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lunedì, 27 Maggio 2024

Prato, alla luce affreschi del ‘600 nella chiesa di San Francesco durante i restauri

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(Adnkronos) – Della loro presenza si era persa la memoria e adesso sono tornati a mostrarsi agli occhi di fedeli e turisti. Durante i lavori di restauro nella parte absidale della chiesa di San Francesco a Prato, sono tornati alla luce due affreschi del Seicento raffiguranti due momenti legati alla vita del poverello di Assisi. In alto a destra, sulla parete del presbiterio, si possono vedere dopo 120 anni, l'episodio di San Francesco che riceve le stimmate e, nella parte a sinistra, il Sogno di Innocenzo III. Nei primi anni del Novecento (1902-1904) la chiesa, allora retta dai padri Carmelitani, fu interessata da un grande intervento di restauro che cancellò l'aspetto baroccheggiante dell’edificio: le decorazioni delle cappelle absidali e le pareti della navata vennero coperte con uno strato di intonaco. Lo scorso anno, durante i lavori all'abside, inseriti nel più ampio e grande progetto di restauro iniziato nel 2018, ci si è accorti di questa importante realtà. "Dopo i primi saggi effettuati, il descialbo della parete che introduce alle tre cappelle absidali della chiesa di San Francesco ha rivelato una inaspettata ricca decorazione affrescata ben conservata", spiega Francesco Marchese, coordinatore del progetto di restauro. Secondo Lia Brunori, funzionaria della Soprintendenza, gli affreschi sono riferibili ai primi due decenni del Seicento, un periodo nel quale la chiesa aveva un aspetto completamente diverso da quello conosciuto nel Novecento.  "La visione degli affreschi dai ponteggi – dice Lia Brunori – ha permesso di considerarne la fluida stesura pittorica, la felicità del tratto veloce quasi compendiario, la sicura impostazione formale e l’efficace resa espressiva dei volti». Le opere ritrovate sono al vaglio degli studi e le attribuzioni arriveranno in un secondo momento, Brunori però è convinta che il lavoro sia stato compiuto «da una affermata bottega fiorentina che porta a Prato un’eco delle grandi imprese decorative di carattere storico-celebrativo che venivano approntate a Firenze". Secondo la funzionaria potrebbe trattarsi di opere riconducibili a Fabrizio Boschi, pittore fiorentino attivo nel Seicento e appartenente allo stile Barocco. Del Boschi – o comunque della sua bottega – a Prato ci sono un dipinto che raffigura San Carlo Borromeo, custodito nell’oratorio di San Sebastiano, e le decorazioni delle porte della cappella della Madonna dei Papalini nel monastero di San Vincenzo, dove sono dipinte delle scene che ricordano il miracolo mariano durante il Sacco del 1512. Ritrovate anche altre decorazioni e dipinti murali all’interno delle cappelle absidali perché coperte dall’intonaco agli inizi del Novecento. Nella cappella di destra, dedicata a Sant’Antonio Abate, sono state recuperate due nicchie decorate, murate sempre nel corso degli interventi del 1902-1904. "La cura della bellezza è una delle vie necessarie a far elevare la città – commenta il parroco monsignor Carlo Stancari –, curare chiese, palazzi e singole opere significa custodire le radici da cui veniamo. Questo importante progetto di restauro è nato perché c'era bisogno di interventi urgenti di messa in sicurezza, poi è servito a far emergere le peculiarità di questa chiesa, restituita alla città". Dell'esistenza dei due affreschi non è stata trovata traccia negli archivi, anche se Francesco Marchese li aveva scovati in una vecchia foto ottocentesca conservata nella Biblioteca Roncioniana. L'immagine, datata 1882, mostra il prospetto interno della chiesa di San Francesco e si vedono chiaramente i due affreschi in alto, inseriti all’interno di pannelli rettangolari decorati. "La fotografia fa parte del fondo Benelli che documenta l’attività della ditta Giuseppe Benelli, specializzata in addobbi decorativi per interni di chiese, grazie a questa immagine abbiamo scoperto l'esistenza delle decorazioni e così abbiamo fatto dei saggi per capire se fossero ancora recuperabili. Per fortuna erano ancora intatti e ben conservati", afferma Marchese. "Attraverso queste operazioni abbiamo compreso che gli interventi effettuati nel 1904 sono stati caratterizzati da un’opera di revisionismo non basata su fonti certe – sostiene Giuseppina Clausi della Soprintendenza – si volle dare un aspetto trecentesco che non era mai esistito. Gli interventi in corso sono stati finalizzati a restituire leggibilità del palinsesto decorativo che attraversa le varie epoche per giungere fino a noi". Il costo totale del progetto di restauro ammonta a 2,5 milioni di euro. Il 70% di questo impegno economico è coperto dai fondi dell’8 per mille della Cei, il restante è a carico della parrocchia. Di fondamentale importanza le donazioni dei privati e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Il primo lotto dei lavori, iniziato nel 2018, ha riguardato la facciata principale della chiesa, il restauro delle vetrate e la riqualificazione dell’impianto elettrico; il secondo lotto è quello appena terminato e ha coinvolto la facciata absidale, parte delle facciate laterali, le cappelle absidali e il restauro del tetto sopra la zona presbiterale. Il terzo lotto, che si concluderà nel 2024, consisterà nel consolidamento dell’aula della chiesa e il restauro delle coperture lignee decorate e delle superfici di pregio. La direzione dei lavori è affidata agli architetti Sara Marrani e Riccardo Berti (quest’ultimo ha il compito di coordinare il gruppo multidisciplinare). I restauri architettonici sono stati affidati all’impresa Mannucci. Tutti gli interventi sono stati eseguiti sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio della Città metropolitana di Firenze e in collaborazione con don Renzo Fantappié, direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Prato. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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