Tra fine agosto e inizio settembre 2025 Autostrade per l’Italia ha programmato chiusure notturne su più tratti della A26 (Arona–Borgomanero e Ghemme–Romagnano Sesia–Borgomanero, entrambe le direzioni) per ispezioni e manutenzione gallerie: per molti autisti la soluzione “indolore” è partire prima, tra le 4:30 e le 6:00, per aggirare le barriere e le deviazioni del cuore della notte.
Il 2025 ha visto una promessa di “meno cantieri in estate” sulle autostrade piemontesi, con lavori concentrati di notte. Bene per le ferie, più complicato per chi trasporta merci con slot mattutini: A26 e innesti con A4 e D26 hanno continuato a registrare interdizioni ritagliate nelle fasce 22:00–06:00, costringendo molti a ricalibrare agende e soste. I comunicati dei Comuni rivieraschi e i portali regionali hanno via via pubblicato ordinanze puntuali su chiusure di stazioni (per esempio Baveno) e rami di immissione, confermando una tendenza: chi parte presto perde meno tempo.
Sulle spalle delle imprese restano i conti. Quando una chiusura notturna allunga il tragitto di 20–30 km (deviazione A7 via Serravalle o uscita/ rientro su Ovada), il carburante può salire di +3–5% sul viaggio; ma chi anticipa la partenza di 60–90 minuti e passa prima dei blocchi spesso abbatte il tempo perso in colonna e recupera il costo del giro più lungo. I portali regionali segnalano che, nei periodi di maggiore attività, le deviazioni obbligatorie per i mezzi pesanti hanno “ricadute importanti sui tempi di percorrenza”, al punto da richiedere tavoli di mitigazione con le concessionarie.
I tratti più sensibili sono l’asse Gravellona Toce–Genova sulle rampe di accesso (Borgomanero, Ghemme–Romagnano) e il settore ligure verso l’allaccio con l’A10 e la D26 Predosa–Bettole. Le notizie locali hanno descritto periodicamente rami chiusi e aree di servizio con chiusura anticipata, fattore che incide sulle pause di guida e impone pianificazione di rifornimenti e soste. A catena, i lavori sull’A4 tra Santhià e le connessioni con A5/A26, con corsie ridotte e chiusure mirate, hanno moltiplicato i micro-rallentamenti notturni.

La risposta più diffusa? Deviazioni all’alba e time shifting delle finestre di carico/scarico. Chi parte tra le 4:30 e le 6:00 evita sia la coda della sera sia la barriera piena delle 22–5. Per i magazzini con turni h24, retrodatare il carico di un’ora e anticipare le uscite consente di “bucare” il cantiere ancora in montaggio o già in smontaggio.
Numeri utili per pianificare
Le pagine ufficiali riportano interruzioni notturne ricorrenti su più giorni consecutivi, tipicamente con finestre di 7–8 ore; nella stessa settimana possono sovrapporsi rami e svincoli. Su scala regionale, l’informazione in tempo reale elenca, nei periodi caldi, decine di cantieri attivi tra A26, A4 e viabilità di adduzione, con slot precisi per chiusure parziali e totali. Questo “rumore notturno” spiega perché, nel 2025, le aziende abbiano investito più tempo nel produrre mappe di rischio orarie per i transiti chiave.
Chi lavora con appuntamento fisso in uscita (GDO, automotive, carta, chimica) non può permettersi consegne “ballerine”. L’esperienza degli ultimi mesi mostra che due leve funzionano: ETA con bande di confidenza (es. P50/P80) e microfinestra in carico/scarico (–30/+30 minuti) collegata agli allarmi traffico. Le realtà che hanno adottato questi strumenti hanno ridotto penali e straordinari in banchina pur mantenendo turni notturni.
Aiuta molto la disciplina sulle soste: quando un ramo è chiuso, i mezzi tendono a fermarsi nelle ore 23–1: selezionare aree attrezzate con servizi igienici e illuminazione riduce rischi e tempi. Una mappa viva di soste “OK” e “NO” è spesso più preziosa di un generico avviso di cantiere.
Il “minimo sindacale” per il 2025 è: feed cantieri/ordinanze integrati, geofence dinamici sugli svincoli interessati e riprogrammazione automatica delle tratte alternative con stima del costo (km, pedaggi, minuti guida). Un’unica dashboard che unisca A4/A26, rampe e diramazioni (D26) evita rimbalzini tra app. Molti operatori hanno adottato piattaforme di tracking che, oltre alla posizione, consolidano eventi (es. ramp closed, service area early close) e spingono notifiche comprensibili ai clienti. In questo contesto, alcune imprese citano l’uso di soluzioni come GPSWOX per centralizzare geofence, ETA e avvisi su chiusure notturne senza sovraccaricare la centrale.
Giorno 1–2 — Chiusura Arona–Borgomanero 22–6. Strategia: partenze h04:45 con sosta tecnica anticipata; ETA P80 comunicato ai clienti critici. Risultato: scarto ETA medio 12′.
Giorno 3 — Ramo di immissione D26→A26 chiuso 22–6. Strategia: via A7 con rientro Ovada, +28 km e +18′ stimati. Risultato: costo carburante +3,8%, ma consegna time-slot rispettata.
Giorno 4–5 — Chiusure a finestra su stazioni e aree di servizio (es. Baveno). Strategia: rifornimento anticipato, soste su aree alternative prequalificate. Risultato: zero fermi imprevisti.
Giorno 6–7 — Micro-cantieri sull’A4 in avvicinamento ai nodi A5/A26 con corsie ridotte. Strategia: fasce orarie “fredde” all’alba, limite 70–80 km/h rispettato per evitare brake&go. Risultato: consumi stabili, nessun overrun di turno.
Consigli pratici per le prossime settimane
1) Abbonarsi ai feed ufficiali dei gestori (ASPI, SATAP, Autostrada dei Fiori) e ai portali regionali; 2) introdurre la logica “early window”: spedire un SMS/mail ai clienti che spiega perché l’arrivo sarà tra le 6:00 e le 7:00 anziché alle 8:00; 3) predisporre mappe di sosta con almeno due alternative per macrotratto; 4)documentare i risparmi di penali ottenuti con le partenze all’alba, utile in negoziazione.
I lavori su A26 e sugli innesti con A4 non sono un “male necessario” da subire, ma un contesto da gestire con scelte di orario, vie alternative e comunicazione onesta. Le aziende che hanno spostato le partenze all’alba, integrato i calendari di chiusura in piattaforma e creato routine chiare per autisti e clienti stanno vedendo meno ritardi, meno straordinari e meno contestazioni. Finché i cantieri resteranno notturni, il trucco è semplice: mettere la strada dalla propria parte e arrivare prima che la sbarra scenda.





