Sono state parecchie le sanzioni inflitte ai trasgressori delle norme anti Coronavirus. Tuttavia, si sono riscontrati parecchi casi, in cui la multa veniva fatta per motivi almeno discutibili; si va da colui che stava andando a trovare il defunto all’obitorio, colui che stava facendo pascolare il gregge di pecore o chi andava a buttare semplicemente l’immondizia.
Così, mentre il governo allenterà parzialmente le briglie sulle misure contro il covid 19, qualcuno sta “affilando le armi” per avanzare eventuali azioni collettive contro le autorità che hanno usato il pugno duro verso i cittadini e addirittura per i danni causati a imprenditori e commercianti per il lockdown.
Mauro Sandri, avvocato del Foro di Milano e che lavora anche in Germania, esperto di diritto internazionale, il primo in Italia che ha promosso una causa per i risparmiatori danneggiati dal default argentino che ha fatto giurisprudenza, contro le società di revisione corresponsabili del crack Parmalat, ora si prepara ad una class action che, appena lanciata, ha già raccolto circa 300 mandati nel giro di pochi giorni.
Le misure adottate secondo Sandri sono discutibili sia in base alle leggi vigenti Nazionali che internazionali; i ricorsi collettivi saranno incentrati su aspetti di interpretazione di normative che tutelano la libertà di spostamento per raggiungere un obbiettivo di interesse pubblico o privato, e per concretizzare tali ricorsi, si passerà dal giudice di pace per poi in caso seguire tutto l’iter fino alla corte Europea.
Anche sul lockdown imposto alle aziende secondo Sandri qualcuno dovrà rispondere anche con risarcimenti: “Il governo italiano ha attuato misure drastiche di distanziamento e di fermo totale dell’economia al di fuori di una effettiva necessità. Le esperienze di altri Paesi, il parere di autorevoli esperti sanitari, i dati concreti statistici che attestano come nei Paesi dove il lockdown non è stato attuato non vi siano stati più morti né più contagiati, costituiscono prove inconfutabili dell’ inefficacia delle misure restrittive italiane. Il loro paventato mantenimento, anche dopo il 3 maggio, impedirebbe la ripresa”.”Noi crediamo che si debba andare al portafoglio di chi ha causato il danno. Chiederemo, in sede amministrativa e civile, un concreto risarcimento opportunamente quantificato per ciascuna posizione.Non ci sono alternative per qualunque azienda o lavoratore che voglia sopravvivere a questa emergenza”.
Queste le parole di Sandri. Ora si prevedono quindi valanghe di ricorsi per le sanzioni, e richieste danni per la perdita economica da parte delle imprese.





