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mercoledì, 22 Aprile 2026

Inchiesta Salone del Libro, interrogato Fassino: “Ho agito nel rispetto delle regole”

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L’ex sindaco di Torino Piero Fassino è stato ascoltato questa mattina dai magistrati che indagano sul Salone del Libro.

Fassino, su sua richiesta dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, è stato interrogato del procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal sostituto procuratore Gianfranco Colace, titolari del fascicolo sulla gestione del Salone in cui sono indagate, oltre all’esponente Pd, altre 28 persone. L’accusa per Fassino riguarda tre turbative d’asta.

Secondo l’ex sindaco il suo obiettivo, per non creare danni a Torino, è stato quello di «Garantire il pieno e regolare svolgimento del Salone del libro», concetto ribadito davanti ai magistrati.

«Su mia richiesta sono stato ascoltato: ho ribadito che obbiettivo dei miei atti e stato sempre e unicamente garantire il pieno e regolare svolgimento del Salone del libro, evitando ogni evento che lo potesse mettere a rischio, fatto che avrebbe determinato un grave danno per la città», dice Fassino che è assistito dal professor Carlo Federico Grosso.

Per l’ex sindaco «stante le difficili condizioni finanziarie della fondazione del libro, quell’obiettivo era tutt’altro che scontato e non sarebbe stato conseguito senza le azioni straordinarie messe in essere dalla fondazione e dai suoi soci».

Continua Fassino: «Ho perciò offerto alla Procura gli elementi che provano come ogni mio atto funzionale alla salvezza del Salone sia stato compiuto in modo trasparente e legittimo, attenendomi sempre a due criteri: rispetto delle prerogative della fondazione e dei suoi amministratori; rispetto delle leggi vigenti aderendo in ogni passaggio alle indicazioni dei consulenti legali».

Fassino, come detto, è accusato di tre episodi di turbativa d’asta insieme all’assessora regionale alla Cultura a Antonella Parigi e al responsabile dei beni culturali di Intesa San Paolo, Michele Coppola, ex assessore della giunta Cota. Un’inchiesta partita nel 2015. Secondo la Procura Rolando Picchioni, in cinque anni avrebbe utilizzato 850 mila euro della Fondazione, di cui era presidente, per presunte spese personali o che non fossero inerenti alla manifestazione.

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