Il pendolo di Giorgia Meloni. Quello strano europeismo Giano bifronte

Più letti

Nuova Società - sponsor
Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Un vento nero, molto nero, che si aggira per l’Europa. Pogrom in Irlanda del Nord , Farange, Alternative fur Deutschland, Rassemblement National, Vox. E in Italia?

Pur avendo da quattro anni un governo di destra, alquanto euroscettico, nel panorama politico arriva prepotentemente una nuova formazione di destra, che si ritrova nel simbolo della X, (la flottiglia che dopo l’8 settembre continuo a combattere a fianco ai nazisti, con il golpista Junior Valerio Borghese),  molto vicina alle posizioni dell’AdF tedesca (Alternative fur  Deutschland ) e al radicalismo xenofobo.

I pogrom di Belfast

Questo mentre in Irlanda l’ultradestra, spinta anche da Musk, continua a soffiare sul fuoco degli attacchi verso i migranti (case e auto incendiate) che stanno diventando un vero e proprio pogrom perdurante a Belfast. Una città dove le scuole sono rimaste chiuse per precauzione.

E’ da sottolineare come la nuova (e vecchia) turbo destra abbia i favori e le simpatie, oltre del citato Elon Musk, anche da Est (con il sospetto di finanziamenti), ovviamente in chiave antieuropea.

Il piano di demolire l’Unione Europea come soggetto di 500 milioni di persone, con la sua storia, la sua variegata identità, portatrice di valori di pace, democrazia e diplomazia, non si è fermato. E’ questo l’obiettivo principale portando avanti dai nemici dell’Europa puntando su odio, paure verso l’immigrato che ci “ruba” il lavoro, verso la minoranza woke, esaltando la necessità di repressione e misure forti. Mentre da un lato si allentano i controlli degli organi preposti come la Corte dei Conti.

Da che parte sta la Meloni?

L’europeismo della nostra premier è quanto mai balbettante con risvolti opportunistici. Questo a fronte di un atlantismo che, dopo le carezze di nonno Biden per la sua posizione pro Ucraina, ha avuto il momento topico nella piena fiducia ed esaltazione verso il tycoon , pensando di rappresentare  un ponte con l’Europa in chiave sovranista. Un ponte che avrebbe dato lustro alla nazione. Ma a quanto pare i ponti non sono proprio una parola fortunata per il governo di Giorgia.

In realtà, dopo averlo lodato Trump, meritevole a suoi dire del Nobel per la pace, questi inanellò una serie incredibile  di errori e baldanzose uscite, (dalle violenze dell’ICE, alle iniziative belliche culminate con le bombe sull’Iran degli ayatollah, fino agli “attacchi teologici” a Papa Leone ). Iniziative che hanno fatta ritornare la nostra premier su posizioni moderatamente più in sintonia con il resto d’Europa.

 Questo mentre i volenterosi (il gruppo animato da  Macron e altri leader) si attivavano, per rispondere al vuoto lasciato dagli Stati Uniti,  specie in chiave di supporto all’Ucraina e  intraprendendo iniziative per la Groenlandia, con l’Italia su posizioni defilate. Così come su Israele, sul massacro che si sta perpetrando a Gaza , in Cisgiordania ed ora anche sul Libano dove sono colpiti anche i siti cristiani. Un quadro “interlocutorio” che ha visto il nostro esecutivo escluso da importanti summit europei.

 Ricordiamo che la nostra premier, con il sempre più in crisi Salvini, fino a pochi mesi fa appoggiava convintamente la campagna elettorale di un antieuropeista, legato a doppio filo a Mosca, come il Viktor Orban,  poi  sonoramente sconfitto dal  voto della stragrande maggioranza degli ungheresi europeisti e libertari.

Giano bifronte

Giorgia Meloni, arrivata a Palazzo Chigi nel 2022, su posizioni fortemente euroscettiche è gradualmente passata a una postura istituzionale ed europeista come una sorta di  Giano bifronte.  Più che un’evoluzione una logica di pragmatismo governativo per garantire stabilità finanziaria, spirito l’atlantista, mantenendo un peso negoziale Bruxelles. Certo l’arrivo di Vannacci e le sirene sovraniste che soffiano in Europa ha spinto il vento verso destra onde evitare perdite di consensi rispetto chi opera più di ruvidi slogan e pancia che di effettive iniziative. Certo vi è il non marginale risultato dell’aumento di pestaggi e atti violenti e di intolleranza contro persone ritenute diverse ad opera spesso di bande di giovanissimi, senza arrivare ai livelli irlandesi.

In ogni caso il ritorno della Meloni su posizioni più euroscettiche è stato evidente nel suo intervento del 26 maggio 2026 all’Assemblea di Confindustria, in cui ha ripreso le critiche a quello che è ritornata a definire un “gigante burocratico”,  con un eccesso di regole che rischiano di frenare le nostre aziende.

 La sua visione auspicherebbe un Europa light, poco o per nulla invasiva nelle politiche economico sociali nazionali, dimenticando i fondi ricevuti dal Pnrr.   

Un approccio ben lontano dalle posizioni di integrazione assolutamente necessaria e irrinunciabili  portate avanti da Mario Draghi.

Certo le  nuove emergenze geopolitiche. la crisi del golfo e il blocco di Ormuz, le conseguenze energetiche e le derive militari, dopo gli attacchi a Papa Leone,  e qualche battuta spontanea di Trump sulla Meloni stessa non più fedele, hanno contribuito a raffreddare il clima tra Roma e Washington, con una contemporanea ripresa del  rapporto con Bruxelles tra difficoltà e diffidenze .  

 Anche sulla spinosa questione dell’ingresso dell’Ucraina in Ue, ben visto dagli Stati Uniti Stati Uniti, vede la Meloni su posizioni alquanto caute e rinviando ad un futuro non ben precisato la decisione.  Questo  nonostante il notevole incremento dei nostri acquisti di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti.

Il pendolo

Tra Europa e Atlantico quello del governo Meloni è una sorta di  pendolo che in politica estera comporta incertezze tra le esigenze di deroghe finanziarie per gli impegni verso  Bruxelles, accettando una sorta di integrazione negoziata e le posizioni che si ispirano al sano sovranismo, mentre si tratta e si negozia con i burocrati europei. Un pendolo che può pesare sulla credibilità del nostro paese in Europa, nonostante la nostra posizione pro Ucraina, anche se non più incisiva come prima Certo l’equilibrismo fra Trump e l’Europa deve tenere conto dei fischi che il tycoon sta incontrando in tutti gli stadi e del possibile suo insuccesso alle consultazioni di midterm (due anni dopo le elezioni presidenziali).

Un presidente sempre più messo in discussione che non rappresenta un buon ponte come quei personaggi come Javier  Milei in Argentina (leader dal 2023)  e l’albanese Edi Rama (cui la Meloni aveva mostrato grande simpatia) in grande difficoltà nel loro paese

Questo basare tutto su un’ottica di breve termine, legata al mantenimento del consenso, senza creare scossoni e riforme  (a parte la criticatissima riforma detta del premierato prima della elezioni), può certo pagare come partito, ma sta comportando segnali negativi in  diversi settori della nostra economia e della nostra società palesemente in difficoltà. Il tutto cercando sempre capri espiatori esogeni (crisi Iran Israele)  dopo le reiterate colpe dei governi precedenti. Ma in politica come in ogni cosa, prima o poi, i problemi vengono al pettine.

 In ogni caso è molto probabile che , dopo le fasi di avviamento con slogan roboanti per imporsi , il nuovo partito di Vannacci alla fine finirà per allearsi con la destra di Meloni.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano