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venerdì, 12 Agosto 2022

Montanari: “Ecco come cambieremo Torino”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

di Guido Montanari*

Con l’approvazione da Parte del Consiglio Comunale del 22 maggio scorso della delibera di revisione del Piano Regolatore inizia un percorso che coinvolgerà cittadini ed esperti per ridisegnare una città migliore.
Il Piano Regolatore vigente ha ormai più di venti anni e le tante varianti a cui è stato sottoposto (più di 500) testimoniano la sua inadeguatezza e l’urgenza di un aggiornamento. Si sarebbe potuto elaborare un nuovo Piano, ma i tempi lunghi e le ingenti risorse finanziarie necessarie hanno sconsigliato questa strada. I Piani regolatori nascono prima della guerra, quando ancora le città erano nuclei edificati distinti dalla campagna, collegati da rade infrastrutture, prevalentemente ferroviarie. Attualmente la pianura padana è invasa da un edificato quasi ininterrotto che dilaga dalle pendici delle Alpi fino alla foce del Po. Stessa disordinata colata di cemento si riscontra per la maggioranza delle coste e per le periferie delle maggiori concentrazioni urbane del Paese. Guardare all’area urbana come ad un’isola è un’operazione sicuramente insufficiente e l’urbanistica si è rivelata sostanzialmente impotente a fronte del “grande sacco” avvenuto a livello nazionale e locale, in termini di consumo di suolo, di dissesto idrogeologico, di abusivismo, di inadeguata infrastrutturazione trasportistica volute da governi che hanno fatto della “risorsa territorio” materia di scambio elettorale.
La revisione sarà dunque un’operazione di “manutenzione straordinaria” del Piano, basata sulla responsabilità sociale e sulla sostenibilità ambientale, finalizzata ad alcuni obiettivi principali: il contenimento del consumo di suolo, la tutela del paesaggio, la promozione della ricerca e della cultura, il ridimensionamento delle previsioni insediative, il riequilibrio della dotazione dei servizi, il mantenimento delle aree produttive, la ridefinizione dei criteri commerciali, il recupero del patrimonio non utilizzato, l’efficientamento energetico. Per fare ciò proporremo poche norme prescrittive chiare e regole operative agili, tagliate sui nuovi numeri della città di Torino (meno di 250.000 abitanti rispetto alle previsioni del 1995, ma al tempo stesso attrazione quotidiana di cittadini provenienti dalla cintura e dalle aree limitrofe). La pianificazione degli insediamenti e dei trasporti a scala locale dovrà confrontarsi anche con la scala sovracomunale e internazionale.
Con l’approvazione della delibera, elaborata con gli Uffici tecnici e da svilupparsi attraverso la creazione di un apposito gruppo di lavoro interno al Comune, nell’ambito di un programma strategico, avviamo un percorso che vedrà coinvolte le Circoscrizioni, gli ordini professionali, le associazioni ambientaliste, dei costruttori, delle piccole e medie imprese, i sindacati e tutti i soggetti singoli o organizzati interessati. Sarà un grande esempio di partecipazione e di trasparenza, come previsto dal nostro programma di mandato.
Tuttavia alcuni sostengono che la Giunta Appendino, smentendo il proprio programma elettorale, continui a promuovere centri commerciali e cementificazione. Si tratta di “leggende metropolitane” (adesso si direbbe “fake news”), affermazioni che riguardano iniziative avviate dall’amministrazione precedente, attraverso procedimenti non revocabili.
La trasformazione dell’area ex Westinghouse di via Borsellino in grande centro commerciale e polo congressi è legata ad un iter di pianificazione molto complesso, da noi non condiviso per quantità e localizzazione della destinazione, ma giunto ad un punto talmente avanzato da non poter tornare indietro senza rischiare pesanti risarcimenti nei confronti degli operatori. Per le aree di corso Romania, estremo nord della città, l’approvazione a novembre 2016 della variante è stata concordata e poi adottata nel precedente mandato amministrativo con Delibera del Consiglio Comunale del 29/2/2016, addirittura la proposta della Giunta per l’approvazione è stata effettuata con Delibera del 12/4/2016, nell’imminenza della tornata elettorale. In compenso la nostra Giunta ha bloccato quasi trenta altre varianti le cui procedure di approvazione erano invece ancora arretrate.
Altri processi non revocabili, perché frutto di acquisizione di aree e di consolidamento di diritti, sono i centri commerciali Novacoop di Mirafiori, di via Botticelli e dell’ex Scalo Vallino (via Nizza). Se per il primo non è stato possibile fare nulla, per il secondo sono state concordate significative riduzioni di superfici residenziali (eliminando le previste torri) e una coerente riqualificazione urbana, mentre per il terzo si sta discutendo un ridisegno complessivo dell’area che esclude grandi strutture di vendita concentrate. Nessuna possibilità di bloccare gli interventi Dimar sull’area ex Scalo Vanchiglia, via Regaldi, anche se è stato migliorato il disegno urbano e ridotte le superfici previste, stessa cosa per Lingotto lotto II di GL/GWM.
Abbiamo anche accolto alcune richieste di trasformazioni di aree industriali dismesse in aree prevalentemente commerciali, presentate con la legge 106/2011. Si tratta di deroghe al Piano regolatore che non potevamo bloccare, ma che abbiamo esaminato alla luce del concetto di “riqualificazione”, l’unico appiglio di legge per garantire attenzione ai contesti. Abbiamo concesso autorizzazioni alla condizione che i progetti avessero contenuti di responsabilità sociale: riduzione delle superfici ammissibili (mediamente circa 40%), qualità dello spazio urbano, verde, percorsi ciclo pedonali, parcheggi, sostenibilità energetica e tutele dei dipendenti. Soprattutto non abbiamo acconsentito ad una pratica molto in uso presso la precedente amministrazione che prevedeva il trasferimento di superfici edificabili da una parte all’altra della città, alla ricerca della maggior redditività possibile, indipendentemente dalle norme di piano.
Tuttavia contenere le dinamiche insediative delle strutture commerciali è difficile in conseguenza di norme nazionali e regionali di liberalizzazione. Anche per questo motivo è necessario aggiornare il Piano ed avviare una nuova stagione urbanistica più vicina ai bisogni di tutti cittadini. E’ quello che stiamo facendo.

* vicesindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Torino

Articolo pubblicato sul numero cartaceo di Nuovasocietà in edicola dal 15 giugno

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