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venerdì, 28 Gennaio 2022

Juventus, Allegri: un ritorno fin qui poco felice

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Dopo un’annata in cui si sono visti privati dello scettro di “Campioni d’Italia” dopo nove anni consecutivi di dominio, i tifosi bianconeri immaginavano di poter riassaporare il gusto di potersi giocare lo Scudetto al pari delle altre big del calcio italiano. Ma così, purtroppo per loro, non è stato. 

La squadra arranca mestamente al centro della classifica, con un ruolino di marcia più vicino alla zona-retrocessione (dalla quale dista 7 punti) che alla salubre vetta della classifica (distante 16 punti, addio allo Scudetto già a fine ottobre): per ritrovare entusiasmo, quindi, non resta altro che trascorrere qualche serata con gli amici, evitando, se possibile, di parlare di calcio, o qualche ora con una affascinante trans Torino

Tornare ad Allegri nonostante i difetti strutturali esibiti due anni fa 

Eppure, il ritorno in panchina di Max Allegri era risultato estremamente gradito alla maggior parte dei tifosi bianconeri, che imputavano a Sarri uno scarso feeling con l’ambiente juventino (oltre alla cocente eliminazione in Champions per mano del Lione) e ad Andrea Pirlo i pessimi risultati ottenuti in campionato (quarto posto) e Champions (eliminato agli ottavi di finale dal Porto). 

In pochi, però, si ricordavano dei motivi che avevano spinto la società bianconera ad allontanare due anni fa Massimiliano Allegri, nonostante fosse ancora a libro paga. Al tecnico livornese, infatti, veniva imputata la colpa di non aver dato un gioco alla squadra, di renderla eccessivamente speculativa e poco incline a dominare il gioco

Un difetto, secondo alcuni, che si era palesato con forza nel quarto di finale contro l’Ajax, squadra che faceva dell’organizzazione un mantra imprescindibile in grado di sopperire alla minor qualità tecnica rispetto ai bianconeri. Una sconfitta, quella contro i Lancieri, che probabilmente costò la conferma ad Allegri, che in campionato conquistò il quinto titolo consecutivo

I difetti strutturali di quella squadra, tuttavia, si erano palesati in più d’una occasione in quell’ultima annata della prima gestione bianconera di Allegri. Restando in ottica Champions, inutile negare come il principale merito per il passaggio ai quarti di finale fosse da ascrivere quasi unicamente a Cristiano Ronaldo, che allo Stadium ribaltò lo 0-2 patito al Wanda Metropolitano contro i Colchoneros del Cholo Simeone. 

Le colpe di una dirigenza che manca di progettualità 

Tornare ad Allegri, nonostante l’invidiabile curriculum dello scorso decennio, poteva creare qualche apprensione ai tifosi juventini, alcuni dei quali, seppur minoranza, non vedevano di buon occhio un nuovo ciclo dell’ex fantasista del Pescara di Galeone. E i conti, dopo due mesi di nuova gestione, non tornano. 

Certo, il cammino in Champions è positivo, con la vittoria colta contro il Chelsea, perlomeno dal punto di vista del risultato, autentica ciliegina sulla torta di un percorso europeo fin qui foriero solo di vittorie. Ma i numeri del campionato sono impietosi: nono posto in classifica, quattro sconfitte (Napoli, Empoli, Sassuolo e Verona) e solo quattro vittorie in undici partite. E testimoniano, solo in parte, la scarsa qualità esibita dall’undici bianconero. 

Allegri ha sicuramente le sue colpe. E non ne ha fatto mistero. Restano i dubbi di come questa squadra, sulla carta con la rosa più profonda della Seria A, abbia totalmente fallito in questo avvio di stagione. Restano dubbi, ad esempio, sul poco impiego di De Ligt e aver messo in dubbio l’importanza di Federico Chiesa, che si apprestava a vivere una stagione col vento in poppa dopo un Europeo da assoluto protagonista. 

Sullo sfondo, però, restano forti perplessità sulla gestione dirigenziale. Dopo aver scaricato Sarri, prima, e Pirlo, poi, si è deciso di fare un doppio salto all’indietro con Allegri, nonostante la presenza di alcuni giocatori che, per caratteristiche, mal si sposano con la filosofia dell’attuale tecnico bianconero. La gestione della partenza di Cristiano Ronaldo, poi, getta ulteriori ombre sulle capacità manageriali dell’attuale establishment bianconero. 

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