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venerdì, 24 Aprile 2026

In Russia volano le spese militari. Quali scenari entro il 2030?

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Mentre l’Europa discute, tentenna e non fa un passo avanti sul piano comunitario, anche per la difesa, per la presenza di importanti forze sovraniste, in Russia le spese militari volano. Dal 2023 al 2024 si è passati da 109 a 149,5 miliardi di dollari.  Un trend che in questo 2025 è ulteriormente cresciuto.  La quota di Pil assorbita dalle spese militari dal 6,6% dovrebbe, in questo 2025 , superare ampiamente quota 7%. Negli Usa tale percentuale è del 3,7. 

Si tratta di tendenze legate al solo impegno bellico in Ucraina? Secondo i servizi danesi gli imponenti investimenti militari in programma sollevano inquietanti interrogativi sull’aggressività mai sopita dell’orso moscovita. In Europa si minimizza, si ironizza e si manifesta contro i governi guerrafondai, ma intanto, dopo la Georgia, tocca ora alla piccola Armenia porsi serie domande sulle intenzioni del vicino russo.

L’Armenia ospita un importante militare base militare russa a Gyumri, vicino alla Turchia, che Mosca ora intende rafforzare in una fase quanto mai delicata e turbolenta dell’area caucasica, sulla quale intende ribadire tutta la sua influenza, mentre Erevan mostra segnali di riavvicinamento verso azeri e turchi.   Ricordiamo che L’Armenia fu abbandonata proprio da Mosca, suo storico alleato, nella tutela di quell’antico enclave cristiano (Artsakh o Naborno Karaback) conquistato e cancellato dagli azeri nel 2023 (Azerbajan con cui ora Mosca ha relazioni alquanto critiche).   La questione aperta è sempre la stessa: la volontà di Mosca di frenare gli slanci europeisti di alcune ex repubbliche sovietiche e di influenzare quelle spinte sovraniste che puntano a dare il colpo finale ad una comunità europea che non sia solo economica.  

Il vortice di spesa militare di Mosca pare insostenibile a lungo termine ma, tra gli osservatori occidentali più maligni, come la citata intelligence danese e non solo, vi è chi afferma che tali aumenti di spesa e investimenti non riguardino solo il conflitto in corso ma siano funzionali a una futura aggressività che potrebbe concretizzarsi in un attacco proprio all’Europa entro il 2030.

Si tratta di rilievi e timori discutibili funzionali a supportare il criticato aumento delle spese militari occidentali o ci troviamo di fronte a più che legittime preoccupazioni?  Oggi molti minimizzano vedendo un attacco russo all’Europa come un fatto quasi surreale, tuttavia gli allarmi in corso hanno portato due paesi come Finlandia e Svezia all’adesione alla Nato dopo una storica neutralità.  Intanto non si fermano pressioni e  cyber pressioni sulle vicende politiche occidentali, compresi attacchi a singoli politici e giornalisti da parte di Mosca.   

La questione della spesa militare in Europa, dopo i fulmini e le incertezze legate all’arrivo di Donald Trump,  ha davanti due grandi articolazioni: una  funzionale  a forme di difesa europea sempre più coordinate e condivise tra  27 nazioni, l’altra vede il persistere di acquisti europei, in ordine sparso dei vari membri, di armamenti soprattutto made in Usa. Inutile aggiungere come oggi la sicurezza si basi non solo su carri armati ma, sempre più, su sofisticati strumenti di cybersecurity e droni.  In ogni caso droni o cannoni a morire sono sempre più i civili..  

Tornando alla spesa militare russa è stato rilevato un interessante dettaglio: il suo livello non è direttamente paragonabile a quello occidentale in quanto può contare su un apparato industriale interno che le evita dispendiose importazioni quanto mai ordinarie nel mondo occidentale. Nel suo impegno militare old style la Russia può inoltre contare sul crescente supporto dalla Corea del Nord per forniture di proiettili, armamenti e soprattutto di militari, di fatto mera carne da macello. Giovani con gli occhi a mandorla, sacrificati dalla follia di due dittature, che rischiano la morte a migliaia, in prima linea per denazificare un paese lontano di cui sanno ben poco a parte gli slogan di regime.  

Anche oggi, mentre si parla di affari e costosissime ricostruzioni, in Ucraina si continua a combattere e morire mentre piovono bombe su villaggi e città. Una guerra che molti osservatori prevedono possa chiudersi entro la fine di quest’anno.

Purtroppo un mare di risorse che potrebbero essere indirizzate al sociale, alla ricerca e per affrontare emergenze ambientali sempre più preoccupanti e devastanti a tutte le latitudini, si perde nel vortice bellicista che ora intende triplicare le scorte di munizioni e ampliare gli arsenali legati alla difesa, arrivando anche ad ipotizzare un vero e proprio scudo protettivo per l’Europa. (Un fatto può ricordare il vecchio e mai realizzato scudo spaziale proposto da Ronald Reagan nel 1983, definitivamente abbandonato dopo gli accordi con Gorbaciov di riduzione arsenali strategici). 

Questioni al centro della discussione  della Nato per un’Europa che non può più contare su uno scontato supporto americano. Un’Europa che vede alcune realtà, come la Gran Bretagna, considerate apertamente da Mosca  come un nemico.

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