata.





