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giovedì, 27 Gennaio 2022

I “talebani” fermi all’incrocio

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Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Michele Paolino
È evidente che l’intransigenza ideologica che caratterizza la Giunta comunale di Torino, in particolare in tema di mobilità, rischia di paralizzare letteralmente l’intera Città, bloccandola, tanto a Sud quanto a Nord, in un grande, insuperabile ingorgo che incide notevolmente sulla quotidianità dei cittadini torinesi.
Mi riferisco alle dichiarazioni rilasciate dal vicesindaco di Torino Guido Montanari e dall’assessora alla Viabilità  e ai Trasporti Maria Lapietra in merito al caos di piazza Baldissera da una parte e alle comprensibili preoccupazioni dei residenti della zona di largo Maroncelli per l’annuncio che al posto del previsto sottopasso si ritroveranno una rotonda dotata di “semafori intelligenti”, dall’altra.
In entrambi i casi la soluzione prevista era quella di un tunnel, ma per quanto riguarda piazza Baldissera il Comune ha deciso di rinunciare ai 30 milioni di euro disponibili per i lavori, mentre per largo Maroncelli il vicesindaco ha invece annunciato che i fondi, generati da oneri di urbanizzazione, “verranno usati per realizzare una nuova pista ciclabile e migliorare il verde della zona, oltreché per la sistemazione viaria”. E per non lasciare dubbi la sua collega di giunta in un’intervista ha spiegato il “verbo” grillino in tema di mobilità: “Basta tunnel e rotonde. I torinesi usano troppo l’auto”.
I casi di piazza Baldissera e di largo Maroncelli sono la cartina di tornasole di come l’intransigenza ideologica, il “talebanismo”  che condiziona la maggioranza pentastellata, a Torino come a Roma, fa a pugni con il buon senso e la logica che dovrebbe caratterizzare chi ha responsabilità amministrative e che dovrebbe garantire una adeguata qualità della vita delle persone. Anche in virtù dei colpevoli ritardi sulla progettazione della linea 2 della Metro che, guarda caso, dovrebbe risolvere i problemi dell’asse Nord – Sud della città, e che l’assessora Lapietra vorrebbe sostituire nel frattempo con un bus! E non regge nemmeno l’invito a cercare percorsi alternativi, visto che largo Maroncelli è l’unica “porta” Sud della città e che per non passare da piazza Baldissera bisognerebbe optare per la stretta e già trafficata via Cigna. Verrebbe da chiedersi in che città vivono.
La “decrescita felice” mal si concilia con le esigenze di ogni giorno di chi vive, lavora e deve spostarsi in una grande città: innanzitutto, perché, banalmente, a stare fermi in mezzo ad un incrocio c’è poco da essere felici, ma, soprattutto, è folle perdere investimenti, che rappresentano lavoro ed “economia che gira”, ed è altrettanto folle pensare che si possano cambiare abitudini e organizzazioni in peggio. Non si migliora la vita di un genitore che deve conciliare gli orari d’ufficio con quelli della scuola o delle attività dei figli dicendogli che può farlo in bicicletta; non si migliora la vita di un lavoratore che dalla cintura deve metterci il doppio del tempo per tornare a casa dicendogli che può prendere l’autobus; non si migliora la vita di un agente commerciale o di un medico o di un artigiano impedendogli di usare l’auto.
Condivido da sempre l’idea che per migliorare l’aria che respiriamo dobbiamo provare a limitare gli spostamenti con i mezzi privati, ma chi amministra ha il dovere di partire dalle esigenze degli amministrati, non dalle proprie convinzioni ideologiche. I problemi di una città non si risolvono con modelli astratti o a colpi di divieti. Torino ha bisogno di quei due tunnel: fortunati quelli del Brennero che già ce l’hanno. O almeno così qualcuno ce l’ha raccontata.
 
foto di Chris Koos 

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